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martedì 20 novembre 2018

IL PRIMO MANUALE SCIENTIFICO SULLA NUTRIA

Siamo giunti alla conclusione di questo blog scientifico. Finalmente dopo un grosso lavoro di ricerca, tesi di laurea, progettazione e sperimentazione di metodi ecologici efficaci di gestione della nutria, ecco che è stato pubblicato gratuitamente il PRIMO e UNICO manuale tecnico di questa specie completamente in italiano:

La Nutria - Myocastor Coypus - Biologia e Gestione

Dopo tanto tempo finalmente possiamo dire che fin dall'inizio: AVEVAMO RAGIONE su tutto e il tempo e i fatti sono stati galantuomini. 


giovedì 10 luglio 2014

LE MENZOGNE DELLA PROPAGANDA VENATORIA E POLITICA SUL FENOMENO NUTRIE

Come volevasi dimostrare, quando le persone sono in vacanza, in pieno periodo estivo, ecco che i politicanti di mestiere senza competenze impongono leggi che peggiorano la già precaria situazione naturalistica del territorio lombardo e italiano. Ma andiamo a vedere come funziona analizzando due articoli davvero bizzarri.

http://www.oglioponews.it/2014/07/10/la-battaglia-alle-nutrie-nel-convegno-di-spineda-fava-eradicalizzazione/
*La battaglia alle nutrie Fava: “Ora non sono più specie protetta”
- FALSO, la nutria è specie selvatica italiana e pertanto ricade ancora nella tutela della legge nazionale 157/92.

Gli agricoltori non sono più soli nella lotta contro questo autentico flagello che sono le nutrie.
- i contadini non sono mai stati soli visto i finanziamenti che ricevono e che possono richiedere anche senza dimostrare la correlazione tra i danni e l'animale imputato. Il vero autentico flagello sono certi agricoltori che non sanno fare il loro mestiere cosi come il politico che si lascia corrompere dalle solite lobbies venatorie per esempio approvando certe leggine anticostituzionali.

* Al loro fianco ci sono le Associazioni di categoria, la Regione e anche finalmente il Governo che nei giorni scorsi ha emanato un decreto attraverso il quale questi  prolifici roditori non dovrebbero più essere considerati specie protetta.
- insomma il solito teatrino fatto solo tra i soliti noti che se la cantano e se la suonano senza nemmeno un contradditorio e senza la benchè minima competenza e argomentazione. Non risulta ad oggi che il Governo abbia fatto un decreto specifico per le nutrie. Questa è disinformazione per pilotare l'opinione pubblica. Tipica manovra di giornali e pseudogiornalisti pagati dalle lobbies venatorie.

Ma c’è stato anche chi ha ammesso di aver iniziato a percepire il problema leggendo i giornali, dove si riportavano testimonianze di mamme preoccupate per essersi imbattuti nelle nutrie presenti nei parchi gioco dei loro bambini.
- certo che se chi amministra si basa solo sul gossip, siamo messi proprio bene! Anche perchè non è affatto vero che le mamme si sono lamentate anzi le persone si lamentano delle scelleratezze di certi amministratori perchè vogliono invece tutelare i castorini dato che i loro figli adorano vedere questi animali.

Un motivo in più per cominciare a considerare la situazione di vera e propria emergenza sociale e sanitaria, il cui epicentro è a Cremona e Mantova.
- ma se è da decenni che i giornali considerano sempre la situazione come emergenza. Poi attuano piani di abbattimento inutili (soprattutto le amministrazioni di Mantova e Cremona) e come risultato cosa ottengono? il problema si AGGRAVA e buttano via soldi. In pratica le lobbies venatorie, agricole e alcuni politici RAPINANO i cittadini delle finanze pubbliche che potrebbero essere usate per veri problemi molto più seri.

* L’assessore Gianni Fava, parlando di una presenza spaventosa sul territorio di un milione di nutrie, di cui solo 47mila finora catturate, ha spiegato che il costo economico per contenere un simile fenomeno era arrivato a sfiorare i cinque milioni di euro, sia per i molteplici risarcimenti richiesti sia per il ripristino di argini e canali.
- quindi le nutrie sono 500.000...a no sono 2.000.000...a no ora invece sono 1.000.000. Ma sul territorio di chi? del Nord Italia? di Cremona? di Cremona e Mantova? della Lombarida? di MARTE??? sono state catturate 47.000 nutrie in questi mesi del 2014 in una provincia però. E sono state ABBATTUTE e i cadaveri smaltiti PAGANDO con i soldi pubblici tali metodi che non servono a NULLA se non a far passare i soldi dalle tasche comunali a quelle private delle lobbies di categoria! Per le opere idrauliche la responsabilità di manutenzione è guarda caso degli agricoltori e dei consorzi di bonifica, che ovviamente preferiscono NON FARE NULLA ed essere pagati lo stesso.

A cui aggiungere l’altro rischio di tipo sanitario anche se l’Asl nega che urina, feci e saliva possano diventare motivo di contagio per l’essere umano.
- Qui l'ignoranza e la malafede sono palesi. E' scientificamente provato che le nutrie non sono un problema igienico-sanitario ma i politici e le lobbies di categoria pur di compiere atti illegali, vanno contro l'evidenza.

Che fare a questo punto, anche per evitare che il numero possa crescere ancora di più?
- Vogliamo dar loro una possibilità. Se sono intelligenti, onesti e leali allora vieteranno l'abbattimento delle nutrie, perchè fino ad ora non è servito a nulla. Proporranno sicuramente dei metodi ecologici efficaci che tra l'altro già esistono.

Si tratta di procedere ad una vera e propria “eradicalizzazione” di questi animali esercitata in collaborazione con tutte le provincie confinanti. Una forza congiunta per debellare una volta per tutte questo flagello
- come volevasi dimostrare. AMMAZZERANNO ancora le nutrie, senza risolvere il problema e anzi incrementando i danni e gli indennizzi. ma questa volta assolderanno più cacciatori così i soldi continueranno a essere rubati dalle casse pubbliche per finire nelle tasche di singoli individui senza scrupoli.

Fava che ha terminato dicendo che secondo il suo parere andavano chiusi anche i ventiquattro Parchi, ritenendoli altrettanti serbatoi di nutrie distruttrici.
- praticamente questo tizio (cui già il cognome è tutto un programma...si sa che certa gente non capisce una Fava...) voleva anche distruggere dei Parchi Naturali mandando sul lastrico intere famiglie che lavorano grazie a queste strutture!!

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http://www.altramantova.it/it/cronacaam/provincia-am/4909-emergenza-nutrie-fava-propone-piano-per-eradicazione-problema-per-agricoltori-sanitario-e-di-circolazione.html
* Emergenza nutrie, Fava propone piano per eradicazione: 'Problema per agricoltori, sanitario e di circolazione' 
- In realtà il MINISTERO DELL'AMBIENTE e l'ISPRA hanno dichiarato l'impossibilità e l'inutilità di eradicazione della nutria parlando solo di contenimento (con metodi ecologici e solo con metodi diretti in casi particolari). I problemi citati nel titolo devono essere dimostrati cosa che a tutt'oggi non lo sono quindi è un falso pretesto.

"Con una presenza di nutrie che è prudenzialmente stimata in 900mila esemplari...
- Siamo messi bene, ora sono 900.000, se qualcun altro volesse partecipare a questa lotteria è ben accetto. Si possono vincere ricchi premi se si indovina il numero esatto di nutrie presenti, non so, in Sibera...

* "L'entità dei danni causati dalle nutrie è ingente – dichiara Fava – al punto che fra il 2003 e il 2013 la Regione Lombardia ha sostenuto indennizzi agli agricoltori per quasi 1.250.000 euro, cifra alla quale devono essere aggiunti 3.050.000 per i piani di contenimento delle nutrie".
- si è speso di più per il contenimento delle nutrie che per gli indennizzi!! e poi i veri dati sono omessi e camuffati, le cifre sono molto più alte. Comunque ammesso e non concesso che sia veri, sono stati rubati 3 MILIONI DI EURO ai cittadini (a noi) e scusate il francesismo, sono stati soldi buttati nel cesso perchè il problema non si è risolto e serviranno altrettanti soldi nei prossimi anni per non risolvere ancora nulla. Questa è l'amara verità. Poi ciascuno di noi è libero di farsi fregare quanto vuole. Noi non ci stiamo però.

