venerdì 12 novembre 2010

ALLUVIONI: LA FAUNA (E LE NUTRIE) NON E’ RESPONSABILE DELL’INCURIA DELL’UOMO

Come purtroppo spesso accade ogni anno, con l'arrivo della stagione autunnale che porta con sè molte piogge, si ripresenta quasi puntuale il fenomeno delle alluvioni con coinvolgimento anche di vite umane. E come purtroppo accade in questi casi il copione è sovente il medesimo: la colpa è degli animali! Naturalmente biologi, faunisti, naturalisti, tecnici, etc. sanno perfettamente che ciò non corrisponde al vero. La responsabilità è da imputarsi solo ed esclusivamente sempre all'uomo. Alle amministrazioni fa comodo sbarazzarsi delle responsabilità dovute ad una cattiva gestione e condotta del territorio in questione, così per non dover pagare multe o fare una "brutta figura" verso i proprio concittadini ecco che tirano in ballo la farsa degli animali che causano alluvioni! Fortunatamente esistono studi e dati scientifici che smentiscono ciò e dimostrano invece la veridicità di biologi e altre persone competenti in materia e che soprattutto non hanno legami economici particolari. Va nostro malgrado ricordato che dietro ogni disastro preannunciato (come le alluvioni) vi ruotano molti interessi economici. Per rincarare la dose, dare la colpa (inesistente e infondata) agli animali serve a certe categorie di individui per portare avanti altri interessi lucrosi che sono poi la vera causa del degrado ambientale in cui ci troviamo da alcuni anni a questa parte.
Dato che in questo spazio vengono rigorosamente riportati fatti, documenti, dati scientificamente corretti e affidabili, per favorire la divulgazione delle corrette informazioni ecco quanto dice l'ISPRA a proposito:

RISCHIO IDROGEOLOGICO

[...] Le ricerche svolte fino a oggi hanno messo in luce la complessità, nel nostro paese, dell'analisi del rischio geologico-idraulico, diretta conseguenza dell'estrema eterogeneità degli assetti geologico-strutturali, idrogeologici e geologico-tecnici e di un'ampia gamma di condizioni microclimatiche differenti anche in aree limitrofe o apparentemente simili. Se a tutto questo si somma il fatto che la penisola italiana, essendo geologicamente "giovane" , è ancora soggetta a intensi processi morfogenetici che ne modellano in modo sostanziale il paesaggio, si comprende come i fenomeni di dissesto legati al rischio geologico-idraulico possano manifestarsi, in relazione alle molteplici combinazioni di tutte le variabili in gioco, secondo diverse modalità; sono perciò riscontrabili evidenti diversità dei suddetti fenomeni, soprattutto legate alle differenti entità dei volumi coinvolti, alla velocità del movimento, ai numerosi contesti territoriali in cui si possono verificare (area di fondovalle, pedemontana o di versante) e alle numerose tipologie (ad esempio crolli, scivolamenti, colate, debris e mud flow). Per una efficace valutazione del rischio associato a un determinato evento atteso per una certa porzione di territorio diventa allora indispensabile la conoscenza di tutti i fattori sopra indicati e, quindi, un approfondito studio dello stesso e dei fenomeni naturali che lo caratterizzano.


Sempre dal sito dell'ISPRA:

RISCHIO IDROGEOLOGICO - FATTORI DI RISCHIO

Nell'ampio quadro dei fattori che concorrono a definire un determinato grado di pericolosità per una certa area rispetto a eventi di dissesto geologico-idraulico, non può di certo essere tralasciata l'attività antropica che, soprattutto negli ultimi decenni, ha in molti casi condizionato, fino a modificare a volte in modo sostanziale, le dinamiche del paesaggio naturale attraverso la propria attività sul territorio. Quest'ultima, quando svolta senza controllo e senza adeguati criteri di sfruttamento delle risorse, ha incrementato il rischio rispetto a fenomeni di dissesto già presenti o ne ha indotti di nuovi, incrinando i già delicati equilibri di un territorio ad alta fragilità. In alcuni casi, ad esempio, lo sviluppo socio-economico e demografico ha portato allo sfruttamento e all'occupazione di determinati contesti ambientali, quali le piane alluvionali, senza tenere conto della loro naturale tendenza evolutiva. Tale sviluppo, nonostante gli indubitabili benefici apportati alla società, ha però saturato e "imbrigliato" il territorio attraverso la costruzione di numerose opere, l'utilizzo di tecniche agricole produttive estensive assai poco rispettose degli equilibri idrogeologici, l'aumento della propensione al dissesto e, di conseguenza, l'incremento significativo del rischio ad esso associato.
Alla luce di quanto detto, appare chiaro che una corretta politica di previsione e prevenzione deve mirare alla mitigazione del rischio geologico-idraulico individuando un livello di rischio adeguato, da considerare accettabile compatibilmente con la salvaguardia della vita umana e con il tipo di utilizzo del territorio.
Dato che in questa sede si vuole non solo essere "informativi" ma anche propositivi, ecco sempre sull'ottimo sito dell'ISPRA cosa viene detto per prevenire tali fenomeni e salvare potenzialmente vite umane:

