martedì 20 novembre 2018
IL PRIMO MANUALE SCIENTIFICO SULLA NUTRIA
giovedì 8 novembre 2018
giovedì 10 luglio 2014
LE MENZOGNE DELLA PROPAGANDA VENATORIA E POLITICA SUL FENOMENO NUTRIE
mercoledì 25 giugno 2014
NUTRIE, IL TEMPO E' SCADUTO (?)
mercoledì 17 aprile 2013
Sorella Nutria, come non te l'aspetti
Metti un venerdì sera a parlar di nutrie, un modo un po’ insolito per iniziare il fine settimana. Metti una squadra di esperti appassionati, ognuno dei quali ha le competenze necessarie per portare alla luce un lato diverso di questo argomento spinoso (e peloso).
Un argomento in apparenza insolito, certo, ma purtroppo molto attuale, a causa delle ordinanze comunali che autorizzano vere e proprie mattanze nei confronti del roditore: squadre di cacciatori armati (a volte anche nei centri urbani) addetti al “controllo della nutria” (leggi: abbattimento) con licenza di uccidere, utilizzando metodi dolorosi e violenti.
Pare infatti che qualsiasi danno si verifichi a colture, argini, ambiente, la migliore candidata al ruolo di colpevole sia sempre lei, la Terribile Nutria. E se la responsabilità fosse invece da ricercarsi nell’incuranza umana, sempre troppo a corto di iniziative civilmente ed eticamente corrette?
Cominciamo dalle presentazioni: per chi non la conosce, la nutria (detta anche castorino) è un roditore dalle modeste dimensioni, con abitudini fortemente semiacquatiche e simile per certi aspetti al castoro nordamericano e al capibara. Di indole docile, con un’alimentazione prettamente vegetariana, è dotata di una straordinaria capacità di adattamento a diverse condizioni ambientali (plasticità ecologica).
E ora vediamo una alla volta le accuse rivolte a Sorella Nutria: tutte quante prontamente smentite dalla conoscenza scientifica.
1° - Hanno invaso il nostro territorio!
Già, come potremo sopravvivere ora che tutti gli spazi sono stati colonizzati dal nemico?
Peccato però che le nutrie se ne sarebbero state comodamente a casa loro, se non fosse stato per la volontà umana che le ha strappate alla loro terra natia (il Sudamerica), per esportarle poi in tutto il mondo.
Tutto questo per rispondere in modo egoistico ad una propria esigenza: dapprima quella di bonificare le paludi (le nutrie si nutrono della vegetazione spontanea, e “puliscono” in questo modo il territorio, alla faccia di chi le considera animali sporchi) e poi quella di allevarne gli esemplari per la loro pelliccia.
2° - Fa schifo, sembra un topo gigante.
Ma lo avete mai visto un topo? E un castoro, lo avete mai visto? Evidentemente no, altrimenti vi sareste accorti da soli che quest’ultimo le assomiglia molto di più.
Il termine “nutria” infatti è frutto di un’errata traduzione; il vero nome di questo animaletto è Myocastor Coypus, detto anche Castorino.
Comunque, anche fosse un topo, non vedo quale sia il problema.
3° - Fa schifo, ha i denti arancioni.

Ahimè sì, i denti sono effettivamente arancioni. Ma conosco gente con denti molto più brutti, e non per questo mi sento in diritto di sterminarla. Inoltre trovo che l’arancione le doni: questione di gusti.
4° - Porta malattie come la Leptospirosi.
Sbagliato: studi recenti effettuati dagli Istituti Zoo-profilattici hanno dimostrato che non esiste alcun pericolo di tipo igienico – sanitario. La nutria non può essere considerata un vettore di agenti patogeni, non più di quanto non lo sia qualsiasi altro animale parte della fauna selvatica.
5° - Distrugge gli argini dei fiumi.
Alcune volte in mancanza di altri nascondigli, è costretta a scavare dei cunicoli da utilizzare come tana. Ma per sua natura, la nutria tende poi a occupare lo stesso luogo per tutta la vita. Insomma, non avrebbe bisogno di scavare ulteriormente.
Se non fosse ancora una volta per l’azione dell’essere umano (che sorpresa) che le da la caccia, causandole stress e inducendola ad allontanarsi e trovare altri rifugi, e di conseguenza creare altre tane.
Per risolvere questo inconveniente, sarebbe sufficiente inserire delle reti metalliche lungo gli argini, che rendano impossibile lo scavo. Costose? Molto meno di quanto sia già stato speso per le catture, violente e controproducenti.