"Fra le proposte avanzate da alcune sigle agricole era quella di inserire la nutria fra le specie cacciabili – ricorda Fava – ma non è la soluzione efficace in termini di contenimento dell'emergenza. Anche i cinghiali sono stati inseriti nell'elenco delle specie cacciabili, ma sono ancora presenti nelle campagne a danneggiare i raccolti e i campi".
- ma come?? nell'articolo sopra si dice che la nutria è già cacciabile con tanto di legge e qui si dice che non è cacciabile e non servirebbe a nulla renderla cacciabile perchè per esempio ciò è stato fatto col cinghiale e i risultati sono pessimi!

Da qui la necessità di andare verso l'eradicazione delle nutrie. "Il primo impegno assunto è stato quello di approvare un progetto di legge regionale, che sostanzialmente modifica l'attuale legge 20/2002 e inserisce come finalità della legge l'eradicazione della nutria
- Eradicazione non significa abbattimento ma semmai intervenire mediante art. 19 legge nazionale 157/92 utilizzando metodi di contenimento ecologici. Comunque il nostro amico "leguminoso" dice che non si devono abbattere le nutrie ma l'unico modo per affrontare il problema è abbattere le nutrie. Signori, questi sono i politici che vi rappresentano e gestiscono i vostri soldi e l'ambiente!

Perché parliamo di un problema che riguarda principalmente il Nord
- FALSO! anche al Sud ci sono nuclei di nutrie. Ma lor signori preferiscono aspettare così poi posso intervenire ancora con il fucile e rubare cosi altri soldi pubblici per i loro meri interessi!

"perché tali animali rappresentano un'emergenza sul piano igienico sanitario, per la trasmissione di malattie pericolose per l'uomo e per gli animali".
- questa è dichiarazione di FALSO come già mostrato in vari articoli e come chiunque può verificare consultando le analisi delle ASL e degli Istituti Zooprofilattici.

Fra le possibili soluzioni per l'eradicazione delle nutrie sarà presa in considerazione una accurata campagna di sterilizzazione, attraverso le nuove tecnologie a disposizione".
- L'unica cosa giusta! che poi è quello che noi (e nessun altro prima di noi) ha da sempre consigliato. Tant'è che ci appoggiamo ad un biologo che fa proprio questo con esiti positivi!








mercoledì 25 giugno 2014

NUTRIE, IL TEMPO E' SCADUTO (?)

Qui di seguito vengono riportate le VERE informazioni che confutano le DISINFORMAZIONI dette da Coldiretti Cremona.



*Vogliamo fare un confronto con tutte le parti in causa per risolvere una volta per tutte il problema delle nutrie e di tutta la fauna selvatica che danneggia le nostre produzioni"
- In realtà non è la fauna selvatica che danneggia le produzione ma gli stessi proprietari e conduttori dei fondi che non attuano le opportune misure di precauzione e prevenzione dei danni come disciplinato dalle varie normative. Sarebbe buona cosa che prima dimostrassero ciò.

*l'incontro 'Nutrie, il tempo è scaduto',
- la finestra temporale ben conosciuta per intervenire al fine di arginare un fenomeno di questo tipo è pari a 5 anni. La nutria è presente in Italia da circa 1 secolo (cento anni) e per mano di agricoltori, allevatori e imprenditori. Sono proprio queste le categorie che devono pagare i danni.

*agricoltori, allevatori, esperti di settore, ma anche amministratori locali del territorio cremonese, e responsabili dei consorzi d'acqua,
- ovvero se la sono cantata da soli senza nessun VERO esperto del settore. Gli argomenti sono stati due: politica ed economia.

*"Il proliferare delle nutrie è ormai un problema sociale, igienico per chi lavora nei campi ma soprattutto anche per i cittadini e per la salute di tutti. Solo insieme - ha richiamato il presidente di Coldiretti Cremona -, con un confronto corretto e trasparente, possiamo dare un contributo di svolta per dare un segnale positivo al fine di debellare questo flagello della natura"
- Intanto mancano prove e dati alla mano. Siccome proprio in quelle zone da anni vengono attuate campagne di abbattimenti, è la conseguenza naturale quella che vede il proliferare del roditore proprio nei medesimi siti. In pratica coloro che parlano di "problema sociale, ecc." sono gli stessi che hanno favorito e incentivato
proprio la proliferazione dell'animale con gli impatti che ne sono seguiti. Il vero flagello della natura è l'uomo perchè per onestà intellettuale se la nutria si trova qui è anche per via della categoria che lui rappresenta: gli agricoltori.

*tanto che il suo adattamento ha visto crescere in maniera esponenziale il numero di esemplari, decuplicato in una decina d'anni.
- la dinamica della popolazione di Myocastor coypus come di tutti gli animali non è esponenziale ma segue una certa tendenza che dipende dalla capacità portante e dagli stress. Proprio da alcuni decenni (in
particolare in questo ultimo decennio) sono aumentate le campagne di abbattimento le quali hanno infatti portato ad un aumento del numero di questa specie.

*Oggi si contano circa due milione di nutrie nelle terre del Po.
- con che metodo sono stati fatti i censimenti? [non è dato sapere...] e 2 milioni rispetto a cosa? perchè le terre del Po rappresentano tutto il Nord Italia (varie Regioni)

*Una popolazione che provoca qualcosa come 20 milioni di euro di danni all'anno.
- su che basi è stata stimata tale cifra? Non è dato sapere...

*Il contrasto è affidato ad un piano provinciale, ma dal 2003 si parla di un coordinamento regionale che sinora non ha trovato realizzazione.
- sia prima del 2003 che dopo il 2003 i piani di abbattimento NON hanno sortito alcun effetto anzi hanno favorito l'aumento della popolazione e i relativi danni.

*In molti casi sono i sindaci ad adottare ordinanze specifiche, che vengono però impugnate dalle associazioni animaliste cui il Tar dà ragione.
- certo che il TAR da ragione perchè le ordinanze non rispettano i parametri legali, giuridici, amministrativi e soprattutto scientifici!

*Trappolaggio e abbattimento con fucile sono pratiche sì diffuse, ma non troppo efficaci secondo Coldiretti.
- bene, almeno sanno che gli abbattimenti sono inutili, quindi Coldiretti finalmente vieterà questi inutili metodi.

*Le testimonianze di agricoltori, cittadini, amministratori pubblici hanno dipinto il resto del quadro
- le testimonianze in questo caso non rappresentano dati scientifici ufficiali ma solo nozioni di indagine conoscitiva. Questo perchè è impossibile verificare la veridicità di quanto dichiarato.

*nutrie che rappresentano un pericolo sempre maggiore sulle strade e nei campi, che si spingono nei centri abitati, che arrivano alle mangiatoie degli allevamenti, che 'minano' alle fondamenta argini e canali con il pericolo di cedimenti. "L'analisi della situazione è stata netta e condivisa: gli strumenti di contenimento finora messi in campo non sono riusciti a fermare il fenomeno, che al contrario è diventato sempre più massiccio e pericoloso. S'impone un cambio di passo, un intervento straordinario e Coldiretti è pronta a fare la propria parte
- sono proprio i vari piani di abbattimenti (elargiti da agricoltori, allevatori, amministratori, ecc.) che hanno provocato i danni sopra citati (la maggior parte dei quali è da dimostrare per il motivo detto poc'anzi). Infatti il contenimento mediante abbattimento provoca lo spostamento degli esemplari verso i centri abitati (dove non si può sparare) e favorisce la profondità di scavo delle tane. In pratica chi appoggia ed esegue gli abbattimenti è il responsabile della situazione odierna.

*la Regione può farsi promotrice di un provvedimento legislativo nazionale che trasformi questi animali in specie cacciabile e che li riconosca come nocivi. Solo così sarà possibile superare quegli ostacoli che finora hanno impedito di ottenere veri risultati nella lotta alla nutrie"
- Ok, mi trattengo dalle risate perchè se non fosse vero sarebbe una barzelletta ben riuscita. Prima dichiarano che i metodi impiegati fino ad oggi (sparo, trappolaggio, quindi abbattimento) sono stati inutili e dispendiosi e poi la Coldiretti con una misera manovra orwelliana suggerisce alla Regione (si, la stessa Regione che ha dichiarato il fallimento della legge del 2002 sul contenimento della nutria con i metodi di abbattimento...) di rendere la nutria cacciabile ovvero di continuare con lo sparo! E io che li avevo sopravvalutati! ;)

*con mezzi di lavoro che si ribaltano a causa dei buchi prodotti dalle nutrie.
- è da dimostrare perchè la responsabilità è di chi guida il trattore che non conosce il campo e che pur di ricavare un certo profitto arriva a coltivare oltre i limiti consentiti, se non altro, dal buon senso! Ovvero spesso i campi giungon fino a pochi centimentri dal corso d'acqua. Indipendentemente dagli animali (ma poi quali? nutrie, tassi, volpi, gamberi??).