RISCHIO IDROGEOLOGICO - ATTIVITA' DI PREVENZIONE

Per rispondere all'esigenza di prevenire il rischio geologico-idraulico e per accelerare quanto previsto dalla legge quadro 183/89, è stato emanato il decreto legge 180/98, convertito e modificato dalla legge 267/98, con l'intento di avviare un programma finalizzato all'individuazione e alla delimitazione delle aree a rischio geologico-idraulico nell'ambito del territorio nazionale e di predisporre adeguate misure di salvaguardia atte a rimuovere le situazioni a rischio più elevato. Tali interventi, generalmente realizzati attraverso il ricorso a opere di ingegneria civile e idraulica, hanno lo scopo di mitigare il livello di rischio attraverso la riduzione sia della pericolosità (intensità) dell'evento atteso sia della vulnerabilità dei soggetti a rischio.
Nel primo caso vengono realizzati interventi di sistemazione dei versanti (consolidamento delle aree in frana, drenaggi, piantumazioni) e di regimazione delle acque lungo tutta la rete idrica superficiale (vasche di laminazione, pennelli trasversali, canali scolmatori, briglie); nel secondo caso vengono costruite opere di difesa passiva (muri di contenimento, canalizzazioni, argini, sistemi di allerta e di allarme) nelle aree dove sono presenti soggetti a rischio. Riguardo a tali misure di carattere strutturale, va sottolineato che la loro realizzazione deve sempre essere preceduta da uno studio accurato di compatibilità ambientale non solo rispetto all'impatto paesaggistico che necessariamente opere del genere comportano, ma anche nei confronti delle modificazioni indotte dall'opera in tutto il bacino idrografico considerato nel suo insieme. A tal fine è fondamentale anche una approfondita analisi costi/benefici che giustifichi la realizzazione dell'opera sia rispetto a quanto si vuole salvaguardare, sia rispetto alla tipologia dell'intervento proposto.
Al di là dell'indubbia necessità e utilità di interventi di tipo strutturale per la mitigazione del rischio geologico-idraulico, nell'ottica non solo di una migliore compatibilità ambientale ma anche di un corretto equilibrio finanziario, di un miglior inserimento nel paesaggio e di una sensibilizzazione pubblica verso le tematiche di protezione ambientale, è auspicabile che vengano adottate anche misure di salvaguardia non strutturali, essenzialmente a carattere preventivo. La loro efficacia risiede, oltre che in una adeguata e ordinaria manutenzione del territorio, in una corretta politica di programmazione e pianificazione territoriale da effettuare a valle di una accurata conoscenza dei processi morfogenetici naturali che guidano l'evoluzione del paesaggio. Tale programmazione viene realizzata già in fase di redazione del piano regolatore generale attraverso l'imposizione di vincoli di tipo urbanistico, l'emanazione di mirate regolamentazioni edilizie, la scelta di una idonea disciplina circa l'uso del territorio nelle aree maggiormente vulnerabili. Queste soluzioni possono essere integrate dall'applicazione di vincoli e prescrizioni riguardo alle pratiche agricole e alle modalità d'uso agro forestale del suolo.
Altresì, negli ultimi anni da molte parti del mondo politico e scientifico si avverte la necessità di una maggiore responsabilizzazione dei privati cittadini nella corretta localizzazione dei manufatti da inserire nel territorio. A tal fine si auspica l'introduzione di prescrizioni assicurative a salvaguardia dei beni e degli strumenti di servizio presenti nelle aree a maggior rischio. Questo tipo di approccio a un problema tanto gravoso potrebbe portare, oltre che a un'effettiva mitigazione delle condizioni di rischio che attualmente si registrano nel nostro paese, anche ad un recupero da parte delle comunità locali della coscienza civile e ambientale, che porti ogni privato cittadino ad acquisire la consapevolezza dei naturali processi che guidano l'evoluzione del territorio, requisito fondamentale per convivere correttamente anche con condizioni di rischio e per rendere efficace qualsiasi politica in favore dell'ambiente.

Per concludere questo doveroso articolo voglio citare solo alcune notizie e considerazioni:

1) è stato redatto un bellissimo studio composto da una raccolta di dati molto estesa e affidabili che dimostrano come le alluvioni siano provocate dall'incuria dell'uomo e di come nella storia (da poco più di 1000 anni a questa parte) nessun animale sia stato la causa della più piccola alluvione.
2) Sono diverse decine gli animali che vivono e interagiscono con gli argini e vivono in armonia con i corsi d'acqua da milioni di anni, molto prima dello sviluppo della civiltà moderna ovviamente. Guarda caso proprio da quando l'uomo ha iniziato a modificare in malomodo l'ambiente si sono creati i problemi.
3) Esistono casi di Comuni italiani che hanno richiesto indennizzi per danni agli argini (causati dagli animali...) quando in realtà in quei Comuni non esistono corsi d'acqua!
4) Molto, troppo spesso si è data la colpa alle nutrie (colpa infondata) per acuni straripamenti - come quello del Po - salvo poi rendersi conto e scoprire che la causa dei cedimeni è stata la non curanza e la leggerezza della ditta che aveva in appalto i lavori di manutenzione!

