sabato 30 marzo 2013
sabato 9 febbraio 2013
Mariah: nutria fortunata
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!
sabato 11 agosto 2012
Coldiretti: la fauna selvatica NON provoca danni all'agricoltura, il maltempo e la geoingegneria si!
POMODORO: -20%
MAIS: -30%
SOIA: -40%
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO: -50%
GIRASOLE: -20%
LATTE: -15%
I danni all'agricoltura italiana stimati da coldiretti si avvicinano a 1 miliardo di euro. La fauna selvatica e le nutrie sono innocenti, ma allora quali sono le vere cause?
E' il clima e la geoingengeria ovvero la modificazione climatica che viene attuata dai governi dei Paesi della NATO per mezzo delle scie chimiche le quali sono in grado di dissolvere le nuvole ed evitare le precipitazioni oppure, viceversa, di concentrare forti perturbazioni in un breve lasso di spazio e tempo. Continua il comunicato della coldiretti: "[...] è il risultato di una estate iniziata con un mese di giugno in cui la precipitazione cumulata al nord era stata secondo l'Ucea inferiore del 45,4 per cento rispetto alla media geografica degli scarti del clima del periodo 1971-2000. A preoccupare adesso sono anche i temporali violenti che rischiano di aggravare il conto dei danni."
"Siccità, è stato di calamità nelle campagne italiane
E' stato di calamità nelle campagne italiane a causa della siccità. Dopo la richiesta di riconoscimento avanzata da Coldiretti, la quale ha calcolato un bilancio dei danni superiore al mezzo miliardo di euro, il Ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha annunciato che “ci sono delle zone del paese dove molto probabilmente sarà dichiarato lo stato di calamità naturale e i tecnici del mio ministero stanno lavorando per individuarle”. Secondo un monitoraggio della Coldiretti, il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con forti cali della produzioni. Per il mais si stima una riduzione dei raccolti del 25-30 per cento a livello nazionale con punte dell’80 per cento nel Polesine e del 50 per cento nel Padovano. Male anche la soia, con un calo del 30-40 per cento nelle regioni settentrionali (dove si effettua la quasi totalità della coltivazione) con punte dell’80-100 per cento nel Polesine. Per il girasole la produzione dovrebbe diminuire del 20 per cento a livello nazionale, soprattutto nelle Marche e in Toscana, mentre rischia di essere dimezzata la barbabietola da zucchero, con un crollo sino al 50 per cento nelle regioni del Nord a seguito del calo della resa nelle aree del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove non si è potuto irrigare. Situazione preoccupante pur per il pomodoro, con un -20 per cento del raccolto in tutte le aree di produzione nazionale con punte del 25 per cento nel Mezzogiorno. Anche la vite è a rischio se dovesse permanere il caldo. E’ prevista una produzione molto contenuta rispetto alla media. Per il latte si teme una minore produzione a livello nazionale del 10-15 per cento con punte del 30-40 per cento in Toscana dove si registrano maggiori costi del 70-80 per cento per carenza foraggi mentre in Piemonte le mandrie sono costrette a lasciare gli alpeggi con un mese di anticipo. Riduzione della produzione pure per gli ortaggi dove non è stato possibile irrigare. In Abruzzo secondo la Coldiretti calo del 30 per cento della produzione di patate e carote. Ma gli effetti del caldo non stanno risparmiando neppure uova e miele."
venerdì 20 luglio 2012
I MEZZI STRADALI SONO LA CAUSA DEL CEDIMENTO DEGLI ARGINI, NON LE NUTRIE O ALTRI ANIMALI!
NUTRIE: NON SONO TANTE E NON SONO DEVASTANTI. LA CACCIA NON E’ LA SOLUZIONE.
sabato 26 maggio 2012
Le Nutrie NON portano leptospirosi: le analisi eseguite da VERI veterinari, biologi e IZ lo dimostrano
giovedì 5 aprile 2012
SULLE TANE DELLE NUTRIE
Commento in merito all’immagine apparsa sulla Gazzetta di Lunedì 20/02/12
Vorrei esporre qualche considerazione relativamente all’immagine presente sulla gazzetta del giorno 20/02/2012 nell’articolo “Castorini della discordia”.
In questa immagine è possibile notare un enorme buco che sembrerebbe causato da qualche mezzo adatto proprio allo scavo. Dico questo perché conoscendo molto bene le caratteristiche delle tane delle nutrie, sapendo la costituzione idrogeologica dei nostri suoli e avendo visto vari cedimenti naturali di argini, quello ritratto in foto non pare affatto corrispondere ad un evento di origine animale. A meno che si sia trattato di una nutria-balena ma, che io sappia, tale specie non esiste.