6° - Crea danni alle colture.
Strano: la nutria preferisce i terreni incolti. Perché si spinge fino ai campi coltivati?
Sempre tenendo presente che non è lei ad aver invaso casa nostra, ma al contrario siamo stati noi ad averla costretta a vivere lontana dal suo habitat naturale, bisogna sapere che quando esce dalla tana, si sposta nell’arco dei primi 5-10 metri dall’argine.
Lasciando quest’area incolta, si possono evitare molti danni. Ma siccome anche le colture sono ormai votate alla produzione industriale, si vuole occupare sempre più terreno, sempre più intensivamente.
7° - Si sono moltiplicate a dismisura, bisogna ucciderle. Perché non lasciare che questo accada in modo spontaneo, per mano (ops, zampa) del suo naturale predatore, cioè Sorella Volpe? Ah, perché la volpe è un’altra ambita preda dei cacciatori, al pari di lepri e fagiani di cui sopra.
Lo stress causato dalla caccia, oltre a creare la necessità di nuove tane, provoca anche un aumento della riproduzione. È un meccanismo di autoregolazione assai diffuso in natura, ovvia risposta di una specie che si sente minacciata.
8° - È feroce e in grado di sbranare una persona.
No comment! Ma non ve l’ho già detto che le nutrie sono vegetariane?!
La coda, ad esempio: oltre ad avere la funzione di timone (in acqua) e di termoregolazione, serve anche come base d’appoggio, per stare in equilibrio su due zampe. E le mammelle laterali, per poter allattare i cuccioli anche mentre la mamma è impegnata a nuotare?
La presenza umana in questo pianeta è cosa di poco conto. Da buoni ospiti momentanei, dovremmo avvicinarci al pianeta con educazione, rispetto, soggezione: dovremmo cercare di “non disturbare”.
[...] Da ciò risulta fondamentale promuovere e approfondire gli studi, le ricerche, le regolamentazioni e tutti quegli interventi che perseguano il fine della conservazione della biodiversità».
(Samuele Venturini, castorologo – Ecobioevoluzione)

- MI.F.A. Onlus - Nutrie: www.nutria.mifaonlus.com
- AAE - Nutrie: Pagina Facebook
- Volantini dettagliati, anche in versione illustrata per bambini: clicca QUI.
- In alto: la nutria Willy, foto di Mathilde Bonetti (Leggi la storia di Willy e Samuele).
- Con il carrellino: Mariah, la nutria fortunata (Leggi la storia di Mariah).
- A sinistra: Willy e Samuele Venturini, abbracciati.
sabato 30 marzo 2013
CONFERENZA SULLA NUTRIA A TREVISO - 05/04/2013
sabato 9 febbraio 2013
Mariah: nutria fortunata
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!
venerdì 20 luglio 2012
I MEZZI STRADALI SONO LA CAUSA DEL CEDIMENTO DEGLI ARGINI, NON LE NUTRIE O ALTRI ANIMALI!
NUTRIE: NON SONO TANTE E NON SONO DEVASTANTI. LA CACCIA NON E’ LA SOLUZIONE.
sabato 26 maggio 2012
Le Nutrie NON portano leptospirosi: le analisi eseguite da VERI veterinari, biologi e IZ lo dimostrano
giovedì 5 aprile 2012
SULLE TANE DELLE NUTRIE
Commento in merito all’immagine apparsa sulla Gazzetta di Lunedì 20/02/12
Vorrei esporre qualche considerazione relativamente all’immagine presente sulla gazzetta del giorno 20/02/2012 nell’articolo “Castorini della discordia”.
In questa immagine è possibile notare un enorme buco che sembrerebbe causato da qualche mezzo adatto proprio allo scavo. Dico questo perché conoscendo molto bene le caratteristiche delle tane delle nutrie, sapendo la costituzione idrogeologica dei nostri suoli e avendo visto vari cedimenti naturali di argini, quello ritratto in foto non pare affatto corrispondere ad un evento di origine animale. A meno che si sia trattato di una nutria-balena ma, che io sappia, tale specie non esiste.