Infine una ulteriore dimostrazione dell'innocenza della fauna e della colpevolezza dell'uomo risiede proprio nelle alluvioni stesse. Nelle Regioni colpite da questi avvenimenti sono attuati ogni anno piani di abbattimento veramente inutili e dispendiosi quindi secondo la logica tali piani (pagati con i soldi dei cittadini TUTTI) dovrebbero eradicare o quanto meno ridurre in maniera assai drastica gli effetti della presenza di questi animali, nello specifico i piani di abbattimento si effettuano per evitare i danni proprio agli argini. Ebbene nonostante sia da decine di anni che vengono sprecati soldi e uccisi animali in modo crudele (per non parlare del fatto che le pelli e le carni delle nutrie  - ma non solo - vengono vendute in quanto esiste un mercato nero dietro tutto ciò, basti pensare anche agli uccelli protetti che i cacciatori uccidono per venderli di sottobanco ai ristoranti), la colpa delle alluvioni è sempre di questi animali! E senza prove! Ma come? quindi se sono le nutrie allora gli abbattimenti non servono!! Se si uniscono i puntini si può facilemente dedurre e comprendere come siano proprio gli stessi abbattimenti ad accrescere il numero di nutrie, ad inquinare l'ambiente e a destabilizzare gli argini!

Riassumendo, perchè avvengono le alluvioni? Principalmente a causa dell'azione dell'uomo, della sua incuria, superficialità, fatalità e per meri interessi economici.

lunedì 25 ottobre 2010

SCIENZA E NUTRIA (Myocastor coypus) – 3

Il metodo di cattura-ricattura è stato applicato dal gennaio 1989 a giugno 1991 in una zona di 37,5 ettari situata nella valle centrale del fiume Tevere (Lazio), finalizzato alla stima dei parametri demografici di una popolazione di nutrie nel clima mediterraneo e in via preliminare per investigare i fattori che ne regolano il numero. In questa regione la popolazione ha oscillato tra 27 e 137 individui e ha seguito un andamento stagionale. E’ diminuita dopo l’inverno e aumentata tra l’estate e l’inverno. La densità è rimasta pressoché stabile durante gli inverni miti. I tassi di sopravvivenza sono rimasti relativamente elevati durante l’intero periodo di studio, l’attività riproduttiva e le integrazioni alla popolazione dal sito di riproduzione, tuttavia, hanno mostrato picchi minimi a seguito di inverni più freddi. Alcune analisi preliminari hanno mostrato che il fallimento delle gravidanze e le morti post parto dei nuovi nati costituiscono il fattore più importante nei riguardi della mortalità totale, e sono positivamente correlati al numero di nutrie nei periodi precedenti. L’impossibilità di realizzare la massima fecondità potenziale è inversamente proporzionale alla densità di nutria precedente. Abbiamo dimostrato che le perdite post-assunzione svolgono solo un ruolo secondario nella determinazione della diminuzione della popolazione.

Reggiani,G ,Boitani,L and De Stefano, R 1995 PopulaUon dynamics and regulation in the coypu Myocastor coypus in central Italy – Ecography 18 138-146

domenica 26 settembre 2010

LONTRA E NUTRIA: STESSO NOME PER UNO STESSO DESTINO?

In Europa la popolazione di Lontra ha subito un drastico calo nel periodo compreso tra il 1960 ed il 1970, a causa dell'inquinamento, della caccia e della riduzione dell'habitat. Attualmente sono presenti popolazioni in buone condizioni in Portogallo, Irlanda, Grecia, Scozia e Russia settentrionale. Le popolazioni di lontra stanno recuperando naturalmente nel resto della Gran Bretagna ed in Finlandia. In Italia la specie è rara o in forte decremento numerico, ed è attualmente una delle specie di Mammiferi maggiormente esposta al rischio di estinzione.
FIG. 1 - Lontra (Lutra lutra)

Tutela: La lontra europea è tutelata dalle seguenti convenzioni internazionali:
* Delibera del Consiglio Europeo 82/72, 3/12/1981 relativa alla Convenzione sulla Conservazione della Fauna Europea e degli habitat naturali (Convenzione di Berna), Appendice II.
* Direttiva CEE 92/43 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Direttiva "Habitat"), Ministero dell'Ambiente.
* CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). Appendice I.
* Regolamento CEE 338/97, relativo alla protezione di talune specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (recepimento del CITES a livello europeo), Allegato A.

Da: Prigioni, in Mitchell-Jones et al. The atlas of European mammals. London: T&AD Poyser, 1999

Pericoli per la sopravvivenza della specie
Collocandosi ai vertici della catena alimentare, la Lontra è particolarmente esposta agli effetti prodotti dalle alterazioni del suo ambiente di vita. Il declino delle popolazioni, sia a livello europeo sia italiano, è attribuibile all'azione combinata di più fattori, tra i quali i principali sono: l'inquinamento delle acque, la distruzione dell'habitat, la caccia condotta indiscriminatamente e il disturbo antropico. Ad essi va aggiunto, almeno per alcuni Paesi, il traffico stradale.