*I rappresentanti dei consorzi d'acqua hanno sottolineato il rischio che gli argini possano cedere davvero, rappresentando un pericolo per la comunità.
- quindi i consorzi stanno dichiarando che nessun argine è crollato davvero per le nutrie! ottimo e buona a sapersi. Infatti tutti i casi di alluvioni da 2000 anni a questa parte non sono mai stati dovuti agli animali (nutrie comprese) ma solo da responsabilità antropiche. Però incitano a intervenire perchè potrebbero cedere davvero. Un po' come dire che gli italiani potrebbero diventare davvero tutti mafiosi quindi bisogna abbatterli... Non ho parole!

*si viene a contatto con le nutrie, portatrici di leptospirosi e altre infezioni. E i sindaci hanno ribadito la preoccupazione per la comunità che rappresentano: vogliamo aspettare che un bambino sia morso da una nutria, perché ci si renda conto della gravità del problema?".
- E' dimostrato dagli IZS che le nutrie NON sono portatrici di patologie se non in percentuale pari a quella della fauna selvatica presente nell'ambiente. Questa disinformazione unita allo spauracchio del bambino che viene morso rappresentano dei meschini trucchi di allarmismo e di incitazione all'odio e al maltrattamento verso altre specie viventi.

*l'impegno ad operare perché il problema nutrie sia affrontato come un'emergenza sanitaria,
- Siccome costoro non riescono ad avere le argomentazioni giuste per parlare di questo fenomeno allora cercano di inventare finti allarmismi (a mezzo stampa...) puntando il dito sul pericolo (INESISTENTE) sanitario! Sappiamo che fa più presa sulle persone che non conoscono la realtà dei fatti.

*Per Coldiretti Cremona è una promessa: da Cappella de' Picenardi riparte l'offensiva sul problema nutrie.
- ecco che si dimostra la vera pasta di questi signori: la violenza, il sopruso, il mero profitto politico ed economico a discapito del capro espiatorio chiamato "nutria". In questo modo si comprende come certe persone non vogliano mai imparare dai propri errori.

Ma state tranquilli, tra non molto gli stessi agricoltori, allevatori, cacciatori e amministratori vi diranno che la nutria non crea danni ma diverrà una risorsa e verrà inserita tra la selvaggina. Così si avranno profitti nella caccia, nel controllo sanitario e nella vendita della carne di questo animale e con ciò si alimenterà la scusa del controllo numerico perchè ci sarà solo l'interesse nel MANTENERE la nutria stabile e sopra una certa soglia come numero di esemplari. Altrimenti il profitto non si avrebbe!

mercoledì 17 aprile 2013

Sorella Nutria, come non te l'aspetti


WillyMetti un venerdì sera a parlar di nutrie, un modo un po’ insolito per iniziare il fine settimana.
Metti una squadra di esperti appassionati, ognuno dei quali ha le competenze necessarie per portare alla luce un lato diverso di questo argomento spinoso (e peloso).
Il risultato è la scoperta di una nutria "che non ti aspetti", diversa, lontana dai luoghi comuni, vittima dell’inciviltà umana e delle sue comode necessità, tristemente eletta a ruolo di “nutria espiatrice”.

Un argomento in apparenza insolito, certo, ma purtroppo molto attuale, a causa delle ordinanze comunali che autorizzano vere e proprie mattanze nei confronti del roditore: squadre di cacciatori armati (a volte anche nei centri urbani) addetti al “controllo della nutria” (leggi: abbattimento) con licenza di uccidere, utilizzando metodi dolorosi e violenti.

Pare infatti che qualsiasi danno si verifichi a colture, argini, ambiente, la migliore candidata al ruolo di colpevole sia sempre lei, la Terribile Nutria. E se la responsabilità fosse invece da ricercarsi nell’incuranza umana, sempre troppo a corto di iniziative civilmente ed eticamente corrette?

Cominciamo dalle presentazioni: per chi non la conosce, la nutria (detta anche castorino) è un roditore dalle modeste dimensioni, con abitudini fortemente semiacquatiche e simile per certi aspetti al castoro nordamericano e al capibara. Di indole docile, con un’alimentazione prettamente vegetariana, è dotata di una straordinaria capacità di adattamento a diverse condizioni ambientali (plasticità ecologica).

E ora vediamo una alla volta le accuse rivolte a Sorella Nutria: tutte quante prontamente smentite dalla conoscenza scientifica.

1° - Hanno invaso il nostro territorio!

Già, come potremo sopravvivere ora che tutti gli spazi sono stati colonizzati dal nemico?
Peccato però che le nutrie se ne sarebbero state comodamente a casa loro, se non fosse stato per la volontà umana che le ha strappate alla loro terra natia (il Sudamerica), per esportarle poi in tutto il mondo.
Tutto questo per rispondere in modo egoistico ad una propria esigenza: dapprima quella di bonificare le paludi (le nutrie si nutrono della vegetazione spontanea, e “puliscono” in questo modo il territorio, alla faccia di chi le considera animali sporchi) e poi quella di allevarne gli esemplari per la loro pelliccia.
Una volta passata la moda, molti allevatori e imprenditori, per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse, decisero di liberare e immettere intenzionalmente questi animali in natura.
Oggi la nutria è specie naturalizzata, protetta dalla Legge Nazionale 157/92.


E a proposito di invasioni, guardate il trailer “The Invasion” realizzato da Silos Production: «Every action has consequences...»!

2° - Fa schifo, sembra un topo gigante.

Ma lo avete mai visto un topo? E un castoro, lo avete mai visto? Evidentemente no, altrimenti vi sareste accorti da soli che quest’ultimo le assomiglia molto di più.
Il termine “nutria” infatti è frutto di un’errata traduzione; il vero nome di questo animaletto è Myocastor Coypus, detto anche Castorino.

Comunque, anche fosse un topo, non vedo quale sia il problema.


3° - Fa schifo, ha i denti arancioni.
Willy
Ahimè sì, i denti sono effettivamente arancioni. Ma conosco gente con denti molto più brutti, e non per questo mi sento in diritto di sterminarla. Inoltre trovo che l’arancione le doni: questione di gusti.

4° - Porta malattie come la Leptospirosi.

Sbagliato: studi recenti effettuati dagli Istituti Zoo-profilattici hanno dimostrato che non esiste alcun pericolo di tipo igienico – sanitario. La nutria non può essere considerata un vettore di agenti patogeni, non più di quanto non lo sia qualsiasi altro animale parte della fauna selvatica.


5° - Distrugge gli argini dei fiumi.

Alcune volte in mancanza di altri nascondigli, è costretta a scavare dei cunicoli da utilizzare come tana. Ma per sua natura, la nutria tende poi a occupare lo stesso luogo per tutta la vita. Insomma, non avrebbe bisogno di scavare ulteriormente.
Se non fosse ancora una volta per l’azione dell’essere umano (che sorpresa) che le da la caccia, causandole stress e inducendola ad allontanarsi e trovare altri rifugi, e di conseguenza creare altre tane.

Per risolvere questo inconveniente, sarebbe sufficiente inserire delle reti metalliche lungo gli argini, che rendano impossibile lo scavo. Costose? Molto meno di quanto sia già stato speso per le catture, violente e controproducenti.

6° - Crea danni alle colture.

Strano: la nutria preferisce i terreni incolti. Perché si spinge fino ai campi coltivati?
Sempre tenendo presente che non è lei ad aver invaso casa nostra, ma al contrario siamo stati noi ad averla costretta a vivere lontana dal suo habitat naturale, bisogna sapere che quando esce dalla tana, si sposta nell’arco dei primi 5-10 metri dall’argine.
Lasciando quest’area incolta, si possono evitare molti danni. Ma siccome anche le colture sono ormai votate alla produzione industriale, si vuole occupare sempre più terreno, sempre più intensivamente.
A proposito di danni agli argini, vogliamo parlare di quelli fatti dai trattori, il cui leggiadro peso viene spinto fino al limite del corso d’acqua? Oppure di quelli (molto più numerosi) creati da fagiani e lepri? Di questi nessuno parla, e nessuno se ne lamenta, probabilmente perché vengono introdotti artificialmente ai fini delle attività venatorie. In pratica, sono liberati intenzionalmente per accontentare i cacciatori!