Generalmente i cedimenti delle tane presenti negli argini appaiono come crolli, smottamenti, frane, come mostrato nella figura sottostante (un esempio):
Come è possibile notare le due formazioni sono completamente diverse e dall’osservazione di queste due immagini possiamo intuire come anche le dinamiche che hanno portato a queste formazioni siano assai differenti l’una dall’altra. E’ d’obbligo sottolineare come in entrambi i casi gli argini siano privi di vegetazione e ciò costituisce il fattore di degrado ambientale, di origine antropica, scatenante questo genere di situazioni. Da ciò si evince quanto la prevenzione possa essere efficace se applicata nei giusti tempi e modi.
Va ribadito anche che le tane delle nutrie presentano un diametro di circa 30 – 50 cm ed una lunghezza che può variare da meno di 1 metro a circa 5 metri. La maggior parte delle tane presentano un solo cunicolo ma in condizioni particolari possono essere composte da più cunicoli.
Ci sono molti animali che vivono interagendo con gli argini e costruendovi le proprie tane. Mentre in natura tutto è in equilibrio grazie alla presenza di un ambiente sano, i problemi si hanno nel momento in cui arriva l’uomo che sconvolge in maniera prepotente e scriteriata i forti equilibri presenti precedentemente. Argini con una certa pendenza e profondità e privi di vegetazioni sono assai più instabili, fragili e deboli, quindi suscettibili sia delle azioni erosive dell’acqua che dei fenomeni atmosferici.
Tutto ciò richiede una seria, accurata e costante manutenzione, come previsto dalle normative dei consorzi di bonifica. Grazie infatti ai controlli regolari è possibile intervenire per tempo. Ma non basta. Insieme a questi infatti occorre attuare opere di prevenzione di tipo naturalistico come le piantumazioni e la valorizzazione ambientale. Come consigliato da seri studi di letteratura scientifica. Oltre a ciò esistono tecniche molto valide ed efficaci di ingegneria ambientale come accennato poco sotto.
Esistono metodi ecologici che si possono applicare fin da subito proprio per le situazioni più sensibili e in ambito rurale (ma non solo).
Il disegno sottostante riporta uno schema di una tipica tana di nutria. Come è facile immaginare, l’impatto è circoscritto e facilmente monitorabile. Solo in casi particolari la tana (che sia di nutria, di volpe, di tasso, di topo muschiato, di ratto, ecc.) potrebbe collassare e il risultato che si avrà consisterà nel cedimento della parte superiore dell’argine su quella sottostante. Tutt’altra cosa che l’apertura di un varco ove magicamente sparisce la terra (possibile solo mediante asportazione meccanica della terra ad opera umana).
Recinzioni e altri ostacoli.
Le nutrie non sono animali scalatori. E’ sufficiente posizionare una rete interrata per 15 cm e alta 1 metro circa per difendere gli alberi. Alta 3 metri per ottenere una difesa non solo dalle nutrie ma anche dagli ungulati.
Gestione dei livelli di acqua.
Tipicamente le tane degli animali fossori hanno qualche decina di centimetri di terra sopra di loro. Tuttavia quando i livelli delle acque si alzano, gli animali tendono ad innalzare anche la tana scavando verso la superficie. In questi casi aumenta l’indebolimento dell’argine. Per evitare ciò occorre monitorare e gestire al meglio il flusso d’acqua. Nello specifico se d’inverno si alzasse il livello dell’acqua, le nutrie saranno costrette ad allontanarsi dalle tane. Viceversa se d’estate si abbassasse il livello dell’acqua, le tane sarebbero più esposte ai predatori e di conseguenza le nutrie tenderebbe ad abbandonarle per cercare zone più sicure.
Utilizzo di barriere.
L’impiego di barriere metalliche o di pietre poste 50 cm in superficie e interrate per 1 metro risulterà efficace nel dissuadere le nutrie dallo scavo delle proprie tane.
Dissuasori e repellenti.
Le nutrie sono animali diffidenti e tendono a fuggire se si sentono minacciate. In presenza di nuovi cunicoli è possibile imbottirli con materiale impregnato dell’odore di un predatore. Rumori forti, acqua a pressione, spruzzi d’acqua, sono semplici dissuasori che tendono a disturbare e quindi allontanare la nutria.
Locazione delle colture.
Le colture non recintate situate nei pressi di corsi d’acqua sono attraenti per le nutrie e gli altri animali. E’ sufficiente quindi seminare le colture o tenere il proprio giardino ad una certa distanza dall’argine di modo che la vegetazione naturale in prossimità dell’acqua funga da fonte alimentare più che sufficiente per le nutrie e altri animali che non si spingeranno oltre.
giovedì 8 marzo 2012
INSERIRE LA NUTRIA TRA LE SPECIE CACCIABILI: E’ SCIENTIFICAMENTE UNA PURA FOLLIA!