Inquinamento dell'acqua
Gli effetti prodotti dall'inquinamento idrico sulla Lontra possono essere distinti in due grandi categorie: quelli indiretti, identificabili con la compromissione delle sue risorse alimentari o più in generale dell'ambiente, e quelli diretti, dovuti al bioaccumulo di sostanze tossiche (tra cui i piombini delle cartucce durante la caccia e gli ami abbandonati dai pescatori).

Compromissione dell'ambiente naturale
Gli ambienti acquatici sono in genere i più facilmente soggetti a degradazione a causa della loro intrinseca fragilità; qui, dunque, le modificazioni ambientali agiscono con effetti amplificati. La Lontra è una delle principali componenti faunistiche ad aver risentito della compromissione degli habitat naturali avvenuta soprattutto negli ultimi decenni. La situazione dei fiumi italiani dal punto di vista degli interventi di regimazione (come arginatura, canalizzazione, deviazione o rettificazione del corso, ecc.) è drammatica. Tali interventi comportano modificazioni dirette dell’ambiente, innanzi tutto la distruzione della vegetazione riparia e, secondariamente, variazioni chimico-fisiche delle acque. La rimozione della vegetazione ripariale ha profonde ripercussioni negative sull'intero ecosistema acquatico fluviale.

La persecuzione
La caccia ha una grande responsabilità nel declino della specie in diversi paesi europei. Sebbene i dati desumibili da varie fonti storiche siano molto frammentari, è stato stimato che durante il secolo scorso siano state uccise oltre 541.000 lontre, pari ad una media annua di circa 5.700 esemplari. Questi dati sono senz'altro in difetto, considerato che per diversi paesi non si dispone di notizie storiche.  Considerata un flagello per il patrimonio ittico, oltre che preda ambita per la sua pelliccia, la Lontra ha subito una spietata persecuzione che, molto spesso, veniva incentivata con taglie e premi anche elevati. La caccia era praticata (e in parte lo è ancora) sia con tagliole, lacci e trappole di vario tipo, sia con mute di cani appositamente addestrati. Anche in Italia, dove questo Mustelide è stato considerato "nocivo" fino al 1971 e cacciabile fino al 1977, la persecuzione ha fatto numerosissime vittime; una stima complessiva delle lontre abbattute è riportata per il decennio 1963-73, periodo in cui sarebbero stati uccisi non meno di 660 esemplari (Cagnolaro et al., 1975). Questo dato è una chiara testimonianza che circa trent’anni fa la specie era ancora abbastanza diffusa e abbondante.
La lontra ormai è giunta sull'orlo dell'estinzione a causa dell'azione devastante dell'uomo che, cacciando, cementificando ed inquinando i fiumi, costruendovi ponti, case, strade e ferrovie ha ridotto drasticamente il suo habitat.
Inoltre, a causa dei danni che provoca alla fauna ittica, in quanto ottima pescatrice, è stata sempre perseguitata dall'uomo e anticamente venivano offerte ricompense ai cacciatori semplicemente per il suo abbattimento. Oggi è molto ricercata la sua pelliccia, usata per preparare vari capi di vestiario, mentre con i peli della coda si fanno pennelli e con la parte lanosa del pellame si confezionano copricapo.


Le cause che hanno portato le popolazioni, sia italiane e sia europee, sull’orlo dell’estinzione, sono attribuibili ad una serie di fattori concomitanti, tra cui i più importanti sono:
•           Inquinamento delle acque con sostanze tossiche o eutrofizzanti;
•           Alterazione dell’habitat con il prosciugamento delle aree umide, la captazione delle acque per scopi irrigui o idroelettrici, l’arginatura artificiale di canali e fiumi;
•           Caccia e bracconaggio;
•           Disturbo antropico dovuto soprattutto alle attività “ricreative”, come per esempio la pesca.


Molte sono le analogie che accomunano dal punto di vista della sopravvivenza la lontra con la nutria (castorino).

LONTRA:
-          Cacciata per la pelliccia
-          Considerata nociva (in realtà non lo è)
-          Può scavare tane negli argini ma occupa spesso tane già esistenti
-          Si ciba di pesce e i “pescatori” si lamentano
-          Mercato nero per la pelliccia attualmente attivo

NUTRIA:
-          Cacciata per la pelliccia
-          Considerata nociva (in realtà non lo è)
-          Può scavare tane negli argini ma occupa spesso tane già esistenti
-          Si ciba di vegetazione e i “contadini” si lamentano
-          Mercato nero per la pelliccia (e la carne) attualmente attivo


FIG. 2 - Coypu o Nutria (Myocastor coypus)