Generalmente i cedimenti delle tane presenti negli argini appaiono come crolli, smottamenti, frane, come mostrato nella figura sottostante (un esempio):
Come è possibile notare le due formazioni sono completamente diverse e dall’osservazione di queste due immagini possiamo intuire come anche le dinamiche che hanno portato a queste formazioni siano assai differenti l’una dall’altra. E’ d’obbligo sottolineare come in entrambi i casi gli argini siano privi di vegetazione e ciò costituisce il fattore di degrado ambientale, di origine antropica, scatenante questo genere di situazioni. Da ciò si evince quanto la prevenzione possa essere efficace se applicata nei giusti tempi e modi.
Va ribadito anche che le tane delle nutrie presentano un diametro di circa 30 – 50 cm ed una lunghezza che può variare da meno di 1 metro a circa 5 metri. La maggior parte delle tane presentano un solo cunicolo ma in condizioni particolari possono essere composte da più cunicoli.
Ci sono molti animali che vivono interagendo con gli argini e costruendovi le proprie tane. Mentre in natura tutto è in equilibrio grazie alla presenza di un ambiente sano, i problemi si hanno nel momento in cui arriva l’uomo che sconvolge in maniera prepotente e scriteriata i forti equilibri presenti precedentemente. Argini con una certa pendenza e profondità e privi di vegetazioni sono assai più instabili, fragili e deboli, quindi suscettibili sia delle azioni erosive dell’acqua che dei fenomeni atmosferici.
Tutto ciò richiede una seria, accurata e costante manutenzione, come previsto dalle normative dei consorzi di bonifica. Grazie infatti ai controlli regolari è possibile intervenire per tempo. Ma non basta. Insieme a questi infatti occorre attuare opere di prevenzione di tipo naturalistico come le piantumazioni e la valorizzazione ambientale. Come consigliato da seri studi di letteratura scientifica. Oltre a ciò esistono tecniche molto valide ed efficaci di ingegneria ambientale come accennato poco sotto.
Esistono metodi ecologici che si possono applicare fin da subito proprio per le situazioni più sensibili e in ambito rurale (ma non solo).
Il disegno sottostante riporta uno schema di una tipica tana di nutria. Come è facile immaginare, l’impatto è circoscritto e facilmente monitorabile. Solo in casi particolari la tana (che sia di nutria, di volpe, di tasso, di topo muschiato, di ratto, ecc.) potrebbe collassare e il risultato che si avrà consisterà nel cedimento della parte superiore dell’argine su quella sottostante. Tutt’altra cosa che l’apertura di un varco ove magicamente sparisce la terra (possibile solo mediante asportazione meccanica della terra ad opera umana).
Recinzioni e altri ostacoli.
Le nutrie non sono animali scalatori. E’ sufficiente posizionare una rete interrata per 15 cm e alta 1 metro circa per difendere gli alberi. Alta 3 metri per ottenere una difesa non solo dalle nutrie ma anche dagli ungulati.
Gestione dei livelli di acqua.
Tipicamente le tane degli animali fossori hanno qualche decina di centimetri di terra sopra di loro. Tuttavia quando i livelli delle acque si alzano, gli animali tendono ad innalzare anche la tana scavando verso la superficie. In questi casi aumenta l’indebolimento dell’argine. Per evitare ciò occorre monitorare e gestire al meglio il flusso d’acqua. Nello specifico se d’inverno si alzasse il livello dell’acqua, le nutrie saranno costrette ad allontanarsi dalle tane. Viceversa se d’estate si abbassasse il livello dell’acqua, le tane sarebbero più esposte ai predatori e di conseguenza le nutrie tenderebbe ad abbandonarle per cercare zone più sicure.
Utilizzo di barriere.
L’impiego di barriere metalliche o di pietre poste 50 cm in superficie e interrate per 1 metro risulterà efficace nel dissuadere le nutrie dallo scavo delle proprie tane.
Dissuasori e repellenti.
Le nutrie sono animali diffidenti e tendono a fuggire se si sentono minacciate. In presenza di nuovi cunicoli è possibile imbottirli con materiale impregnato dell’odore di un predatore. Rumori forti, acqua a pressione, spruzzi d’acqua, sono semplici dissuasori che tendono a disturbare e quindi allontanare la nutria.
Locazione delle colture.
Le colture non recintate situate nei pressi di corsi d’acqua sono attraenti per le nutrie e gli altri animali. E’ sufficiente quindi seminare le colture o tenere il proprio giardino ad una certa distanza dall’argine di modo che la vegetazione naturale in prossimità dell’acqua funga da fonte alimentare più che sufficiente per le nutrie e altri animali che non si spingeranno oltre.
giovedì 8 marzo 2012
INSERIRE LA NUTRIA TRA LE SPECIE CACCIABILI: E’ SCIENTIFICAMENTE UNA PURA FOLLIA!