Mariah7° - Si sono moltiplicate a dismisura, bisogna ucciderle.
Perché non lasciare che questo accada in modo spontaneo, per mano (ops, zampa) del suo naturale predatore, cioè Sorella Volpe? Ah, perché la volpe è un’altra ambita preda dei cacciatori, al pari di lepri e fagiani di cui sopra. 
Allora forse sarebbe meglio dare più spazio agli altri metodi di contenimento ecologici, come la sterilizzazione e il controllo delle risorse alimentari.

Lo stress causato dalla caccia, oltre a creare la necessità di nuove tane, provoca anche un aumento della riproduzione. È un meccanismo di autoregolazione assai diffuso in natura, ovvia risposta di una specie che si sente minacciata.


8° - È feroce e in grad
o di sbranare una persona.
No comment! Ma non ve l’ho già detto che le nutrie sono vegetariane?!

Infine, mi sento di chiedervi una riflessione: se anche tutte queste accuse verso Sorella Nutria fossero fondate, c’è sul serio bisogno di sterminarla, ucciderla barbaramente?
Mi sono bastati pochi istanti per innamorarmi di quelle caratteristiche che rendono questo animale così particolare, così unico.
La coda, ad esempio: oltre ad avere la funzione di timone (in acqua) e di termoregolazione, serve anche come base d’appoggio, per stare in equilibrio su due zampe. E le mammelle laterali, per poter allattare i cuccioli anche mentre la mamma è impegnata a nuotare?

L’essere umano si sente padrone di tutto il territorio, dimenticando sempre che siamo invece solo una specie fra tante. E questa non è casa nostra, non ne siamo i padroni. Siamo dei semplici ospiti, destinati ad andarcene presto.
La presenza umana in questo pianeta è cosa di poco conto. Da buoni ospiti momentanei, dovremmo avvicinarci al pianeta con educazione, rispetto, soggezione: dovremmo cercare di “non disturbare”.

«Da quando l’uomo ha iniziato a interagire in modo diretto e invadente con la biodiversità, si sono avute conseguenze anche abbastanza disastrose che hanno impattato fortemente sugi ecosistemi. Tra queste si possono annoverare numerose estinzioni, l’eccessivo strruttamento e consumo delle risorse, l’inquinamento e la veloce modificazione ambientale.
[...] Da ciò risulta fondamentale promuovere e approfondire gli studi, le ricerche, le regolamentazioni e tutti quegli interventi che perseguano il fine della conservazione della biodiversità».
(Samuele Venturini, castorologo – Ecobioevoluzione)

 Willy e Samuele
PER APPROFONDIRE:

FOTO:




http://www.cercodivolare.com/rubriche/ben-essere-animale/373-sorella-nutria-come-non-te-l-aspetti.html 

sabato 9 febbraio 2013

Mariah: nutria fortunata


Eh sì, questa volta sono rimasta anch’io a bocca aperta.
Credevo di averne già visti tante di magie, grazie ai Carrellini Disabili, ma il loro amore per le creature in difficoltà ha superato ogni limite.
Questo è il miracolo di Mariah, una nutria gravemente ferita che ora vive felice, con un giardino, un’Amica e un carrellino.
Proprio una nutria: uccise quando il loro pelo andava di moda nelle pelliccie, mangiate quando c’era fame e il cibo scarseggiava, ora guardate con ribrezzo e accusate (ingiustamente) di devastare l’ambiente.
Ma per Mariah sarà diverso: lei è una nutria fortunata!
Mettiamo subito le cose in chiaro: le nutrie non sono “pantegane”. Sono semmai dei “castorini” (fanno parte della famiglia dei Myocastoridae), mammiferi roditori originari del Sud America.
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.
Mariah è stata trovata gravemente ferita in uno scantinato, da un gentile signore che impietosito (o forse non sapeva come liberarsene?) decide di chiamare il canile della zona, il quale a sua volta (vista l’eccezionalità del recupero) chiede l’aiuto di Angelica, volontaria più abituata ai piccoli roditori.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!
Angelica e Mariah
Angelica e Mariah
Angelica riesce ad avere la meglio, e la piccola Mariah si ritrova in un trasportino per gatti, direzione veterinario. La diagnosi parla di danni irreversibili alla colonna vertebrale, senza contare gli incisivi spezzati che le impediscono di nutrirsi.
Fra le due “ragazze”, Angelica e Mariah, nasce un’alleanza. Angelica la invita a mangiare usando il biberon, e Mariah capisce di essere in zampe sicure, gradisce le attenzioni che le vengono rivolte (“Appoggiava la sua manina alla mia mentre beveva…”) e scopre che non tutti gli umani sono uguali.
Resta la sua povera schiena spezzata. Angelica costruisce prima un carrellino fai-da-te, per i primi spostamenti in casa. La cosa funziona. Con un carrellino migliore e qualche accorgimento da esperto, Mariah è libera di scorazzare per tutto il giardino. In compagnia dei suoi nuovi amici, una cagnolina e un coniglietto follemente attratto da questa “cugina” un pò originale!
fonte: http://benessereanimale.wordpress.com

venerdì 20 luglio 2012

I MEZZI STRADALI SONO LA CAUSA DEL CEDIMENTO DEGLI ARGINI, NON LE NUTRIE O ALTRI ANIMALI!


Da secoli ormai l’uomo ha vissuto con gli animali, a contatto con la natura, soprattutto nell’ambiente rurale (agricolo). Le strade una volta erano sterrate ma adibite come oggi per il passaggio di mezzi pesanti. Carrozze, carri, trattori, ecc. per svolgere il proprio importante lavoro. Queste strade e stradine sono state pensate proprio per un “traffico” assai residuo, giusto il tempo di qualche decina di passaggi al giorno e nemmeno per tutti i giorni, ma in base a determinati periodi. C’è da dire che vi era molto più rispetto e intelligenza una volta per quanto riguardava il rapporto con la natura. Oggi invece molto è peggiorato in tal senso e sono proprio le stesse persone che sono la causa dei propri mali. La non curanza del fondo, la non pulizia degli argini, l’inadempienza dei consorzi di bonifica, la superficialità dei tecnici, le menzogne delle lobbies (venatorie e agricole) nel depauperare l’ambiente provocando solo morte e devastazione, plagiando giornalisti poco professionali, minacciando cariche di un certo livello pur di approfittare dell’ignoranza delle persone e compiere le proprie azioni scellerate. Come dei bambini capricciosi che danno la colpa a tutto fuorchè a loro stessi per aver rotto il loro giocattolino.
Chiunque, andando in campagna ma non solo, può osservare un fatto eclatante: le strade adibite ad uso agricolo che per incapacità intellettuale sono state aperte al traffico cittadino, presentano non pochi problemi di stabilità strutturale. Ciò era palesemente prevedibile per il modo in cui sono state concepite e costruite, diametralmente opposto a quello del giorno d’oggi. Sarebbe come appoggiare un peso di 500 Kg su un ponte che ne può reggere solo 250 Kg! La conseguenza è ovvia: cedimento strutturale. Con tutte le conseguenze del caso. Le strade di campagna infatti sono caratterizzate dall’essere circondate ai propri lati da fossi con o senza presenza di acqua per l’irrigazione dei campi. Tempo fa queste strade poi erano sterrate, non certo asfaltate. Il solo fatto di avere un corso d’acqua presso il ciglio della strada ne pregiudica la stabilità, difatti i nostri terreni sono geologicamente alluvionali e gli eventi naturali modellano incessantemente queste infrastrutture. Si tratta di fenomeni di erosione naturale appunto. Oltretutto mentre lo sterrato favorisce un minimo di assorbimento dell’acqua piovana, l’asfalto invece ne provoca un più veloce scivolamento aumentando la velocità di erosione si badi bene non dell’asfalto ma dei margini della strada! L’asfalto inoltre soffoca la terra sottostante e ne pregiudica la stabilità. Le pozzanghere che si formano ci mettono più tempo ad asciugarsi e l’acqua può potenziare la sua attività erosiva creando buchi e crepe. Le “zolle” di asfalto pesano molto più della terra nuda e comportano la deformazione del tratto di strada su cui sono presenti.
FIG. 1 – crepe sul lato della strada rurale (asfaltata) sotto cui scorre una roggia.
Non è un caso infatti che le strade urbane siano costruire tutte sullo stesso piano e solo quelle di campagna siano per lo più scavate ai lati. A questo quindi aggiungiamo il fatto che il traffico sia eccessivamente maggiore, tale da non essere supportato dall’infrastruttura stessa. Il tempo e le leggi della fisica faranno il resto, portando alla formazione di fratture, favorendo smottamenti, crolli e incidenti che si sarebbero potuti prevenire.
Sono gli automobilisti e coloro che hanno aperto le strade di campagna al traffico urbano i responsabili delle tragedie che accadono. Difatti gli animali sono sempre esistiti (e sempre esisteranno) e raramente venivano investiti dai trattori ad esempio. Era poi il proprietario del fondo che manteneva queste infrastrutture. Questa attenzione, unita ad un equilibrio naturale abbastanza forte, rendevano la vita del mondo agricolo più sicura di oggi. Da quando invece le strade rurali sono state “acquisite” (?) da Province, Comuni, Stato, si è visto un incremento di incidenti e degradi assai evidenti.
FIG. 2 – visuale più ampia di una strada di campagna aperta al traffico urbano
Diversi sono gli animali che interagisocno con gli argini MA le eventuali e ipotetiche conseguenze che costoro possono causare a livello infrastrutturale sono appunto CONSEGUENZE di una situazione precaria e allarmante che l’uomo ha causato! E’ matematicamente ovvio che se in una strada aumenta il traffico allora aumentano anche i casi di incidenti (soprattutto se c’è l’incoscienza degli automobilisti e la non vigilanza delle infrastrutture).
Purtroppo non tutti riescono a capire le basi della vita perchè probabilmente sono ofuscati dall’egoismo e dal denaro. Quindi è errato dare la colpa agli animali se cedono le strade, gli argini o accadono incidenti. La responsabilità (la colpa) è solo dell’uomo, degli automobilisti e dell’ignoranza di chi ha permesso il verificarsi di questo. Come si suol dire, chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