E’ importante che la nutria non faccia la stessa fine della lontra ma che anzi venga valorizzata per quello che è veramente, un castoro di palude che grazie alla sua presenza mantiene vivi gli ecosistemi della Pianura Padana e non solo. La persecuzione verso la lontra e la nutria oltre ad essere estremamente antiscientifica è anche biologicamente, ecologicamente, eticamente e moralmente inaccettabile. Non è giusto che a causa dei soliti interessi economici di poche lobbies (venatorie in primis) sia sempre l’ambiente a pagarne le conseguenze. E’ fondamentale che le Amministrazioni pongano fine ai rapporti con il mondo venatorio e che instaurino una miglior sinergia con le persone e le organizzazioni preposte ad una vera, corretta e più scientifica gestione faunistica.

sabato 4 settembre 2010

DIFFUSIONE E DISTRIBUZIONE DELLA NUTRIA (Coypu – Myocastor coypus) IN AFRICA



FIG. 1 – Distribuzione della nutria in Africa

Kenya: gli esemplari di castorino sono stati importati al Plateau Kinangop per l’allevamento da pelliccia nel 1950 (Harper e altri, 1990). Nel 1965 alcuni individui erano fuggiti e hanno raggiunto il lago Naivasha (Harper e altri, 1990). I Pitoni (Python rebae) sono stati introdotti come controllo biologico, ma sono stati inefficaci (Harper e altri, 1990). Nathan Gregory (Università di Princeton) ha riferito di aver visto le nutrie nel distretto di Laikipia del Kenya nel 2005 e ha fornito prove fotografiche per la conferma. Egli ha avuto anche la conferma dai suoi informatori posti sul fiume e sui laghi Narok Naivasha e Albalosit.



Zimbabwe, Zambia e Botswana: le Nutrie sono state introdotte poco tempo prima del 1958  in Zimbabwe, Zambia, Botswana (Aliev, 1967). Howerth e altri (1994), le hanno segnalate  in Africa, mentre Woods e altri (1992) affermano che esse sono presenti in Africa orientale. Non vi è alcun indiziodella naturalizzazione della nutria (Johan du Toit, Mammal Research Institute di Pretoria, Sud Africa, scritto commun., 2001).

fonte: http://www.nwrc.usgs.gov/special/nutria/africa.htm

giovedì 5 agosto 2010

LA NUTRIA NON E' PIU' UN FLAGELLO - IUCN 2010

Come per l'anno 2009, anche quest'anno sul sito IUCN relativo alle Red List è possibile verificare il dato dello scorso anno (2009) ovvero che anche per il 2010 la Nutria - Coypu o Castorino, Myocastor coypus - non rappresenta più un "problema" e difatti la popolazione globale di castorini è in decremento, salvo per l'areale di origine dove viene a tutt'oggi ancora allevata per la pelliccia e la carne dalle popolazioni locali. Solo in determinati contesti di origine antropica la nutria può essere concausa di uno squilibrio ambientale. I motivi di ciò vanno ricercati nelle vicinanze di precedenti allevamenti di castorino e nelle campagne di abbattimento che sono la principale ragione dell'incremento del numero di questo roditore. Va ricordato infine che a tutt'oggi esiste un forte commercio e business (nero) tra coloro preposti all'abbattimento delle nutrie e la domanda del mercato delle pellicce estero e della carne sia per farine (pellets) che per ristoranti, sia stranieri che italiani. Come metro di paragone basti pensare infatti come a Brescia vengano cacciati illegalmente moltissimi volatili protetti dalle Leggi solo per il lucro che si ricava dalle ricette di alcuni ristoranti. Purtroppo è sempre l'uomo la causa della perdita di biodiversità e del degrado ambientale.

FIG. 1 - aggiornamento IUCN 2010

domenica 25 luglio 2010

SCIENZA E NUTRIA (Myocastor coypus) – 2

C-Banded Karyotype of Myocastor coypus (Molina, 1782) from Turkey (Mammalia: Rodentia)

Authors: İliker, Ayşegül; Arslan, Atilla; Pamukoğlu, Nahit; Albayrak, İrfan
Source: Folia Biologica, Volume 57, Numbers 1-2, December 2008 , pp. 33-36(4)
Publisher: Institute of Systematics and Evolution of Animals, Polish Academy of Sciences

FIG. 1 - cariotipo di Myocastor coypus

The present study reports the C-band patterns of chromosomes of Myocastor coypus from Turkey. The karyotype of M. coypus is comprised of (2n) 42 chromosomes, the number of chromosomal arms (FN) was 83 and the number of autosomal arms (FNa) was 80. The X chromosome was a medium-sized metacentric and the Y chromosome was acrocentric and the smallest in the set. Two metacentric chromosomes have secondary constrictions. Most autosomes in this species were centromeric C-positive and some autosomes had telomeric C-bands. The X chromosome has centromeric heterochromatin, while the Y chromosome appeared to be entirely heterochromatic.

