sabato 28 marzo 2009

Eradicazione delle Nutrie: inutile, dannosa e dispendiosa

Pubblichiamo un articolo della collega biologa che gestisce il sito http://www.felinesoul.net :


FIG. 1 - Coypu (Myocastor coypus)

L'areale originario della Nutria si estende dal Brasile, Bolivia e Paraguay fino alle zone più meridionali del Sud America (Argentina e Cile). A seguito di introduzioni per la produzione commerciale delle pellicce la specie risulta attualmente naturalizzata in diversi paesi del Nord America, Asia, Africa ed Europa.

Allo stato attuale delle conoscenze i tentativi di eradicazione di popolazioni di Nutria nei paesi ove la specie è stata introdotta si sono rivelati infruttuosi. L’unica eccezione è rappresentata dalla Gran Bretagna dove, dopo una campagna di controllo numerico mediante trappolaggio durata diversi anni, si è arrivati, alla pressoché completa eliminazione della specie (Cocchi e Riga 2001). Tuttavia l’eradicazione della Nutria in Gran Bretagna sarebbe stata coronata da successo solo perché favorita da inverni particolarmente rigidi. La scomparsa della Nutria in Gran Bretagna sarebbe quindi da imputare più a fattori climatici che all’intervento umano, che può aver al più accelerato un processo naturale già in atto (Gosling e Baker, 1989). In Francia, nonostante il notevole sforzo intrapreso, non si sono ottenuti risultati analoghi. Le campagne di limitazione numerica condotte in alcuni comprensori mediante la somministrazione “controllata” di rodenticidi non sembrano aver sortito risultati definitivi. Il calo numerico della popolazione ottenuto con le campagne di controllo, supportato dalle gelate invernali e dalle alluvioni che hanno contribuito alla riduzione degli effettivi per morte e per dispersione, è stato ampiamente compensato da fenomeni d’immigrazione da aree limitrofe. Ciò ha riportato le consistenze su densità simili a quelle precedenti l’attuazione degli interventi. A titolo indicativo si consideri come, in assenza di fattori climatici estremi, una popolazione sottoposta a questo genere di campagne di controllo diretto possa recuperare le densità originarie in meno di un anno (Micol, 1990). In Italia si è tentato più volte di arginare la numerosità della Nutria tramite interventi di abbattimento con scarsi risultati (Velatta e Ragni 1991, Velatta 1994, Tocchetto 1997).

In una revisione critica circa le condizioni necessarie affinché l’eradicazione di specie introdotte possa sortire esiti positivi, Bomford e O’Brien (1995) individuano sei requisiti che occorre si realizzino contemporaneamente.

Questi sono:

1) un tasso di rimozione maggiore dell’incremento naturale della popolazione;

2) la mancanza di fenomeni d’immigrazione;

3) tutti gli animali riproduttivi devono essere potenzialmente catturabili;

4) contattabilità degli animali anche a basse densità;

5) analisi costi-benefici favorevole all’eradicazione;

6) un adeguato consenso socio-politico. La contemporanea presenza di tutte le condizioni sopra evidenziate si verifica in un limitatissimo numero di casi. Ciò spiega il perché di tanti fallimenti.

Al fine di ovviare almeno parzialmente a problemi contingenti di danno si ricorre spesso ad azioni locali di controllo numerico tramite abbattimento. Questi interventi di rimozione parziale rischiano tuttavia di destrutturare le popolazioni inducendo sostanziali alterazioni a livello demografico (classi d’età più giovani, cattura selettiva a favore dei maschi) creando le condizioni per un successivo incremento della capacità di crescita delle popolazioni (reclutamento ed immigrazione). Bisogna altresì tenere conto del notevole disturbo che tali pratiche arrecano alla fauna locale, soprattutto qualora si agisca nell’ambito di aree protette o parchi. In questo senso tali azioni appaiono tutt’altro che risolutive rischiando, in una prospettiva di medio termine, di creare più problemi di quanti ne risolvano e fungere da volano biologico all’incremento del tasso di crescita delle popolazioni (Cocchi e Riga 2001).