NUTRIE: NON SONO TANTE E NON SONO DEVASTANTI. LA CACCIA NON E’ LA SOLUZIONE.


Le nutrie sono castori sudamericani importati circa un secolo fa dall’Argentina al Nord Italia per l’allevamento finalizzato alla produzione di pellicce (il castorino appunto). Da cento anni circa quindi le fughe accidentali e i rilasci intenzionali hanno dato origine a colonie di individui naturalizzati e ricadono a tutti gli effetti sotto la tutela della legge nazionale sulla fauna selvatica.
Si sapeva benissimo che l’Italia prometteva un clima ideale per questi roditori e difatti sorsero innumerevoli allevamenti.
Questi animali sono diffusi in due principali zone d’Italia (non in tutta la penisola) e in presenza puntiforme in altre limitate aree.  Le nutrie rendono più stabile l’ambiente, ovviamente laddove non sia stato degradato e reso instabile dall’uomo. L’unica cosa da NON fare è ucciderle. Infatti la loro ecologia riproduttiva fa si che più individui si abbattono e più nuovi esemplari della stessa specie nasceranno per ristabilirne l’equilibrio. Si chiama ecologia,  una scienza e spiace constatare che ci sono sedicenti biologi, naturalisti o altre figure ignoranti in materia di conservazione della natura.
Le nutrie non si riproducono in modo esponenziale ma reagiscono solo ai disturbi antropici quindi sono i piani di abbattimento che ne favoriscono l’incremento. Tra l’altro ciò avviene sempre e solo nelle stesse zone.
In Inghilterra sono riusciti ad eradicare la nutria solo a causa di una serie di coincidenze fortuite:
-          Tempestività nell’azione (catture con gabbie)
-          Mancanza di reticoli idrografici senza soluzione di continuità (le popolazioni di nutria erano isolate e facilmente controllabili)
-          Serie consecutiva di inverni molti freddi. Il freddo infatti è il nemico principale per questi animali
-          Non autorizzazione della caccia tutto l’anno. In caso negativo ciò sarebbe stata una vera iattura e avrebbe diffuso le nutrie in maniera più capillare, peggiorando il problema.
Le nutrie – che ricordiamo sono state importate dall’uomo, vero colpevole dei danni – non sono numerose e a tutt’oggi non esiste nessun metodo attendibile di stima. In ambiente naturale il numero degli esemplari è in equilibrio con gli ecosistemi in cui vengono a trovarsi, solo dove vengono fatti gli abbattimenti e dove l’uomo ha già degradato l’ambiente (argini diserbati, cattiva manutenzione e gestione dei fondi agricoli, mancanza delle misure di prevenzione, ecc.) si hanno degli impatti che ricordiamolo sono minimi e localizzati. Frutto comunque della superficialità e non curanza dell’uomo come i dati scientifici dimostrano.
Questi animali non devastano i raccolti e non sono responsabili degli eventuali danni alle opere idrauliche. Oltretutto proteggono le altre specie mantenendo l’ambiente, e l’ecosistema in cui vivono,sano. Favoriscono anche la colonizzazione di nuove essenze vegetali lungo i corsi d’acqua e mantengono l’acqua pulita permettendo a pesci e anfibi (ma anche a uccelli, rettili, invertebrati e mammiferi) di vivere e riprodursi. Dire che mangiano tutto è una pesante menzogna e nessun biologo o professionista del settore avrebbe il coraggio di dire un’amenità simile. Essendo animali erbivori e timorosi si cibano solo della vegetazione spontanea che cresce nei pressi delle rive dei corsi d’acqua. Le auto inoltre sono pericolose per le nutrie ma anche per gli altri animali come ricci, lepri, conigli, ratti, rettili, rospi, uccelli, mammiferi (volpi, cani, gatti, mustelidi, ecc.). Secondo le indagini del Corpo Forestale dello Stato, le nutrie non sono causa di incidenti stradali. E comunque è l’automobilista ad essere sempre colpevole nel caso di investimento di fauna e secondo la logica dovrebbe egli stesso pagare oltre al soccorso anche eventuali danni al suo veicolo o alle infrastrutture.
Le nutrie come altri animali sia autoctoni che alloctoni vivono in armonia con la natura locale. Solo in caso di ambienti già degradati con specie animali o vegetali già in via di estinzione allora potrebbero accelerare un percorso già intrapreso dalle colpe che l’uomo ha con la natura.
Le nutrie si riproducono molto poco, solo 2 volte all’anno e sono animali in grado di autoregolarsi. Infatti ciò è dimostrato proprio dal fatto che in zone dove sono presenti nutrie ma assenti gli uomini, il problema non sussiste. Questo perché l’ambiente sano, naturale, è in grado di raggiungere il giusto e duraturo equilibrio. E questo vale per tutti gli esseri viventi.
I sistemi di protezione e prevenzioni esistono. Ma sottrarrebbero soldi agli agricoltori e cacciatori che non avrebbero più modo di chiedere indennizzi o di alimentare le industrie delle armi (che auguro fortemente possano chiudere nel più breve tempo possibile). Il fucile invece non è un metodo ma una vera e provata idiozia. Gli individui colpiti vanno incontro ad una morte lenta e dolorosa. Si crea un forte impatto ambientale con pesanti ripercussioni sulla conservazione della biodiversità. Ciò causa inquinamento non solo acustico ma anche idrico e del suolo e mette a repentaglio non solo la vita di molti animali ma anche la sicurezza delle persone. Sarebbe da folli attuare lo sparo. La caccia intensiva è solo una fregnaccia e la scienza lo dimostra.
Attualmente viene applicato il trappolaggio che risulta essere il metodo di contenimento più efficace nel tempo.
Se si vuole salvare e proteggere l’ecosistema occorre prima di tutto seguire la legge che prevede l’uso di metodi ecologici e poi stanziare finanziamenti proprio a questi ultimi dato che gli studi scientifici hanno dimostrato la fattibilità, l’efficacia e la risoluzione dei problemi in questione.

sabato 26 maggio 2012

Le Nutrie NON portano leptospirosi: le analisi eseguite da VERI veterinari, biologi e IZ lo dimostrano