Il presente studio riporta i modelli C-band dei cromosomi di Myocastor coypus dalla Turchia. Il cariotipo delle nutrie è composto da (2n) 42 cromosomi, il numero delle braccia cromosomiche (FN), è di 83 e il numero delle braccia autosomiche (FNA) è pari a 80. Il cromosoma X è metacentrico di media dimensione e il cromosoma Y è acrocentrico e il più piccolo del corredo. Due cromosomi metacentrici presentano costrizioni secondarie. La maggior parte dei cromosomi autosomici  in questa specie sono stati C-positivi centromericamente e alcuni autosomi possiedono C-band telomerica. Il cromosoma X ha un'eterocromatina centromerica, mentre il cromosoma Y sembra essere del tutto eterocromatico.

fonti:
http://placentation.ucsd.edu
www.ingentaconnect.com

mercoledì 30 giugno 2010

SCIENZA E NUTRIA (Myocastor coypus) – 1

Come accennato precedentemente, ha inizio da oggi la pubblicazione di "abstract" ovvero di riassunti di pubblicazioni della letteratua scientifica nazionale e internazionale che riguarda il Coypu (Nutria o Castorino). Questo per divulgare al meglio le vere informazioni su questo roditore e per dimostrare ancora una volta come gli articoli presenti in queste pagine siano affidabili sia da un punto di vista scientifico che umano.

Indagini sulla popolazione di Nutria (Myocastor coypus, Molina 1782) della Riserva “Macchia Foresta del Fiume Irminio” (Ragusa)


Ettore Petralia (a*), Maria Carolina Di Maio (b), Renzo Ientile (a), Rosario Grasso (a), Alfredo Petralia (a)
aDipartimento di Biologia Animale “Marcello La Greca”, Università degli Studi di Catania, via Androne 81, 95124 – Catania, Italia
bProvincia Regionale di Ragusa, Servizio Parchi Naturali, Protezione Naturalistica e Forestale, via G. Di Vittorio 175, 97100 -Ragusa, Italia



Abstract

La Nutria, Roditore originario dell’America meridionale, è presente come entità alloctona nella Riserva Naturale Speciale Biologica “Macchia Foresta del Fiume Irminio”, in Provincia di Ragusa, dai primi anni ’90. Un monitoraggio su stato e dinamica di tale popolazione è stato realizzato con campionamenti stagionali, dalla primavera 2003 all’estate 2004. I dati ottenuti attraverso il metodo Cattura-Marcatura-Ricattura e trattati utilizzando l’estimatore Jackknife (software Capture), indicano come attualmente la dimensione numerica della popolazione di nutrie sia stimabile nel complesso sui 2.5 individui per ettaro. Nella popolazione si evidenzia altresì un trend positivo in leggera crescita che segue ad una fase di sostanziale stabilità riscontrata in precedenti analoghe indagini sulla stessa popolazione effettuate tra il ’99 e il 2000 (Petralia, 2003). Il rapporto sessi indica una prevalenza numerica dei maschi mentre la popolazione risulta abbastanza giovane (metodo di Dagault, 1987) pur con una prevalenza di individui che hanno superato i sei mesi di vita e raggiunto la maturità sessuale.
Attraverso la determinazione dell’“indice di condizione”, basato sul peso e sulle dimensioni degli individui (Velatta, 1994), si è potuto osservare come i soggetti si presentino in buono stato fisico. Gli spostamenti dei singoli individui nell’ambiente studiato risultano notevolmente differenti con home range variabili da 0.5ha a 3.3ha. L’alimentazione si conferma vegetariana (Abbas, 1991).

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sabato 5 giugno 2010

IL COYPU O NUTRIA E’ LA MASCOTTE PER LA SALVAGUARDIA DELLE FORESTE

Nel 1976 CONAF, la Corporazione Forestale Nazionale del Cile, ha dato vita a Forestin, il simbolo della prevenzione degli incendi boschivi e per la salvaguardia e cura dell’ambiente.

La Nutria Forestin è un mammifero roditore che vive nelle paludi, nei prati e nei laghi nutrendosi soprattutto della vegetazione acquatica ivi presente. Sulle rive dei fiumi costruisce le proprie camere sia per riparo che per la prole.

E’ il più grande roditore nativo del Paese ed è caratterizzato da una coda cilindrica, orecchie e occhi piccoli, muso quadrangolare e le zampe posteriori sono palmate (4 dita su 5).

La sua preziosissima pelliccia è stata una delle cause principali della sua cattura intensiva. Attualmente egli è protetto in alcuni Parchi Nazionali.

La sua missione è quella di preoccuparsi di realizzare un cambiamento dell’atteggiamento delle persone verso il nostro ambiente. Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso la partecipazione attiva di bambini e Partner come il Club Forestin e partecipare alla soluzione dei problemi ambientali locali. Grazie a Forestin e al suo Club saranno fornite informazioni sulla cura dei boschi, su come prevenire gli incendi boschivi e lottare per la conservazione della flora e della fauna.

Il Coypu o Nutria Forestin

Il mio vero nome, e non ridete per favore che non ho colpa, è Myocastor coypus, chiamato comunemente “nutria” ed ora conosciuto a voi come “Il Coipo Forestin”. Ho due cugini ben noti, il castoro e la lontra. Mi hanno anche soprannominato “falsa lontra” e sono stati gli spagnoli che mi hanno dato quel nome. Anche se sono il miglior nuotatore della mia specie, così mi chiamano per via della mia lunga coda come quella delle lontre. Ma io di falso non ho niente.