Bibliografia

Bomford M., P. O’Brien, 1995 - Eradication or control for vertebrate pests? Wildlife Society Bulletin 1995, 23 (2): 249-255.

Cocchi R. e F. Riga, 2001 - Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor coypus). Quad. Cons. Natura, 5, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna Selvatica.

GOSLING L. M., S. J. BAKER, 1989 - The eradication of muskrats and coypus from Britain. Biol. Journ. Limnean Society, 38: 39-51.

VELATTA F., 1994 - Risultati della campagna sperimentale di controllo della popolazione di Nutria del Lago Trasimeno. Corso di gestione della fauna selvatica in aree ad elevata vocazione faunistica. Ozzano dell’Emilia, 23-27 maggio 1994.

domenica 22 marzo 2009

LEPTOSPIROSI e NUTRIE: UN'ANALISI CRITICA, BIOLOGICA e SCIENTIFICA

La Leptospirosi è una patologia causata dalla specie spirocheta Leptospira. Esistono circa 230 specie patogene e 60 non patogene. La Leptospirosi si sviluppa in molti animali selvatici e domestici. Alcuni animali sono portatori (e vettori) ed eliminano l'agente patogeno con le urine, altri animali invece presentano un decorso letale.
Le infezioni accidentali in specie non serbatoio possono dar luogo ad episodi clinici anche gravi, ma non evolvono mai nello stato di portatore e di regola non danno luogo a catene infettive autonome. L’uomo si configura come ospite accidentale.
Di seguito verranno elencati schemi utili con le principali informazioni sulla leptospirosi:

CONTAGIO
- diretto: ingestione di urine e tessuti di animali infetti (carni poco cotte per esempio), contatto di tessuti o liquidi infetti con cute solo se abrasa.
- indiretto: contatto con leptospire diffuse nell'ambiente (quindi già presenti indipendentemente dai vettori e di conseguenza dalla presenza della Nutrie).

CONDIZIONI NECESSARIE AL CONTAGIO
- solo soggetti anziani, malati o con sistema immunitario debole possono presentare dei rischi.
- solo le sierovarianti patologiche sono causa della malattia.
- solo i contagi diretti presentano una maggior probabilità di aver contratto il batterio.

DIAGNOSI
- il 90% dei soggetti colpiti può sviluppare una lieve malattia.
- identificazione tramite impregnazione argentica, esame delle colture e PCR.

EPIDEMIOLOGIA
- la malattia colpisce moltissime specie di mammiferi sia domestici che selvatici, è quindi impossibile individuare a priori e senza uno studio approfondito i serbatoi del batterio.
- tra gli animali domestici che vengono colpiti e che possono essere portatori di questa patologia ci sono i CANI, GATTI, BOVINI, SUINI, EQUINI. Non a caso la leptospirosi è una malattia professionale che colpisce soprattutto gli agricolotori, gli allevatori e gli operai che lavorano nella macellazione.
- la leptospirosi è una malattia diffusa in tutto il mondo in aree urbane e rurali.

PORTATORI o VETTORI PRIMARI
- ratti, cani, procioni, topolini dei campi.

PORTATORI OCCASIONALI o VETTORI SECONDARI (meno importanti)
- roditori selvatici (Nutrie, scoiattoli), cervi, opossum, volpi, mammiferi marini.

Un serbatoio di infezione molto vicino all' uomo può essere sovente il cane. Quest' ultimo può contagiarsi per ingestione delle urine di ratto infetto con il leccamento di queste. Le urine di ratto infatti possono ricordare l'odore di quelle delle cagne in calore.