Interveniamo in risposta all’intervento del medico veterinario forense Dott. Luca Migliorisi nella rubrica “I vostri quesiti” dell’8 maggio u.s. a proposito della supposta pericolosità sanitaria della specie Nutria (Myocastor coypus), con particolare riguardo alla trasmissione della Leptospirosi.
Spiace constatare come al dott. Migliorisi, che “dovrebbe” conoscere bene la materia, sfugga l’importante distinzione tra analisi sierologica e analisi microbiologica.
Differenza sostanziale, rilevando nel primo caso la sola presenza di anticorpi (dovuta alla semplice esposizione ad un’infezione) e nel secondo la presenza vera e propria del batterio vettore della patologia.
In effetti, come chiaramente rilevato in occasione del 1° Convegno internazionale sulla Nutria tenutosi il 18/06/2011 a Pavia, e come più volte dimostrato dalle analisi effettuate dalla totalità degli Istituti Zooprofilattici, la Nutria non rappresenta a tutt’oggi in Italia un rischio igienico sanitario. La percentuale di individui positivi alle analisi anticorpali si è rivelata minima, ma soprattutto è stato isolato solo in rarissimi casi l’agente patogeno nel corpo dell’animale, che deve pertanto qualificarsi solo come portatore secondario ed occasionale della patologia.
Prima di formulare giudizi affrettati, dichiarando la Nutria diffusore di pericolose patologie (forse per favorire inefficaci quanto dispendiosi piani di abbattimento) sarebbe pertanto doveroso informarsi seriamente su dati e metodi utilizzati…
Ricordiamo, citando fonti autorevoli (ISPRA), come le stesse immissioni faunistiche a scopo venatorio costituiscano invero una tra le principali cause di diffusione di patologie e come, statisticamente, risulti maggiormente probabile contrarre un elevato e “variegato” numero di zoonosi dai nostri più comuni animali domestici, sia da compagnia che da cortile.

giovedì 5 aprile 2012

SULLE TANE DELLE NUTRIE

Commento in merito all’immagine apparsa sulla Gazzetta di Lunedì 20/02/12

Vorrei esporre qualche considerazione relativamente all’immagine presente sulla gazzetta del giorno 20/02/2012 nell’articolo “Castorini della discordia”.

In questa immagine è possibile notare un enorme buco che sembrerebbe causato da qualche mezzo adatto proprio allo scavo. Dico questo perché conoscendo molto bene le caratteristiche delle tane delle nutrie, sapendo la costituzione idrogeologica dei nostri suoli e avendo visto vari cedimenti naturali di argini, quello ritratto in foto non pare affatto corrispondere ad un evento di origine animale. A meno che si sia trattato di una nutria-balena ma, che io sappia, tale specie non esiste.

Generalmente i cedimenti delle tane presenti negli argini appaiono come crolli, smottamenti, frane, come mostrato nella figura sottostante (un esempio):

Come è possibile notare le due formazioni sono completamente diverse e dall’osservazione di queste due immagini possiamo intuire come anche le dinamiche che hanno portato a queste formazioni siano assai differenti l’una dall’altra. E’ d’obbligo sottolineare come in entrambi i casi gli argini siano privi di vegetazione e ciò costituisce il fattore di degrado ambientale, di origine antropica, scatenante questo genere di situazioni. Da ciò si evince quanto la prevenzione possa essere efficace se applicata nei giusti tempi e modi.

Va ribadito anche che le tane delle nutrie presentano un diametro di circa 30 – 50 cm ed una lunghezza che può variare da meno di 1 metro a circa 5 metri. La maggior parte delle tane presentano un solo cunicolo ma in condizioni particolari possono essere composte da più cunicoli.

Ci sono molti animali che vivono interagendo con gli argini e costruendovi le proprie tane. Mentre in natura tutto è in equilibrio grazie alla presenza di un ambiente sano, i problemi si hanno nel momento in cui arriva l’uomo che sconvolge in maniera prepotente e scriteriata i forti equilibri presenti precedentemente. Argini con una certa pendenza e profondità e privi di vegetazioni sono assai più instabili, fragili e deboli, quindi suscettibili sia delle azioni erosive dell’acqua che dei fenomeni atmosferici.

Tutto ciò richiede una seria, accurata e costante manutenzione, come previsto dalle normative dei consorzi di bonifica. Grazie infatti ai controlli regolari è possibile intervenire per tempo. Ma non basta. Insieme a questi infatti occorre attuare opere di prevenzione di tipo naturalistico come le piantumazioni e la valorizzazione ambientale. Come consigliato da seri studi di letteratura scientifica. Oltre a ciò esistono tecniche molto valide ed efficaci di ingegneria ambientale come accennato poco sotto.

Esistono metodi ecologici che si possono applicare fin da subito proprio per le situazioni più sensibili e in ambito rurale (ma non solo).

Il disegno sottostante riporta uno schema di una tipica tana di nutria. Come è facile immaginare, l’impatto è circoscritto e facilmente monitorabile. Solo in casi particolari la tana (che sia di nutria, di volpe, di tasso, di topo muschiato, di ratto, ecc.) potrebbe collassare e il risultato che si avrà consisterà nel cedimento della parte superiore dell’argine su quella sottostante. Tutt’altra cosa che l’apertura di un varco ove magicamente sparisce la terra (possibile solo mediante asportazione meccanica della terra ad opera umana).

Recinzioni e altri ostacoli.

Le nutrie non sono animali scalatori. E’ sufficiente posizionare una rete interrata per 15 cm e alta 1 metro circa per difendere gli alberi. Alta 3 metri per ottenere una difesa non solo dalle nutrie ma anche dagli ungulati.

Gestione dei livelli di acqua.

Tipicamente le tane degli animali fossori hanno qualche decina di centimetri di terra sopra di loro. Tuttavia quando i livelli delle acque si alzano, gli animali tendono ad innalzare anche la tana scavando verso la superficie. In questi casi aumenta l’indebolimento dell’argine. Per evitare ciò occorre monitorare e gestire al meglio il flusso d’acqua. Nello specifico se d’inverno si alzasse il livello dell’acqua, le nutrie saranno costrette ad allontanarsi dalle tane. Viceversa se d’estate si abbassasse il livello dell’acqua, le tane sarebbero più esposte ai predatori e di conseguenza le nutrie tenderebbe ad abbandonarle per cercare zone più sicure.

Utilizzo di barriere.

L’impiego di barriere metalliche o di pietre poste 50 cm in superficie e interrate per 1 metro risulterà efficace nel dissuadere le nutrie dallo scavo delle proprie tane.

Dissuasori e repellenti.

Le nutrie sono animali diffidenti e tendono a fuggire se si sentono minacciate. In presenza di nuovi cunicoli è possibile imbottirli con materiale impregnato dell’odore di un predatore. Rumori forti, acqua a pressione, spruzzi d’acqua, sono semplici dissuasori che tendono a disturbare e quindi allontanare la nutria.

Locazione delle colture.

Le colture non recintate situate nei pressi di corsi d’acqua sono attraenti per le nutrie e gli altri animali. E’ sufficiente quindi seminare le colture o tenere il proprio giardino ad una certa distanza dall’argine di modo che la vegetazione naturale in prossimità dell’acqua funga da fonte alimentare più che sufficiente per le nutrie e altri animali che non si spingeranno oltre.

giovedì 8 marzo 2012

INSERIRE LA NUTRIA TRA LE SPECIE CACCIABILI: E’ SCIENTIFICAMENTE UNA PURA FOLLIA!


Pochi giorni fa al governo è giunta una risoluzione (ripresa in maniera ironica ma assai astuta e intelligente QUI) che ha dell’incredibile ma anche per questo è facilmente intuibile da chi arriva (ovvero dalle solite lobbies venatorie e agricole in primis). Tale documento chiede alla Commissione in oggetto di inserire la specie Nutria (Myocastor coypus) tra le specie cacciabili e quindi favorirebbe la caccia aperta alla nutria tutto l’anno e in ogni dove, in barba alle leggi in vigore di tutela e protezione della biodiversità e degli habitat.
Cosa significa questo? Prima di analizzare brevemente le terribili conseguenze va ricordato che nel giugno del 2011 a Pavia si tenne il primo convegno internazionale sulla nutria e in questa sede la stessa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dichiarato e dimostrato la NON FATTIBILITA’ di introdurre la nutria quale specie cacciabile [1]. Questa risoluzione quindi è anticostituzionale (non rispetta la legge nazionale 157/92) e deve essere revocata il più presto possibile perchè va contro gli studi scientifici proprio dell’unico organo un po’ più competente in materia di fauna selvatica in Italia ovvero l’ISPRA (ex-INFS).
Ciò rappresenta un fatto grave perchè effettivamente non tiene conto del tavolo tecnico – scientifico (eccetto per alcuni rappresentanti allora presenti) quale era il convegno internazionale sulla nutria. Secondo le lobbies sopra citate quindi, i validi studi scientifici (che costoro si guardano bene dall’eseguire) non hanno valore e questo è un vero affronto all’Etica, alla Scienza, alla Nazione e alla Natura ivi presente dimsotrando la loro totale malafede.
Le ipotesi su cui si basano gli assunti del documento in questione sono assai opinabili.
 