Cosa significa questo? Prima di analizzare brevemente le terribili conseguenze va ricordato che nel giugno del 2011 a Pavia si tenne il primo convegno internazionale sulla nutria e in questa sede la stessa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato e dimostrato la NON FATTIBILITA’ di introdurre la nutria quale specie cacciabile [1]. Questa risoluzione quindi è anticostituzionale (non rispetta la legge nazionale 157/92) e deve essere revocata il più presto possibile perchè va contro gli studi scientifici proprio dell’unico organo un po’ più competente in materia di fauna selvatica in Italia ovvero l’ISPRA (ex-INFS).
Ciò rappresenta un fatto grave perchè effettivamente non tiene conto del tavolo tecnico – scientifico (eccetto per alcuni rappresentanti allora presenti) quale era il convegno internazionale sulla nutria. Secondo le lobbies sopra citate quindi, i validi studi scientifici (che costoro si guardano bene dall’eseguire) non hanno valore e questo è un vero affronto all’Etica, alla Scienza, alla Nazione e alla Natura ivi presente dimsotrando la loro totale malafede.
Le ipotesi su cui si basano gli assunti del documento in questione sono assai opinabili.
Quali saranno i rischi e quindi le conseguenze disastrose di una eventuale e malaugurata approvazione di tale risoluzione? Innanzitutto sarà un vero disastro ecologico e naturalistico dato che si prevederà di cacciare la nutria tutto l’anno, eventualmente, anche in zone ora interdette alla caccia (Oasi, Parchi, ecc.).
E’ preoccupante il fatto che chi legifera in quella sede non abbia la ben che minima conoscenza in ambito biologico e naturalistico e non sappia nulla della specie Nutria se non le menzogne raccontate solo da determinate lobbies. La Nutria infatti è una specie che vive a contatto con l’acqua, quindi in zone umide sia naturali che seminaturali (paludi, stagni, fontanili, risorgive, laghi, fiumi, ecc.). Queste zone sono protette dalla direttiva Habitat ad esempio. Siccome l’acqua è sinonimo di vita, tali zone rappresentano degli “hot spot” di biodiversità e presentano equilibri ecologici sensibili. Approvare un tale affronto verso la Natura, quale è questa risoluzione, equivale a condannare a morte ambienti di elevato pregio naturalistico. Infatti molte specie diverse vivono in queste zone insieme alle nutrie come anatidi, anfibi, pesci, rettili, piccoli mammiferi, invertebrati, ecc. Tutto ciò avrebbe un impatto negativo a livello di sostenibilità ambientale (inquinamento da piombo, disturbo dell’avifauna, degrado ambientale, ecc).
Chiunque abbia un cuore e un briciolo di intelligenza (e consocenza) ha ben compreso cosa si cela dietro questa assurda e antiscientifica risoluzione che distruggerà l’ambiente solo per l’ingordigia dei soliti noti.
Si auspica quindi un ravvedimento della coscienza di chi rappresenta le vere Istituzioni a tutela dell’ambiente perchè crediamo che la Natura non abbia prezzo e sarebbe ora di dire basta ai soprusi delle lobbies. Per amore della Vita, per amore del Pianeta.
domenica 4 marzo 2012
ORDINANZE SULLE NUTRIE – parte 2: LE RIFLESSIONI
Ai sensi della L. 157/92, ed in particolare all’art.19, il “controllo” della fauna selvatica può essere definito come l’insieme delle azioni (dirette od indirette) finalizzate alla prevenzione/limitazione/riduzione dei danni causati da una specie faunistica.
- è un caso particolare della gestione faunistica
- non è finalizzato al raggiungimento di obiettivi diversi dalla riduzione dei danni (es. un valore di densità)
- non è il “prelievo venatorio” (non è “caccia”)
La L. 157/92 al proposito così recita: “ Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’INFS (ISPRA)”
- il controllo deve essere “selettivo”
- esistono casi “normali” (di norma…) in cui le azioni di controllo vengono praticate con metodi ecologici;
- i metodi ecologici sono indicati (su parere…) dell’ISPRA.
Ma, tecnicamente, quale caratteristica devono avere i metodi di controllo faunistico?
Con il termine “metodi ecologici” si individua l’insieme delle azioni dirette volte alla limitazione numerica di una specie selvatica agendo tramite accorgimenti basati sull’ecologia o sull’etologia della specie.
• Reintroduzione (ove manchino) dei predatori naturali (come la volpe, invece cacciata!)