DATI DI LETTERATURA SCIENTIFICA
Gli allarmismi diffusi periodicamente li additano come diffusori di zoonosi e tra esse della Leptospirosi. Analisi mirate effettuate in questi anni presso gli Istituti di Zooprofilassi su carcasse di Nutrie provenienti da uccisioni programmate o da investimento stradale hanno fatto emergere dati inequivocabili: la frequenza di positività sierodiagnostica alle diverse forme di Leptospire è risultata bassa e paragonabile a quella normalmente riscontrata in altri animali selvatici presenti negli stessi ambienti, ma certamente inferiore a quella dei più comuni e ubiquisti ratti di chiavica. Il presupposto serbatoio epidemico delle Nutrie quali vettori di forme microbiche d'importanza zoonotica è comunque risibile di fronte a quello provocato volontariamente con l'introduzione a fini cinegetici di Lepri , Silvilaghi e Cinghiali (dati diffusi annualmente dalla sezione europea della WDA - Wildlife Disease Association). Introduzioni fermamente volute dalle associazioni venatorie e patrocinate dalle Province e che si rivelano estremamente rischiose per la sopravvivenza dei Leporidi e Ungulati autoctoni, oltre che per gli allevamenti di conigli e suini. (ODV, 1997; Wildlife Disease Association, 1998; Scaravelli & Martignoni, 2000; IZP Brescia, 2000).

Tratto dal sito del Ministero dell'Ambiente: si è ipotizzato che la specie possa rappresentare un rischio di natura igienico-sanitaria conseguente alla riscontrata positività di alcuni esemplari alla leptospirosi, tuttavia il suo ruolo epidemiologico quale diffusore ambientale dell'infezione risulta solo secondario ed occasionale.

Altri studi (anche molto recenti) eseguiti in diverse zone in Italia hanno dimostrato che non sussiste alcun pericolo sanitario che imputi la Nutria come unico o principale resposabile nella diffusione della leptospirosi. Le analisi che vengono eseguite si basano per lo più sulla sola presenza di anticorpi contro la leptospira il che non significa che l'animale in esame sia affetivamente un portatore. Solo in una scarsissima percentuale di nutrie (appartenenti ad un certo gruppo) è stato possibile isolare un ceppo di spirochete.
Va ricordato inoltre che per una analisi corretta e preattamente scientifica, non ha senso effettuare tali misurazioni su campioni di Nutrie che vivono nei pressi di allevamenti di animali domestici in quanto è palese la presenza di leptospirosi.

Referenze:
- http://www.izsvenezie.it/dnn/Areetematiche/Zoonosi/Leptospirosi/tabid/347/Default.aspx
- http://www.antropozoonosi.it/Malattie/Leptospirosi%20def/Leptospirosi.htm
- Manuale MERK per la salute
- http://www.centrostudiarcadia.it/Myocastor%20coypus.htm
- http://www.minambiente.it/index.php?id_sezione=904

venerdì 13 marzo 2009

NUTRIE IN GIARDINO: COSA FARE

A qualcuno forse sarà capitato di vedere una Nutria in un giardino pubblico o privato e, non sapendo di che animale si tratti, si sia domandato: "cosa posso fare"?
Ebbene, se l'animale in questione è un Coypu (Myocastor coypus) - o nutria - non c'è nulla da temere.

Prima di tutto bisogna sapere che la Nutria:
1) è un CASTORO SUDAMERICANO (Roditore, prettamente vegetariano),
2) è docile e mansueto ma anche curioso e timoroso, NON è aggressivo e NON attacca (è una preda e in condizioni normali tende sempre a scappare; solo se molestato o impaurito tende a difendersi come ogni altro animale),
3) NON è portatore di malattie (può rappresentare tutto al più un vettore secondario ma solo in determinati casi, di conseguenza, anche a detta degli Istituti Zooprofilattici, non esistono pericoli igienici o sanitari derivanti dalla presenza delle Nutrie, anzi, sono animali molto puliti),
4) è una creatura vivente e come tutti gode del diritto all'esistenza (va ricordato che è stata importata dall'uomo e tutt'ora vi sono individui che allevano illegalmente nutrie per introdurle illecitamente a scopo venatorio).

Appurato ciò, per sapere se l'animale che si ha di fronte è davvero un Coypu, consiglio di scattare qualche foto e inviarle al sottoscritto tramite i contatti presenti in questo blog.
Una volta accertato che si tratta di un Coypu:
- avvisare gli Uffici Diritti Animali della zona o gli Uffici Ecologia del proprio Comune,
- avvisare associazioni animaliste e ambientaliste come LAV, LAC e altre locali,
- contattate il sottoscritto per eventuali consigli.