1) ASPETTO IGIENICO-SANITARIO: le analisi eseguite negli anni da vari Istituti Zooprofilattici Italiani e presenti in alcuni articoli scientifici hanno dimostrato che NON SUSSISITE NESSUN RISCHIO SANITARIO. La Nutria non è portatrice di leptospirosi o tutto al più può esserne portatrice solo secondaria ed occasionale in precisi contesti (allevamenti bovini, presenza di scarichi fognari abusivi) ma le leptospire sono presenti nell’ambiente a prescindere dalla presenza delle nutrie. [2]
 
2) ASPETTO BIOLOGICO: la nutria è un roditore naturalizzato e quindi appartenente alla fauna selvatica italiana. La sua biologia ed ecologia lo rendono un animale che ben si adatta ai nostri ambienti e vive in armonia con fauna e flora locali, dove gli ambienti non siano stati degradati dalle attività antropiche ovviamente. [3]
 
3) ASPETTO RELATIVO AI DANNI: secondo studi scientifici e dati ufficiali, la Nutria non arreca danni gravi all’agricoltura o alle infrastrutture. A presciendere dalla specie in questione, la cattiva gestione dei fondi e la mancanza di manutenzionale sono le cause principali dei dissesti idrogeologici e delle eventuali perdite agricole. Le aziende venatorie causano enormemente molti più danni. [4]
 
4) ASPETTO GESTIONALE: studi scientifici hanno dimostrato la non efficacia e l’inutilità degli abbattimenti. Sparare alle nutrie tutto l’anno significa incrementare in maniera esponenziale la proliferazione di questo roditore con tutte le relative conseguenze nonchè creare forti squilibri ai vari ecosistemi. Ci perderanno tutti eccetto le associazioni venatorie e le industrie delle armi (e del commercio nero di pelli e carni). Per una assurda economia di casta si sta per mandare al macero il nostro meraviglioso ambiente naturale. Esistono vari metodi di gestione ecologica della nutria, molto efficaci ed economici ma che “purtroppo” scriveranno la parola FINE al mercato venatorio e bellico. [5]

Quali saranno i rischi e quindi le conseguenze disastrose di una eventuale e malaugurata approvazione di tale risoluzione? Innanzitutto sarà un vero disastro ecologico e naturalistico dato che si prevederà di cacciare la nutria tutto l’anno, eventualmente, anche in zone ora interdette alla caccia (Oasi, Parchi, ecc.).
E’ preoccupante il fatto che chi legifera in quella sede non abbia la ben che minima conoscenza in ambito biologico e naturalistico e non sappia nulla della specie Nutria se non le menzogne raccontate solo da determinate lobbies. La Nutria infatti è una specie che vive a contatto con l’acqua, quindi in zone umide sia naturali che seminaturali (paludi, stagni, fontanili, risorgive, laghi, fiumi, ecc.). Queste zone sono protette dalla direttiva Habitat ad esempio. Siccome l’acqua è sinonimo di vita, tali zone rappresentano degli “hot spot” di biodiversità e presentano equilibri ecologici sensibili. Approvare un tale affronto verso la Natura, quale è questa risoluzione, equivale a condannare a morte ambienti di elevato pregio naturalistico. Infatti molte specie diverse vivono in queste zone insieme alle nutrie come anatidi, anfibi, pesci, rettili, piccoli mammiferi, invertebrati, ecc. Tutto ciò avrebbe un impatto negativo a livello di sostenibilità ambientale (inquinamento da piombo, disturbo dell’avifauna, degrado ambientale, ecc).
Chiunque abbia un cuore e un briciolo di intelligenza (e consocenza) ha ben compreso cosa si cela dietro questa assurda e antiscientifica risoluzione che distruggerà l’ambiente solo per l’ingordigia dei soliti noti.
Si auspica quindi un ravvedimento della coscienza di chi rappresenta le vere Istituzioni a tutela dell’ambiente perchè crediamo che la Natura non abbia prezzo e sarebbe ora di dire basta ai soprusi delle lobbies. Per amore della Vita, per amore del Pianeta.

3 – La Nutria (Myocastor coypus): Biologia, Ecologia e Gestione (Marin M., Venturini S.)
5 – Tra i molteplici esempi, segnaliamo: http://wdfw.wa.gov/living/nutria.html

domenica 4 marzo 2012

ORDINANZE SULLE NUTRIE – parte 2: LE RIFLESSIONI

E’ stato considerato dal Legislatore (L.157/92 art. 19) come “intervento straordinario”, diverso dalla caccia, eseguibile solo per motivi particolari da un numero ristretto di persone.
Il controllo della fauna selvatica, se non “gestito bene”, rappresenta un elemento di forte conflitto tra Amministrazioni e società (agricoltori, cacciatori, ambientalisti, ecc.)

L’ABBATTIMENTO, LA CATTURA SONO METODI “ECOLOGICI”?

Attualmente esiste molta confusione nella terminologia e normativa faunistica…

Data l’importanza assunta dal termine è opportuno chiarirsi sulle definizioni
Ai sensi della L. 157/92, ed in particolare all’art.19, il “controllo” della fauna selvatica può essere definito come l’insieme delle azioni (dirette od indirette) finalizzate alla prevenzione/limitazione/riduzione dei danni causati da una specie faunistica.
Il controllo quindi:
- è un caso particolare della gestione faunistica
- non è finalizzato al raggiungimento di obiettivi diversi dalla riduzione dei danni (es. un valore di densità)
- non è il “prelievo venatorio” (non è “caccia”)
Quali sono le modalità con cui si può dare attuazione alle azioni di controllo?
La L. 157/92 al proposito così recita: “ Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’INFS (ISPRA)
Quindi:
- il controllo deve essere “selettivo”
- esistono casi “normali” (di norma…) in cui le azioni di controllo vengono praticate  con metodi ecologici;
- i metodi ecologici sono indicati (su parere…) dell’ISPRA.

MA QUALI SONO I METODI “ECOLOGICI”?
 
All’ISPRA spetta il compito di individuare i metodi ecologici applicabili per ciascuna specie/situazione.
Ma, tecnicamente, quale caratteristica devono avere i metodi di controllo faunistico?
Il maggiore aiuto ce lo danno ancora una volta le sentenze (perché verosimilmente costituisce uno degli argomenti con maggior contenzioso).
I piani provinciali di abbattimento devono dar conto del previo esperimento di metodi ecologici e dell’inefficacia di detti metodi incruenti certificata dall’INFS (ISPRA)” (TAR Friuli Venezia Giulia, 22 novembre 2007, n. 732)
“ La lettura dell’art. 19, co. 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, infatti, rende evidente che l’abbattimento della fauna costituisce un’opzione del tutto subordinata ed eventuale rispetto all’utilizzo di metodologie ecologiche” (TAR veneto, sez. II, 24 ottobre 2008, n. 3274)

METODO ECOLOGICO=METODO INCRUENTO
 
Quindi per la risoluzione dei danni l’ISPRA dovrebbe indicare (solo) metodi ecologici (ed incruenti).
Con il termine “metodi ecologici” si individua l’insieme delle azioni dirette volte alla limitazione numerica di una specie selvatica agendo tramite accorgimenti basati sull’ecologia o sull’etologia della specie.
Esempi di metodi ecologici:
•    Reintroduzione (ove manchino) dei predatori naturali (come la volpe, invece cacciata!)
•    Diminuzione delle risorse alimentari artificiali (i campi coltivati per gli erbivori), ponendole in “indisponibilità” (fascia”tampone”)
•    Siepi campestri
•    Reti per le sponde arginali
•    ecc.

Ancora la L. 157 precisa che : “Qualora l’Istituto (ISPRA,n.d.r.) verifichi l’inefficacia dei predetti metodi (ecologic, n.d.r.) lePprovince possono autorizzare piani di abbattimento”.
All’ISPRA dunque la norma demanda:
1)    Sia l’indicazione dei metodi ecologici
2)    Sia la verifica sulla loro efficacia
Una volta verificata tale inefficacia l’autorizzazione all’abbattimento parrebbe essere possibile. E ciò senza la necessità di ottenere un parere dell’ISPRA.