Io provengo da una classe di alto rango sociale, chiamata Mammiferi, dell’ordine dei Roditori. La mia famiglia nel campo scientifico è nota come Miocastoride. Io sono il più fedele servitore di questa parte d’America, in questo bellissimo paese, io sono la mascotte e il simbolo di cura per le foreste.

Miisuro dalla testa al tronco 43-63 cm, ho una bella pelliccia con peli marrone, giallo sul dorso e grigio sulla parte dell’addome. peso da adulto intorno al 7-8 chili, la mia coda è lunga, circa 30 o 40 cm, e la curo con attenzione. Il mio cibo è costituito da piante fresche.

Mi preparo a nascere dopo circa 17-18 settimane di gestazione, di solito non nasco da solo, ci sono a volte 4 o 6 fratelli. La mia crescita è rapida e quando divengo più autonomo è in acqua l’ambiente che mi piace.

Ho cugini in tutto il mondo e in base a ciò che ci raccontano, ovunque ci perseguitano e ci uccidono i cacciatori per approfittare della nostra pelliccia e venderla. Ecco perché ci nascondiamo nel folto del bosco, lontano dagli esseri umani e da altri animali predatori, vicino alle sponde di fiumi e laghi, dove l’erba cresce con l’acqua. Questo mi aiuta più come una difesa che come fonte di cibo.

Vi sfido a cercarmi, mi troverete dove c’è acqua pulita, erbe aromatiche e una vicina foresta. Non sarà facile perché mi nascondo molto bene. Ma c’è una speranza, perché tu possa aiutarmi a prendere cura delle acque e delle foreste e solamente insieme riusciremo a fare bene tutto questo.

domenica 2 maggio 2010

IL COYPU o NUTRIA (Myocastor coypus) E' FAUNA SELVATICA ITALIANA

Il castoro sudamericano, comunemente chiamato "coypu" o più impropriamente "nutria" è un mammifero roditore, originario del Sud America ma che è stato importato in tutta Europa e in Italia per farne pellicce. Nel nostro Paese in particolare i primi allevamenti di nutria risalgono agli anni 20 del secolo scorso. Siccome la maggior parte degli allevamenti era a conduzione famigliare, non registrati presso gli appositi Enti e privi di qualunque garanzia di protezione, le fughe accidentali unite soprattutto al rilascio intenzionale di questi animali proprio dagli estessi allevatori dopo il fallimento del business della pelliccia di Castorino, contribuirono alla formazione di nuclei stanziali di questi animali nelle nostre zone.
L'opera di "colonizzazione" dei primi esemplari di castorino può essere fatta risalire quindi a circa 80-90 anni fa!
In base alla legge nazionale 157/92, qualunque animale in grado di autosostenersi in un determinato ambiente si definisce naturalizzato ed è a tutti gli effetti fauna selvatica locale. La nutria da diverso tempo è sia ecologicamente che legalmente fauna selvatica italiana. In diversi contesti questo animale infatti è stato in grado in occupare una nicchia ecologica a sè stante, senza interferire in modo sostanziale o irreversibile con la fauna e la flora locale.
Esistono tuttavia zone in cui la presenza di questo roditore influisce in modo più evidente sugli equilibri naturali ma si tratta di un normale processo ecologico che col tempo porterà ad un nuovo equilibrio ecosistemico, come accade da diversi milioni di anni a questa parte. Naturalmente nei casi in cui sussitono già situazioni precarie di popolazioni animali o vegetali, la presenza di animali come questo roditore possono avere conseguenze più importanti ed è proprio in questi contesti che, previo studi scientifici accurati, la stessa legge prevede di intervenire con metodi ecologici per la gestione faunistica della popolazione della specie in esame. Solo su parere dell'ISPRA si potrà eventualmente intervenire con metodi diretti atti ad un drastico contenimento (non eradicazione) della nutria.
Abbiamo visto in un articolo precedente come la presenza del castorino sia un fattore di pregio per diversi siti, soprattutto in zone dove le attività antropiche influiscono pesantemente in termini di inquinamento o di frammentazione degli habitat.
L'unica situazione dove la presenza del coypu (ma anche dei conigli, lepri, silvilago, gamberi rossi della Louisiana, talpe, mustelidi, carnivori, uccelli, anfibi, etc.) rappresenta un problema, solo a livello economico e non ecologico, è costituito da determinate zone site solo in contesti agricoli. Qui a causa dell'eccessivo sfruttamento dovuto a diverse attività antropiche e dalla scarsa manutenzione dei sistemi irrigui e di conduzione delle pratiche agricole, questi animali (non solo le nutrie ma tutta la fauna che vive in ambiente silvo-pastorale) costituiscono una concausa dei cedimenti strutturali e delle eventuali perdite (spesso gonfiate) dei raccolti.
In un prossimo articolo descriveremo in modo specifico i diversi metodi ecologici funzionanti per la corretta gestione faunistica di questa specie ma non solo.
Diversi e anche abbondanti sono quindi i casi in cui la nutria si è ben adattata e integrata in perfetta armonia ed equilibrio ecologico con i nostri ecosistemi tanto che questi animali risultano di estrema utilità per il corretto mantenimento e funzionamento degli stessi. Basti pensare ai fontanili, alle Oasi, ai parchi naturali e in molti tratti di campagna. Nondimeno però, proprio per quanto descritto precedentemente, risultano importanti interventi di gestione faunistica per la tutela e la protezione della biodiversità di determinate zone. Il tutto però deve essere fatto secondo i criteli biologici prima e legali dopo per il pieno rispetto dell'ecologia e della natura che ci circonda.
Va ricordato infine che in base all'aggiornamento IUCN, le popolazioni di nutria a livello globale sono in decremento (ad eccezione del Sud America e della Louisiana) e ciò è dovuto esclusivamente ad un raggiungimento della capacità portante dell'ambiente stesso e dell'equilibrio naturale che spontanemanete si è assestato. Dove vengono effettuate campagne indiscriminate di abbattimento, le nutrie prosperano proprio perchè l'uccisione e il trappolaggio aiutano a incrementarne il numero e a causare estesi e profondi danni a tutto l'ambiente circostante. Purtroppo però gli interessi economici sono estremi nemici dell'ecologia e della scienza che al contrario ha dimostrato più volte l'inefficacia e l'inutilità di tali pratiche al limite dell'etica e della legalità.
Impariamo a conoscere meglio la natura che ci circonda perchè solo con la conoscenza, con la biologia e con l'amore e il rispetto per la natura e la vita si possono risolvere molti fenomeni ma soprattutto in modo ecologico ed ecosostenibile.