Infine, fermatevi un attimo e osservate questo dolcissimo roditore: è da circa 30 milioni di anni che vive sul Pianeta Terra ed è un'emozione poterlo vedere vivere tranquillamente "pascolando" nel giardino di casa o nuotanto in un corso d'acqua. Contemplare la vita aiuta a vivere meglio.
E' di gran lunga preferibile qualche filo d'erba in meno (che poi ricresce) piuttosto che aria, terra e acqua inquinata dalle attività umane.


FIG. 1 - Coypu (Nutria) in braccio ad una persona. Dimostrazione della affettuosità e dolcezza di questi animali

venerdì 6 marzo 2009

LETTERATURA SCIENTIFICA: SERIETA', COMPETENZA E AFFIDABILITA' DEL BLOG SULLA NUTRIA

A breve saranno pubblicati alcuni estratti di articoli scientifici che riguardano le vere informazioni relative al Coypu (Nutria) dalle quali il qui presente blog trae spunto.
Il blog "La Nutria - Myocastor coypus" si basa su fonti e riferimenti bibliografici seri e di stampo rigorosamente scientifico. Si avvvale inoltre del metodo empirico ed è super-partes nella discussione del fenomeno Nutrie.
Torno a ricordare che in questa sede vengono fornite solo informazioni veritiere su questo roditore e vengono smascherate e ribatture tutte le disinformazioni scritte o dette su giornali e tv. Spesso gli articoli sono scritti per essere facilmente compresi dal grande pubblico in quanto gli scopi del blog sono proprio volti alla divulgazione scientifica, alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica, allo studio e ricerca di questo affascinante animale.
Verranno oltremodo citati e approfonditi alcuni aspetti relativi al controllo dell'attività del Coypu (Nutria) nei riguardi dell'ambiente.
Il curatore del blog, biologo, è in possesso di diversi articoli scientifici redatti sulla base di ricerche serie e competenti. Tutto ciò qui pubblicato si basa quindi su prove sia ufficiali del mondo accademico che empiriche sull'osservazione diretta. Essendo indagini eco-etologiche hanno pertanto un importante valore sia culturale che scientifico.

sabato 28 febbraio 2009

Il Coypu o nutria: chi è e perchè è qui

In questo articolo molto breve vorrei illustrare in maniera del tutto semplice la panoramica del reale fenomeno Nutrie. NON CREDETE AI GIORNALI, ALLE TV O AI SITI E FORUM VENATORI E DI PARTE, SONO IN MALAFEDE E ALTAMENTE DISINFORMATIVI! Qui vengono esposte in maniera affidabile e scientifica le vere informazioni su questo Roditore. Per approfondimenti potete consultare il qui presente blog.

Esiste un animale che appartiene all'ordine dei Roditori, originario del Sud America e che ha fatto la sua comparsa sul nostro pianeta nell'Oligocene (circa 30 milioni di anni fa). Il suo nome è Coypu, meglio conosciuto come castorino o Nutria.
Molti di noi lo hanno visto nuotare per le rogge o i fontanili della pianura padana o mangiare sulle rive degli argini dei corsi d'acqua ma non solo.
Tante sono le voci che circondano questo animale ma prima di lasciarsi trasportare dai pregiudizi, sempre infondati, è buona norma conoscere la reale entità del fenomeno in questione. Iniziando dalla sua storia.
La Nutria è stata importata in Italia alla fine degli anni '20 per produrre le famose pellicce di castorino e il primo allevamento si trovava in Piemonte. Nel secondo dopoguerra, a fronte di una crisi che colpì proprio il business di queste pellicce, i piccoli imprenditori per evitare i costi di abbattimento degli animali, decisero di liberare intenzionalmente le nutrie e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Spesso si leggono notizie che parlano di fantomatici danni causati dalle nutrie; ebbene, qualcuno si è mai chiesto se è davvero così? In questi casi è sempre buona norma non dare mai nulla per scontato.
A questo punto una premessa è d'obbligo: le condizioni idrogeologiche dei suoli planiziali come i nostri sono alquanto particolari. Si tratta di terreni alluvionali composti da materiale facilmente malleabile e duttile, adatto a diverse coltivazioni.
Si imputano alle Nutrie i danni alle sponde e agli argini dei corsi d'acqua ma in realtà l'attività di scavo di questo Roditore è solo una concausa. Infatti è stata la non curanza dell'Uomo a importare nel nostro Paese degli animali alloctoni che non sarebbero mai dovuti stare qui.
Certo, nei casi in cui il numero di esemplari è elevato si possono avere danni ad alcuni punti degli argini e/o a qualche porzione di raccolto, ma il numero deve essere davvero consistente. Ciò non significa comunque che dappertutto vi siano questi danni anzi, proprio a causa della capacità di autoregolazione delle nutrie, spesso gli eventuali danni sono molto più contenuti di quanto si creda.