• Diminuzione delle risorse alimentari artificiali (i campi coltivati per gli erbivori), ponendole in “indisponibilità” (fascia”tampone”)
• Siepi campestri
• Reti per le sponde arginali
• ecc.
1) Sia l’indicazione dei metodi ecologici
2) Sia la verifica sulla loro efficacia
- hanno sempre chiesto il parere dell’ISPRA, anche se ciò non rappresentava una condizione necessaria, non trattandosi di provvedimenti connessi alle specie di cui alla Direttiva 79/409/CEE (uccelli selvatici). Questo rapporto diretto con l’Istituto è stato ricercato verosimilmente per conferire una sorta di “legittimazione” ai propri atti.
- hanno spesso proposto un “Piano di controllo” con delle soluzioni comprendenti l’abbattimento (Mantova è andata oltre: non li ha nemmeno contemplati passando direttamente alle gabbie-trappola (vedi art. 3 “criteri ispiratori”)!!!).
- l’ISPRA ha sostanzialmente dato pareri su quello che le Province richiedevano, entrando nel merito delle metodologie di abbattimento.
- questo ha originato una serie di problemi tecnici ed amministrativi (contenzioso – vedi sentenze).
• Sono attuati con la presenza diretta di un Agente di Vigilanza di cui all’art. 51, coordinata dalla Polizia Provinciale.
Pertanto:
• Sono “fuori legge” gli interventi effettuati da cacciatori o proprietari da soli…
- gli interventi che deprimono in maniera indiretta la dinamica delle popolazioni agendo sui fattori limitanti (risorse alimentari, siti di rifugio o riproduzione, ecc.);
- la messa in opera di mezzi di protezione fisica dei beni danneggiabili (recinzioni fisse, reti mobili, pastore elettrico), o di strumenti dissuasivi (visivi, olfattivi, acustici, ecc.);
- la predisposizione di fonti trofiche alternative a quelle offerte dalle risorse danneggiabili.”
SCAMBIO DI RUOLI TRA NUTRIA E UOMO
Gli Enti presenti vengono di seguito elencati:
- Governo-nutria alias Governo
- ISpDA (Istituto Superiore per la Distruzione Ambientale)
- malaFEDERFAUNA (organizzazione criminale-mafiosa per il controllo della fauna)
- federcacc(i)a alias federcacca (federazione cacciatori di cacche)
- coldispetti (cosca di coltivatori "terra nostra")
Il Governo dopo aver sentito tutte le parti chiamate in causa (anche se sono solo quelle con un grande conflitto di interesse senza che nessun tecnico super-partes abbia partecipato alla seduta onde evitare di avere noie), approva il contenimento tramite abbattimento con arma da fuoco o in alternativa con gabbie trappola (e successiva eutanasia) della specie uomo "homo sapiens" che di sapiens ha poco o niente (si tratta probabilmente di manie di onnipotenza e sindromi da antropocentrismo).
Sentite le pappardelle dell'ISpDA che non staremo qui a sciorinare;
Accolte le dicerie (false e tendenziose) di malaFEDERFAUNA secondo la quale in Europa ci sarebbero solo (non si sa bene da dove arrivi questo risultato) circa 250 milioni di nutrie a fronte di 700 milioni di esseri umani che si riproducono a dismisura e causano danni alla società civile, agricola, industriale e anche agli abitanti di altri pianeti. La stessa malaFEDERFAUNA istiga il governo a sparare a vista alle persone proprio per via di questo enorme ammontare di materia organica;
Approvate le scuse campate per aria di federcacca secondo la quale gli uomini costruiscono infrastrutture inutili e che impattano con l'ambiente, una su tutte per esempio la boiata della TAV che serve solo ad ingrossare la criminalità organizzata;
Sentita coldispetti che dice che gli uomini causano danni al terreno, provocano povertà, fame nel mondo, promuovono guerre per accaparrarsi le materie prime lasciando volutamente i paesi e le persone sotto la soglia di povertà, creano e diffondono malattie di tutti i tipi (altro che la sola e facilmente curabile leptospirosi);
Accolte anche le pressioni e le corruzioni nonchè le falsità e i crimini delle associazioni svenatorie come BigDickHunter, la Dea della Cacca, il Cagatore, Migrastoria, Dianna e gli uffici cacca e piscia delle varie Province;
(Natura)XIII Commissione
premesso che:
l’uomo (Homo sapiens) è un ominide originario dell’Africa, la cui introduzione in Italia è avvenuta alcuni millenni fa per attività di allevamento, finalizzate alla produzione di schiavi;
«Zucchina, Negroni, Pizzetto, Carro, Cenno, Sano, Fiori».
ogni riferimento a fatti o persone è puramente causale.