FIG. 1 - nutrie e avifauna

domenica 4 aprile 2010

Come accudire una Nutria – LEZIONE 8: VIVERE INSIEME

Il Coypu (o Nutria) è un animale molto docile, affettuoso, mansueto e per essere un roditore, di facile addomesticamento. Si adatta molto bene a diverse condizioni e di fatti se trattato come "uno di famiglia" è felice di vivere in ambiente domestico. Man mano che cresce è bene che la sua "tana" sia abbastanza lunga, ad esempio verso i 2 anni di età, quando cioè la crescita tende ad essere molto lenta, quasi costante, una gabbia 120 x 60 x 60 (cm) è l'ideale per mangiare, riposare e dormire.

COME CRESCERE CON IL NOSTRO AMICO CASTORINO
La nutria è da considerarsi non solo come fauna selvatica italiana (a tutti gli effetti) ma anche e sopratutto come PET ovvero come animale domestico. Come noi oggi possiamo vedere persone che hanno un furetto o un coniglio, così a breve, nel giro di qualche anno, potremo osservare nelle case di alcune persone esemplari di castorino. Ciò avviene già da diversi anni in Sud America. Attualmente però solo in particolari casi (nutrie che vivono in un terreno privato o in parchi o presso strutture sia pubbliche che private adibite al recupero degli animali) è possibile crescere insieme ai castorini. Se accudito fin da piccolo il Coypu è un perfetto compagno di vita, è un Roditore molto intelligente e socievole e in grado di riconoscere le persone che se ne prendono cura come facenti parte del proprio gruppo. E' buona norma ricordare che gli animali (in questo caso le nutrie) considerano noi come loro simili e non viceversa! Ecco alcune peculiarità che possiamo incontrare vivendo con un castorino:
- dolcezza, docilità, mansuetudine, affetto;
- atteggiamenti di richiesta per cibo (il castorino si solleva sulle due zampe posteriori, stile "marmotta" con i mustacci (le vibrisse) rivolte verso l'alto per attendere qualche boccone);
- atteggiamenti di richiesta coccole e gioco;
- varietà di suoni e vocalizzazioni a seconda delle situazioni per comunicare i propri stati d'animo o per richiamare la nostra attenzione.
Accudendo un cucciolo di Nutria è più facile che si adatti in minor tempo alla situazione domestica. Tuttavia anche esemplari adulti (età superiore a 1 anno) ben si adattano a vivere con l'uomo. Già nel 1800 il Coypu veniva considerato come animale domestico grazie alle sue qualità elencate poco sopra.


COME SI RAPPORTA IL COYPU (NUTRIA) CON GLI ALTRI ANIMALI
La Nutria vive in armonia con moltissimi animali appartenenti alla fauna selvatica autoctona, in ambito domestico invece si rapporta molto bene con altre nutrie ma anche con cani, gatti e in generale con altri roditori. Naturalmente, trattandosi di animali è sempre buona norma che ognuno abbia i suoi spazi e in caso di interazioni dirette è preferibile (e vivamente consigliata) la presenza di una persona.

CONVIVENZA CON ALTRI ANIMALI: E' POSSIBILE?
Si, è possibile quindi far convivere la Nutria con altri animali anche in ambito domestico. Attenzione alla gelosia perchè anche i castorini percepiscono le varie situazioni e se cala il livello di attenzione verso di loro, assumono atteggiamenti tramite i quali ci fanno capire che qualcosa non va. Può capitare che per mancanza di affetto diventino meno reattivi, come se si sentissero "abbandonati". Per ovviare a questi inconvenienti è sufficiente una buona dose di coccole.