FIG. 1 - Cuccioli di Coypu presso un parco pubblico

La Nutria (Coypu) è un Roditore prettamente vegetariano, timoroso e docile. Solo se provocato può assumere atteggiamenti di difesa ma questo è un comportamento normale adottato da ogni animale. Spesso la gente interpreta erroneamente alcuni aspetti etologici perché non conosce il soggetto o perché è stata indotta ad aver paura di un semplice castoro (sudamericano). I motivi di tali disinformazioni si possono trovare nei business che ancora esistono nei confronti di questi animali.
Da un punto di vista ecologico la Nutria vive in armonia con l'avifauna locale (Gallinelle d'acqua, Germani reali, Oche cignoidi, etc.), se il suo equilibrio non viene destabilizzato il Coypu è in grado di autoregolarsi e quindi l'ambiente non risente di particolari problemi. La Nutria inoltre presenta un periodo di gestazione piuttosto lungo per essere un roditore: circa 130 giorni. Di conseguenza è stato calcolato che in buone condizioni una Nutria potrebbe essere in grado di partorire 2.7 volte in un anno. Le cucciolate sono mediamente costituite da 4-6 cuccioli a seconda però della disponibilità delle risorse trofiche.
Nonostante le Nutrie siano animali alloctoni, si sono adattati molto bene ai nostri ambienti tanto che per la legge 157/92 questi roditori non sono specie cacciabile e sono considerati animali naturalizzati.
I nemici naturali dei Coypu, soprattutto dei cuccioli, sono molteplici e tra di essi si annoverano lupi, volpi, mustelidi, gatti selvatici, uccelli rapaci e ciconiformi, pesci come il luccio e il siluro (quest'ultimo alloctono). Il freddo può costituire un pericolo mortale per le Nutrie.
Da un punto di vista igienico sanitario infine, la Nutria, salvo casi particolari, non rappresenta alcun genere di pericolo e ciò è dimostrato dalle analisi effettuate dagli Istituti Zooprofilattici.
Non è giusto che siano gli animali a pagare con la vita gli errori degli uomini ed è importante che ognuno possa prendere coscienza di questo in modo da optare per soluzioni eticamente e scientificamente efficaci e biocompatibili. L'uomo arreca danni di gran lunga superiori all'ambiente e ai suoi simili.



domenica 15 febbraio 2009

Nutrie, colpa degli allevatori

Lettere ai giornali e servizi TV in queste settimane hanno rilanciato la questione delle nutrie, citando gli animalisti fra i responsabili del problema.

Vorremmo ricordare a tutti coloro che si stanno scatenando contro le nutrie che:

1. Le nutrie non facevano parte dell'ecosistema italiano e in esso sono state introdotte a forza dagli allevatori;
2. Le nutrie sono arrivate per essere allevate da persone incompetenti e attirate da facili guadagni perche'; con le loro pelli si producevano le cosiddette "pellicce di castorino";
3. Le liberazioni effettuate da "animalisti" di esseri viventi (detenuti in gabbie in condizioni raccapriccianti e non conforme alla natura degli animali stesse) non hanno mai riguardato le nutrie;
4. Le nutrie sono state liberate dalle gabbie non dagli animalisti ma dagli allevatori al tramontare della moda passeggera delle "pellicce di castorino";
5. La soppressione indiscriminata non risolve il problema.