UN ANNOSO EQUIVOCO
In passato nella maggior parte dei casi le Province che avevano problemi di danni da fauna selvatica:
-  hanno sempre chiesto il parere dell’ISPRA, anche se ciò non rappresentava una condizione necessaria, non trattandosi di provvedimenti connessi alle specie di cui alla Direttiva 79/409/CEE (uccelli selvatici). Questo rapporto diretto con l’Istituto è stato ricercato  verosimilmente per conferire una sorta di “legittimazione” ai propri atti.
- hanno spesso proposto un “Piano di controllo” con delle soluzioni comprendenti l’abbattimento (Mantova è andata oltre: non li ha nemmeno contemplati passando direttamente alle gabbie-trappola (vedi art. 3 “criteri ispiratori”)!!!).
- l’ISPRA ha sostanzialmente dato pareri su quello che le Province richiedevano, entrando nel merito delle metodologie di abbattimento.
- questo ha originato una serie di problemi tecnici ed amministrativi (contenzioso – vedi sentenze).

IN QUESTO MODO PERO’ SI PERMETTE “LA DERIVA” DEI COMPORTAMENTI AUTORIZZATIVI PROVINCIALI.

CONTROLLO=ABBATTIMENTO=CONTENIMENTO=CACCIA

I PIANI DI ABBATTIMENTO (con le modalità consone):
•    Sono attuati con la presenza diretta di un Agente di Vigilanza di cui all’art. 51, coordinata dalla Polizia Provinciale.
Pertanto:
•    Sono “fuori legge” gli interventi effettuati da cacciatori o proprietari da soli…

Infine, secondo lo stesso ISPRA, la definizione di metodi ecologici è la seguente:
“[...] metodi che non determinanola sottrazione di individui (per abbattimento ma anche per cattura e traslocazione) dalla popolazione interessata. Sono quindi metodi ecologici:
- gli interventi che deprimono in maniera indiretta la dinamica delle popolazioni agendo sui fattori limitanti (risorse alimentari, siti di rifugio o riproduzione, ecc.);
- la messa in opera di mezzi di protezione fisica dei beni danneggiabili (recinzioni fisse, reti mobili, pastore elettrico), o di strumenti dissuasivi (visivi, olfattivi, acustici, ecc.);
- la predisposizione di fonti trofiche alternative a quelle offerte dalle risorse danneggiabili.”

mercoledì 29 febbraio 2012

NUTRIA BUSINESS

Qui di seguito vengono riportati alcuni estratti da riviste, libri, articoli relativi all’allevamento del castorino sia in Italia che presso altri Paesi. Questa raccolta dati vuole essere una dimostrazione di come i castorini (le nutrie) siano state e siano tutt’ora una fonte di guadagno economico che coinvolge diversi settori.


Motivi per allevamento castorino: “fa guadagnare bene” [Casa del Castorino]


Cappelli di pelliccia di nutria. I più bei cappelli del mondo sono fabbricati in America e i migliori cappelli americani provengono dalla pelliccia di nutria.


Nutrie erbivore rilasciate da un allevamento di pelliccia


Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.


Mcllhenny ha rilasciato un grande numero di nutrie in Louisiana. La prima importazione di nutria in USA fu fatta nel 1899. La prima registrazione in Louisiana nel 1933 quando Susan e Conrad Brote fondarono un allevamento di nutria in Abita Springs, che chiuse dopo soli 4 anni, vendendo alcune nutrie e rialsciando le altre. Un altro allevamento di nutria fu costruito in St. Bernard Parish da Mcllhenny con la sua prima nutria nel 1938. Successivamente la popolazione di nutrie in cattività di Mcllhenny crebbe superando i 500 esemplari e molti furono deliberatamente rilasciati in natura. Tutte le rimanenti nutrie allevate furono rilasciate nel tardo 1945. […] L’introduzione di un animale esotico da pelliccia era incoraggiata e promossa dal direttore del Dipertimento di Conservazione degli animali selvatici e da pelliccia della Louisiana.


Nutrie e capibara sono stati entrambi importati per la loro pelliccia. Nutrie e capibara sono divenuti specie naturalizzate come risultato di fughe o rilasci da aziende faunistico-venatorie o da allevamenti da pelliccia. […] La nutria è stata importata e rilasciata diverse volte nei primi anni del 1930 ma non riusci mai a naturalizzarsi. La prima introduzione che ebbe successo avvenne nel 1938 quando furono acquistati tra i 12 e i 20 esemplari per l’industria della pelliccia.


Le nutrie sono state apprezzate per la loro pelliccia nel 1800. Dapprima furono importate in California nel 1899 per la pelliccia appunto e poi furono rilasciate per controllare le piante infestanti intorno alla metà del 1900. Gli allevatori di animali da pelliccia importarono le nutrie a Washington nel tardo 1930 e in Oregon nel 1937, e nel 1941 in entrambi questi Stati si naturalizzarono le prime colonie di castorini. […]


Ashbrook (1948) ha descritto un caso di fuga accidentale e 2 altri casi in cui le nutrie furono rilasciate intenzionalmente dagli allevatori e imprenditori di pellicce in Washington. […]


La nutria (Myocastor coypus) un largo, neotropicale, roditore semiacquatico, fu intenzionalmente rilasciato in Louisiana, nelle marcite, negli anni 1930 per favorire la loro moltiplicazione (riproduzione) per poi investire nella loro pelliccia. […]


Alcuni individui sono scappati o sono stati rilasciati da piccole aziende a conduzione famigliare per la produzione di pelliccia di castorino. […]

Qui la Nutria compare tra gli animali utilizzati per la caccia (attività venatoria).

Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.
Prodotti: la pelle di coypu (chiamata nutria in gergo commerciale) aveva un’alta domanda per l’industria della pelliccia. La carne, importante nella dieta delle popolazioni indigene, viene ora occasionalmente mangiata dalla gente o usata come cibo per cani.
Le pellicce di nutria cacciate illegalmente nel Sud del Brasile finiscono sul mercato nero attraverso l’Uruguay o l’Argentina. […] la caccia alla nutria offre lavoro ed entrate economiche alle popolazioni rurali e materiale da lavorare per l’industria della pelliccia, dando alla specie (la nutria n.d.r.) una certa importanza socio-economica.

La loro pelliccia (di nutria n.d.r.) ha portato soldi ai trappolatori. La loro carne (delle nutrie n.d.r.) era venduta come cibo per cani, visoni e altri animali. Le nutrie inoltre mangiano il giacinto d’acqua e altre piante che intasano i corpi idrici. Per anni il trappolaggio delle nutrie fu un grande business. Il mercato della nutria raggiunse il suo picco nel 1977. Più di 2 milioni di pelli furono vendute in quell’anno. Ma le vendite iniziarono a calare e i trappolatoi di nutria videro diminuire i propri profitti. […]

Le nutrie possono aumentare la loro attività riproduttiva in risposta a pressioni intensive di trappolaggio […]

L’industria della pelliccia su larga scala ebbe inizio negli anni 1920 in Nord America ed Europa in risposta alla domanda per pellicce specialmente pregiate e con diverse varietà di colorazioni. Furono cercati vari roditori per questo ma solo la nutria e il cincillà ebbero uno sviluppo industriale ed economico senza precedenti. Le nutrie inizialmente furono tenute in alloggi naturali mentre dopo la seconda guerra mondiale si intensificarono gli allevamenti industriali, soprattutto in Polonia e Russia, focalizzandosi sulla selezione di differenti colori da individui mutanti.

Nel 1943 l’allevamento della nutria fu intrapreso per incrementale la locale industria della pelliccia. Questa attività però non fu sempre remunerativa per tutti gli stabilimenti e le nutrie, alcune delle quali fuggite, furono inavvertitamente rilasciate dai proprietari terrieri.

La nutria fu introdotta presto. Nella prima parte degli anni 1950 i promotori della pelliccia di nutria importarono migliaia di animali che hanno venduto a 950 dollari a coppia. Gli allevatori si accordarono per comprare la prole a 380 dollari a coppia fino a quando sussistette questo mercato. Il mercato però presto si saturò e non ci fu più domanda di pellicce. Migliaia di allevatori di nutrie avevano effettuato sostanziali investimenti in questo settore. La situazione creatasi portò a rilasci illegali di un largo numero di animali che si naturalizzarono lungo i corsi d’acqua degli Stati del Pacifico.

Dopo che la nutria, roditore semiacquatico, fu introdotto dal Sud America in USA nel 1899 per l’industria della pelliccia, questo settore fallì e gli animali in eccesso furono rilasciati […]

[…] La nutria (Myocastor coypus) fu importata dal Sud America per la sua pelliccia e per fornire aiuto nel controllo della vegetazione. […]

(La nutria) oltre ad essere cacciata per la carne e la pelliccia […], i giovani castorini rivestono anche un ruolo come animali da compagnia (pet).