Cosa significa questo? Prima di analizzare brevemente le terribili conseguenze va ricordato che nel giugno del 2011 a Pavia si tenne il primo convegno internazionale sulla nutria e in questa sede la stessa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato e dimostrato la NON FATTIBILITA’ di introdurre la nutria quale specie cacciabile [1]. Questa risoluzione quindi è anticostituzionale (non rispetta la legge nazionale 157/92) e deve essere revocata il più presto possibile perchè va contro gli studi scientifici proprio dell’unico organo un po’ più competente in materia di fauna selvatica in Italia ovvero l’ISPRA (ex-INFS).
Ciò rappresenta un fatto grave perchè effettivamente non tiene conto del tavolo tecnico – scientifico (eccetto per alcuni rappresentanti allora presenti) quale era il convegno internazionale sulla nutria. Secondo le lobbies sopra citate quindi, i validi studi scientifici (che costoro si guardano bene dall’eseguire) non hanno valore e questo è un vero affronto all’Etica, alla Scienza, alla Nazione e alla Natura ivi presente dimsotrando la loro totale malafede.
Le ipotesi su cui si basano gli assunti del documento in questione sono assai opinabili.
Quali saranno i rischi e quindi le conseguenze disastrose di una eventuale e malaugurata approvazione di tale risoluzione? Innanzitutto sarà un vero disastro ecologico e naturalistico dato che si prevederà di cacciare la nutria tutto l’anno, eventualmente, anche in zone ora interdette alla caccia (Oasi, Parchi, ecc.).
E’ preoccupante il fatto che chi legifera in quella sede non abbia la ben che minima conoscenza in ambito biologico e naturalistico e non sappia nulla della specie Nutria se non le menzogne raccontate solo da determinate lobbies. La Nutria infatti è una specie che vive a contatto con l’acqua, quindi in zone umide sia naturali che seminaturali (paludi, stagni, fontanili, risorgive, laghi, fiumi, ecc.). Queste zone sono protette dalla direttiva Habitat ad esempio. Siccome l’acqua è sinonimo di vita, tali zone rappresentano degli “hot spot” di biodiversità e presentano equilibri ecologici sensibili. Approvare un tale affronto verso la Natura, quale è questa risoluzione, equivale a condannare a morte ambienti di elevato pregio naturalistico. Infatti molte specie diverse vivono in queste zone insieme alle nutrie come anatidi, anfibi, pesci, rettili, piccoli mammiferi, invertebrati, ecc. Tutto ciò avrebbe un impatto negativo a livello di sostenibilità ambientale (inquinamento da piombo, disturbo dell’avifauna, degrado ambientale, ecc).
Chiunque abbia un cuore e un briciolo di intelligenza (e consocenza) ha ben compreso cosa si cela dietro questa assurda e antiscientifica risoluzione che distruggerà l’ambiente solo per l’ingordigia dei soliti noti.
Si auspica quindi un ravvedimento della coscienza di chi rappresenta le vere Istituzioni a tutela dell’ambiente perchè crediamo che la Natura non abbia prezzo e sarebbe ora di dire basta ai soprusi delle lobbies. Per amore della Vita, per amore del Pianeta.
domenica 4 marzo 2012
ORDINANZE SULLE NUTRIE – parte 2: LE RIFLESSIONI
Ai sensi della L. 157/92, ed in particolare all’art.19, il “controllo” della fauna selvatica può essere definito come l’insieme delle azioni (dirette od indirette) finalizzate alla prevenzione/limitazione/riduzione dei danni causati da una specie faunistica.
- è un caso particolare della gestione faunistica
- non è finalizzato al raggiungimento di obiettivi diversi dalla riduzione dei danni (es. un valore di densità)
- non è il “prelievo venatorio” (non è “caccia”)
La L. 157/92 al proposito così recita: “ Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’INFS (ISPRA)”
- il controllo deve essere “selettivo”
- esistono casi “normali” (di norma…) in cui le azioni di controllo vengono praticate con metodi ecologici;
- i metodi ecologici sono indicati (su parere…) dell’ISPRA.
Ma, tecnicamente, quale caratteristica devono avere i metodi di controllo faunistico?