Come sempre, quando alcune specie di animali si riproducono in maniera esorbitante l'unica soluzione proposta da mezzi di informazione ed amministratori e' quella di sterminarli e le associazioni animaliste, che difendono cioe' il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi, vengono accusate di aver creato il problema.
Cosi' sembra sempre che sia colpa nostra se ci sono i topi , i piccioni, le volpi, i gatti e i cani randagi...
Invece di sparare a zero e proporre solo la morte, perche'; non istituiamo la Consulta Comunale Affari Animali da noi proposta da almeno 15 anni per affrontare insieme in modo scientifico gli argomenti che riguardano gli animali, tutelando sia il cittadino che l'animale stesso?
Siamo invece d'accordo quando i "media" se la prendono con chi assalta gli allevamenti e libera gli animali.
La LAV ha sempre condannato tali metodi, denunciando alle autorità competenti gli allevamenti abusivi (fenomeno rilevante di cui non si parla abbastanza) e impegnandosi per il reinserimento degli animali piuttosto che per il loro abbandono nell'ambiente.
Noi siamo a disposizione per proporre, costruire e difendere la vita.
Siamo contrari alla morte.

LAV home

Fermiamo il trappolaggio. Animali, un’inutile crudeltà

Molto spesso si sente usare la terminologia «animali nocivi», solitamente riferita a innocui animali colpevoli solo di disturbare le attività dell’uomo, in primis la caccia. Varie le considerazioni sull’argomento: molte volte la presenza inopportuna di animali è dovuta proprio all’uomo. Così è accaduto per i cinghiali, «selvaggina da ripopolamento venatorio», immessa in natura in condizioni già precarie e destinata comunque a prematura morte, per i «castorini» (nutrie), importati in Italia decenni fa per essere allevati per la produzione di pellicce, poi, una volta fallito l’esperimento, liberati sul territorio e considerati ora dannosi.
Se può essere vero che qualche volta questi animali provocano «danni» all’uomo, occorre anche pensare che l’uomo è ancora più dannoso per l’ambiente e gli animali stessi. Se i piccioni sporcano le facciate delle case o le strade, che dire dell’inquinamento causato dall’uomo? Con i lavori idraulici lungo i corsi d’acqua vengono a sparire i canneti dove gli uccelli costruiscono il nido, con le monocolture l’uomo crea un deserto faunistico nelle zone circostanti, e l’elenco è lungo...
Durante una recente sperimentazione di trappolaggio condotta nella pianura irrigua lombarda si è accertato che in oltre il 70% delle zone testate, catture giornaliere protratte per un periodo variabile da 14 a 92 giorni non hanno prodotto alcuna diminuzione della popolazione locale di nutrie. In estese aree agricole, interconnesse da una fitta rete di piccoli corsi d’acqua, il calo numerico ottenuto con i piani di eradicazione viene compensato in pochi mesi dalle nascite e da fenomeni di immigrazione: in breve il numero di animali torna ad essere lo stesso. Il continuo ricorso al trappolaggio non porta alcun vantaggio pratico e ha costi altissimi in termini economici e di sofferenza degli animali.
Vogliamo ricordare, con l’esempio delle nutrie, la sofferenza degli animali «altri», quelli non d’affezione, sofferenza che rimane perlopiù nascosta. L’approccio al problema del contenimento può essere intrapreso comunque, come è emerso anche dal recente convegno sulle specie alloctone in Italia, tenutosi a Milano. Occorre educare le Amministrazioni seriamente e correttamente, evitando tutti i maltrattamenti, qualunque sia la specie che ne è vittima e qualunque siano i motivi: nulla autorizza a procurare sofferenze fisiche e psichiche a un animale. Ogni animale prova i medesimi sentimenti di paura-gioia-dolore-voglia di vivere che ha qualsiasi umano. Troppo spesso si dimentica che gli animali sono esseri viventi esattamente come noi e si prendono decisioni terribili decretando la loro eradicazione. Come reagirebbe l’opinione pubblica se venisse decretata l’eradicazione di cani e gatti? Va superata la distinzione tra sofferenza e sofferenza, tra vita e vita. L’innocenza dell’animale, la sua lealtà e mitezza, il suo spontaneo fuggire da ogni violenza gratuita, sono mete ancora da raggiungere dalla maggior parte degli uomini.

Lav Mantova

mercoledì 4 febbraio 2009

LA STORIA DI WILLY IL CUCCIOLO DI COYPU (Castorino o Nutria)

La storia dell'ormai famosa Nutria Willy è presente anche sul sito "viverevegan" a cui vanno i miei ringraziamenti. Questo il link originale: http://www.viverevegan.org/annunci/willy.htm

Questa è la storia di Willy, un cucciolo di castorino (comunemente chiamato nutria) che è stato salvato da morte certa.
Tutto ebbe inizio la notte del 6 aprile quando per le strade di campagna nella periferia nord di Milano, il mio amico A., passando in macchina, vide sull'asfalto una carcassa di nutria. Onde evitare di lasciarla in mezzo alla strada decise di fare retromarcia per spostarla almeno in prossimità del ciglio.
Una volta avvicinatosi al corpo si accorse che qualcosa si muoveva ancora, probabilmente erano gli ultimi riflessi muscolari.
Giunto vicino al corpo dell'animale vide che quello che si muoveva non era la coda, come ipotizzava, ma un cucciolo di nutria appena nato che cercava il latte dove però non c'era più nulla a causa dell'incidente. In realtà i cuccioli erano 3 ma solo lui si salvò.
Preso da tale compassione e amore per la vita, A. salì in macchina e prese il primo strumento che gli capitò in mano per tagliare il cordone ombelicale e salvare cosÏ il piccolo castorino da una fine orrenda ma certa.
Una volta preso il cucciolo, A. lo portò con lui in macchina e lo curò tenendolo sempre vicino a sé per 2 giorni.
Nel frattempo gli diede il nome di Willy e lo portò da un veterinario per controllare il suo stato di salute.


FIG. 1 - Willy a pochi giorni

Siccome il veterinario era impossibilitato a tenere Willy, tramite contatti con varie associazioni sono giunti a me, biologo, che mi occupo indipendentemente anche dello studio delle nutrie.
E così io e A. ci siamo aiutati ad accudire il piccolo Willy. Lo abbiamo portato in alcuni parchi per abituarlo al suo ambiente naturale anche se è praticamente imprintato sull'uomo.


FIG. 2 - Willy mangia vicino alle gambe

Ora ha 9 mesi ed è un buon animale da compagnia. Purtroppo la sua reputazione non è buona a causa della cattiva disinformazione che dilaga su questo roditore.
Occorre pertanto trovare per questa creatura un luogo protetto, un giardino o un'oasi dove possa continuare ad essere in contatto con l'uomo.
In tutto questo tempo ho imparato molto da lui e Willy si è affezzionato molto alle persone. Praticamente il suo peggior nemico (l'uomo) è ora il suo miglior amico.
Gli piace essere coccolato, chiama quando ha fame e risponde al suo nome. Non si allontana mai dalle persone perchè sa che può trovare protezione.


FIG. 3 - Willy mangia dalla mano. Dimostrazione provata della docilità delle nutrie

Per qualunque informazione relativa a questo cucciolo fortunato, potete rivolgervi a me.
Grazie e un saluto a tutti.

sabato 10 gennaio 2009

Come accudire una Nutria - LEZIONE 7: LA VITA DOMESTICA

Nel qual caso una persona dovesse accudire un Coypu (nutria) per diversi mesi è bene dotarsi di una gabbia da roditori come conigli. Analizziamo ora le principali attività che occorre svolgere per la cura di questo simpatico e docissimo Roditore.
Ci tengo a precisare prima che essendo un animale selvatico (nonostante fin dalla nascita sia stato imprintato alla vita domestica) è buona norma trovare una sistemzione opportuna in un giardino, oasi, parco o area protetta.