Con il termine “metodi ecologici” si individua l’insieme delle azioni dirette volte alla limitazione numerica di una specie selvatica agendo tramite accorgimenti basati sull’ecologia o sull’etologia della specie.
• Reintroduzione (ove manchino) dei predatori naturali (come la volpe, invece cacciata!)
• Diminuzione delle risorse alimentari artificiali (i campi coltivati per gli erbivori), ponendole in “indisponibilità” (fascia”tampone”)
• Siepi campestri
• Reti per le sponde arginali
• ecc.
1) Sia l’indicazione dei metodi ecologici
2) Sia la verifica sulla loro efficacia
- hanno sempre chiesto il parere dell’ISPRA, anche se ciò non rappresentava una condizione necessaria, non trattandosi di provvedimenti connessi alle specie di cui alla Direttiva 79/409/CEE (uccelli selvatici). Questo rapporto diretto con l’Istituto è stato ricercato verosimilmente per conferire una sorta di “legittimazione” ai propri atti.
- hanno spesso proposto un “Piano di controllo” con delle soluzioni comprendenti l’abbattimento (Mantova è andata oltre: non li ha nemmeno contemplati passando direttamente alle gabbie-trappola (vedi art. 3 “criteri ispiratori”)!!!).
- l’ISPRA ha sostanzialmente dato pareri su quello che le Province richiedevano, entrando nel merito delle metodologie di abbattimento.
- questo ha originato una serie di problemi tecnici ed amministrativi (contenzioso – vedi sentenze).
• Sono attuati con la presenza diretta di un Agente di Vigilanza di cui all’art. 51, coordinata dalla Polizia Provinciale.
Pertanto:
• Sono “fuori legge” gli interventi effettuati da cacciatori o proprietari da soli…
- gli interventi che deprimono in maniera indiretta la dinamica delle popolazioni agendo sui fattori limitanti (risorse alimentari, siti di rifugio o riproduzione, ecc.);
- la messa in opera di mezzi di protezione fisica dei beni danneggiabili (recinzioni fisse, reti mobili, pastore elettrico), o di strumenti dissuasivi (visivi, olfattivi, acustici, ecc.);
- la predisposizione di fonti trofiche alternative a quelle offerte dalle risorse danneggiabili.”
mercoledì 29 febbraio 2012
NUTRIA BUSINESS
Qui di seguito vengono riportati alcuni estratti da riviste, libri, articoli relativi all’allevamento del castorino sia in Italia che presso altri Paesi. Questa raccolta dati vuole essere una dimostrazione di come i castorini (le nutrie) siano state e siano tutt’ora una fonte di guadagno economico che coinvolge diversi settori.
Motivi per allevamento castorino: “fa guadagnare bene” [Casa del Castorino]
Cappelli di pelliccia di nutria. I più bei cappelli del mondo sono fabbricati in America e i migliori cappelli americani provengono dalla pelliccia di nutria.
Nutrie erbivore rilasciate da un allevamento di pelliccia
Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.
Mcllhenny ha rilasciato un grande numero di nutrie in Louisiana. La prima importazione di nutria in USA fu fatta nel 1899. La prima registrazione in Louisiana nel 1933 quando Susan e Conrad Brote fondarono un allevamento di nutria in Abita Springs, che chiuse dopo soli 4 anni, vendendo alcune nutrie e rialsciando le altre. Un altro allevamento di nutria fu costruito in St. Bernard Parish da Mcllhenny con la sua prima nutria nel 1938. Successivamente la popolazione di nutrie in cattività di Mcllhenny crebbe superando i 500 esemplari e molti furono deliberatamente rilasciati in natura. Tutte le rimanenti nutrie allevate furono rilasciate nel tardo 1945. […] L’introduzione di un animale esotico da pelliccia era incoraggiata e promossa dal direttore del Dipertimento di Conservazione degli animali selvatici e da pelliccia della Louisiana.
Nutrie e capibara sono stati entrambi importati per la loro pelliccia. Nutrie e capibara sono divenuti specie naturalizzate come risultato di fughe o rilasci da aziende faunistico-venatorie o da allevamenti da pelliccia. […] La nutria è stata importata e rilasciata diverse volte nei primi anni del 1930 ma non riusci mai a naturalizzarsi. La prima introduzione che ebbe successo avvenne nel 1938 quando furono acquistati tra i 12 e i 20 esemplari per l’industria della pelliccia.