MATERIALE A DISPOSIZIONE
- gabbia
- fieno
- tutolo di mais
- cibo / acqua

PULIZIA
Occorre pulire la gabbietta una volta al giorno. Se non si sa come controllarlo durante questa operazione consiglio di porlo nella vasca da bagno riempita di acqua per circa 1/3 del volume.
Una volta lavata la gabbietta, spargere il tutolo fino a coprire quasi l'intero ripiano (in ampiezza) della gabbia. Dopo il tutolo si procede con la posa del fieno. Più se ne mette e meglio è per il Coypu in quanto può mangiare e anche costruirsi la sua tana con questo materiale.
Almeno una volta al giorno è buona norma che il Coypu possa fare il bagno sia per idratarsi che per pulirsi e tenere attive le sue funzioni.


FIG. 1 - Coypu (Willy) che si lava in vasca da bagno

LA STAGIONE CALDA
In primavera ed estate il Coypu è nella sua piena attività ed è bene portare l'animale fuori di casa (in giardini pubblici o parchi naturali) almeno ogni weekend. Se in casa poi non c'è nessuno tende a dormire ma durante il giorno è sveglio. Non soffre il troppo caldo e neanche le correnti d'aria presenti in casa. E' consigliabile comunque non esporre un cucciolo di pochi mesi agli spifferi d'aria di porte e finestre.

LA STAGIONE FREDDA
In autunno ma soprattutto d'inverno la vitalità del Coypu rallenta perchè entra in una fase di letargo chiamata "torpore". Difatti durante il giorno il nostro animale aumenta la quantità di tempo dedicata al sonno e quindi all'accumulo e al risparmio di energie.
Le temperature gelide sono un nemico letale per le nutrie per cui è vivamente sconsigliato liberare eventuali esemplari nei mesi autunnali e invernali.

GIOCO
Vivendo in casa il Coypu necessita, per quanto possibile, di svolgere attività fisica per cui è consigliabile lasciarlo libero, ma sotto la vostra visione, per un tempo a vostra discrezione.
Al Coypu piace correre, curiosare, scoprire nuovi posti ma bisogna porre attenzione a dove cammina perchè come tutti i roditori è attratto dai fili e dal legno.
Il Coypu è anche un animale a cui piacciono le coccole, si lascia prendere in braccio e gli piace molto farsi coccolare sul ventre, sul dorso e sotto il collo.
Con la bocca si avvicina sia per annusare la vostra mano sia per prenderla in bocca tra il diastema ma senza mai mordere con forza. E' solo il suo modo di manifestare contetezza e legame affettivo in quanto vi considera come suoi fratelli e compagni di gioco.


FIG. 2 - Coypu (Willy) che esplora la casa durante le sue libere uscite


FIG. 3 - Coypu (Willy) che si fa coccolare

sabato 13 dicembre 2008

I SENSI DEL COYPU (Nutria) - IL GUSTO

Il gusto e' il penultimo senso di importanza per il Coypu (e i Roditori in generale) prima della vista che e' quello meno sviluppato dei 5 sensi presi in esame.
Come la maggior parte degli animali, e' plausibile affermare che sulla lingua del Coypu siano presenti recettori e papille gustative.

FIG. 1 - il senso del gusto del Coypu

In questo modo il Coypu potra' decidere e successivamente ricordare quali fonti di cibo sono per lui commestibili e quali invece e' meglio evitare in futuro.
Gli studi su questo organo sensoriale sono molto scarsi per cui l'argomento è terreno fertile per ipotesi e programmi di studio e ricerca.
Anche i baffi giocano però un ruolo imortante nel gusto infatti, oltre a riconoscere il terreno, il Coypu utilizza le vibrisse per spostarsi e direzionarsi verso le fonti di cibo a lui più congeniali.
Possiamo dire però che, a seconda delle mie osservazioni, il gusto è un senso in cui partecipano più organi.
E' infatti possibile notare come il Coypu, per "tastare" l'ambiente, utilizzi anche l'olfatto e a seconda dei profumi potrà prendere decisioni in merito agli spostamenti e alle fonti di cibo.


FIG. 2 - L'olfatto del Coypu