Le nutrie sono state apprezzate per la loro pelliccia nel 1800. Dapprima furono importate in California nel 1899 per la pelliccia appunto e poi furono rilasciate per controllare le piante infestanti intorno alla metà del 1900. Gli allevatori di animali da pelliccia importarono le nutrie a Washington nel tardo 1930 e in Oregon nel 1937, e nel 1941 in entrambi questi Stati si naturalizzarono le prime colonie di castorini. […]
Ashbrook (1948) ha descritto un caso di fuga accidentale e 2 altri casi in cui le nutrie furono rilasciate intenzionalmente dagli allevatori e imprenditori di pellicce in Washington. […]
La nutria (Myocastor coypus) un largo, neotropicale, roditore semiacquatico, fu intenzionalmente rilasciato in Louisiana, nelle marcite, negli anni 1930 per favorire la loro moltiplicazione (riproduzione) per poi investire nella loro pelliccia. […]
Alcuni individui sono scappati o sono stati rilasciati da piccole aziende a conduzione famigliare per la produzione di pelliccia di castorino. […]
Qui la Nutria compare tra gli animali utilizzati per la caccia (attività venatoria).
Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.
Prodotti: la pelle di coypu (chiamata nutria in gergo commerciale) aveva un’alta domanda per l’industria della pelliccia. La carne, importante nella dieta delle popolazioni indigene, viene ora occasionalmente mangiata dalla gente o usata come cibo per cani.
Le pellicce di nutria cacciate illegalmente nel Sud del Brasile finiscono sul mercato nero attraverso l’Uruguay o l’Argentina. […] la caccia alla nutria offre lavoro ed entrate economiche alle popolazioni rurali e materiale da lavorare per l’industria della pelliccia, dando alla specie (la nutria n.d.r.) una certa importanza socio-economica.
La loro pelliccia (di nutria n.d.r.) ha portato soldi ai trappolatori. La loro carne (delle nutrie n.d.r.) era venduta come cibo per cani, visoni e altri animali. Le nutrie inoltre mangiano il giacinto d’acqua e altre piante che intasano i corpi idrici. Per anni il trappolaggio delle nutrie fu un grande business. Il mercato della nutria raggiunse il suo picco nel 1977. Più di 2 milioni di pelli furono vendute in quell’anno. Ma le vendite iniziarono a calare e i trappolatoi di nutria videro diminuire i propri profitti. […]
Le nutrie possono aumentare la loro attività riproduttiva in risposta a pressioni intensive di trappolaggio […]
L’industria della pelliccia su larga scala ebbe inizio negli anni 1920 in Nord America ed Europa in risposta alla domanda per pellicce specialmente pregiate e con diverse varietà di colorazioni. Furono cercati vari roditori per questo ma solo la nutria e il cincillà ebbero uno sviluppo industriale ed economico senza precedenti. Le nutrie inizialmente furono tenute in alloggi naturali mentre dopo la seconda guerra mondiale si intensificarono gli allevamenti industriali, soprattutto in Polonia e Russia, focalizzandosi sulla selezione di differenti colori da individui mutanti.
Nel 1943 l’allevamento della nutria fu intrapreso per incrementale la locale industria della pelliccia. Questa attività però non fu sempre remunerativa per tutti gli stabilimenti e le nutrie, alcune delle quali fuggite, furono inavvertitamente rilasciate dai proprietari terrieri.
La nutria fu introdotta presto. Nella prima parte degli anni 1950 i promotori della pelliccia di nutria importarono migliaia di animali che hanno venduto a 950 dollari a coppia. Gli allevatori si accordarono per comprare la prole a 380 dollari a coppia fino a quando sussistette questo mercato. Il mercato però presto si saturò e non ci fu più domanda di pellicce. Migliaia di allevatori di nutrie avevano effettuato sostanziali investimenti in questo settore. La situazione creatasi portò a rilasci illegali di un largo numero di animali che si naturalizzarono lungo i corsi d’acqua degli Stati del Pacifico.
Dopo che la nutria, roditore semiacquatico, fu introdotto dal Sud America in USA nel 1899 per l’industria della pelliccia, questo settore fallì e gli animali in eccesso furono rilasciati […]
[…] La nutria (Myocastor coypus) fu importata dal Sud America per la sua pelliccia e per fornire aiuto nel controllo della vegetazione. […]
(La nutria) oltre ad essere cacciata per la carne e la pelliccia […], i giovani castorini rivestono anche un ruolo come animali da compagnia (pet).































