sabato 4 febbraio 2012

IL GIORNO DELLA NUTRIA (Myocastor coypus)

In Louisiana, presso uno zoo, il 02 febbraio è stato proclamato il giorno della nutria. Ciò deriva da un’antica tradizione. Il primo Giorno della Marmotta venne osservato a Punxsutawney, in Pennsylvania, il 2 febbraio 1887.  La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane.
Siccome in Louisiana non vivono le marmotte, è stato deciso di coronare la nutria T-Boy come animale metereologo, degno successore della marmotta Phil.
Ecco quindi le foto dei due simpatici protagonisti.
Da quest’anno quindi è proclamato anche in Italia il giorno della Nutria e sarà festeggiato ogni 2 febbraio!

sabato 14 gennaio 2012

RISPOSTE BREVI MA SCIENTIFICAMENTE ESATTE PER LE DOMANDE SULLA NUTRIA



Spesso si sentono davvero parecchie leggende metropolitane sulle nutrie, o per meglio dire coypu (castorini). Ciò è dovuto alla dilagante ignoranza che la maggior parte delle persone presenta nei confronti della natura e di questi animali ma anche e soprattutto alle manovre meschine delle lobbies venatorie e agricole le quali vogliono solo far soldi sulla pelle di animali innocenti e truffando i cittadini con la complicità dei giornalisti, pagati si sa solo per obbedire a chi sta sopra di loro, senza il minimo senso critico. Per lo meno la maggior parte di quelli iscritti all'albo. 
Non è certamente un caso che molte false notizie che si leggono sui giornali compaiano sempre durante la stagione venatoria, con titoli sovente allarmistici e con storie spessissimo inventate di sana pianta. Tutte le notizie che si leggono, le lettere ed i comunicati sono scritti dalla medesima mano e peccano di ignoranza scientifica, presunzione e atteggiamenti aggressivi. La morale di tali interventi è solo una: finanziare la lobby delle armi e truffare le amministrazioni con scuse campate per aria ma facendo pressione sulla paura e sull'ignoranza dei cittadini. Capita purtroppo che anche sedicenti "esperti del settore" vengano plagiati e/o corrotti dalle lobbies venatorie, agricole e politiche per far pressione sull'opinione pubblica. 
Fortunatamente esistono veri esperti, professionisti indipendenti che mettono a disposizione la loro ferrea e comprovata conoscenza ed esperienza puramente per passione, senza guadagnarci nulla e anzi rischiando e rimettendoci del proprio.
Oltretutto le ordinanze basate su queste false informazioni vengono spesso bocciate dal TAR su ricorso di valide argomentazioni, che dimostrano per l'appunto l'infondatezza di tali dicerie.
Analizzando i vari articoli disinformativi si può notare anche una sorta di filo conduttore che lega il modo e le tecniche disinformative utilizzate per raggiungere i biechi scopi di cui sopra.
Ma veniamo alle RISPOSTE CONCRETE, ONESTE E AFFIDABILI alle principali domande che il pubblico si pone. Tali risposte però vogliono essere brevi, sintetiche sia per non dilungarsi troppo e annoiare il lettore sia perchè man mano verranno prrofonditi meglio gli argomenti. Ricordo comunque che all'interno di questo blog si possono trovare vari approfondimenti a ciò.

1) LE NUTRIE MANGIANO GLI UCCELLI, LE UOVA E GLI ALTRI ANIMALI?
NO! Le nutrie sono ERBIVORE. Sono i cani che attaccano le nutrie. Le nutrie sono prede quindi sono per natura timorose. Difendono però i loro cuccioli come tutti gli altri animali. Le nutrie non predano attivamente le uova ma potrebbero calpestarle accidentalmente. Ciò è un bene perchè in un ambiente sano aiutano a mantenere l'equilibrio ecologico delle specie. Le nutrie vivono in armonia con l'ambiente e l'avifauna locale.

2) LE NUTRIE ATTACCANO L'UOMO?
NO! E' l'uomo che infastidisce le nutrie. Non esistono casi di morsi o attacchi da nutrie. Ciò può avvenire solo quando l'uomo le disturba o le intimorisce, come con qualunque altro animale.

3) LE NUTRIE PORTANO MALATTIE?
NO! Le analisi eseguite dagli Istituti Zooprofilattici dimostrano che la nutria NON rappresenta un pericolo sanitario. Ben altre sono le cause di contrazione di patologie. E' più pericoloso andare sui mezzi pubblici a contatto con altre persone malate, lì si che c'è da temere. 

4) LE NUTRIE MANGIANO I RACCOLTI, LE COLTURE E PROVOCANO DANNI ALL'AGRICOLTURA?
NO! Le nutrie prediligono le piante acquatiche e la vegetazione spontanea. Solo in carenza di cibo possono alimentarsi di colture ma solo delle piantine più prossime ai corsi d'acqua. I dati dimostrano che non si può parlare di danni veri e propri ma di perdite già messe in preventivo. Ben più danni sono fatti dalla selvaggina immessa dai cacciatori. Sono dati ufficiali e scientifici. Eventuali danni sono comunque limitati e dovuto ad un alto tasso di densità della popolazione causato dalla presenza di allevamenti di nutrie o da abbattimenti con arma da fuoco. Regola n° 1 della nutria: "più si uccidono nutrie e più le nutrie si riproducono per ristabilire l'equilibrio."

5) LE TANE DELLE NUTRIE SONO PROFONDE?
NO! Ben altri animali scavano tane più lunghe. I dati dimostrano che le tane delle nutrie sono lunghe mediamente 2-3 metri. Inoltre la nutria non è un animale fossorio obbligato, solo in caso di necessità e in base a determinate caratteristiche idrogeologiche scava la sua tana negli argini. Spesso si leggono articoli con scritto che le nutrie scavano tane di lunghezza "considerevole". Ciò dimostra il doppiogiochismo dei giornalisti venduti al sistema. Basta leggere un articolo qualunque per verificare di persona che NON esistono MAI dati oggettivi e dimostrabili.

6) LA NUTRIA CAUSA DANNI ALLE INFRASTRUTTURE?
Generalmente NO! Solo dove si ha mancanza di manutenzione e l'habitat è già degradato allora ci possono essere danni, ma sempre limitati nello spazio e nel tempo. I veri responsabili dei danni alle infrastrutture sono gli automobilisti e i consorzi di bonifica che non rispettano le leggi di manutenzione. Anche gli agricoltori che non seguono le norme di sicurezza sono la vera causa dei danni alle infrastrutture così come i cacciatori che camminano sugli argini.

7) LA NUTRIA E' UN VERO PROBLEMA?
NO! La nutria è un NON-PROBLEMA creato dalle lobbies venatorie e non solo come sotterfugio per lucrare denaro pubblico a fini privati. Costoro, come sanno tutti, sono collusi con l'industria delle armi e la corruzione politica. Basti pensare al fatto che dopo almeno 20 anni di abbattimenti il numero di nutrie non sia calato ma anzi aumentato, la spesa è aumentata e nonostante siano maggiormente presenti le nutrie, i danni all'agricoltura sono calati! Sono dati pubblici e scientifici.

8) LA NUTRIA E' AGGRESSIVA?
NO! La nutria è una preda e per di più è un animale dolce, docile, affettuoso e amichevole. Difatti è stato allevato in maniera capillare (e viene allevato tutt'ora) per vari scopi, è considerato animale da compagnia e in tutti gli altri Paesi del mondo è rispettato e apprezzato per la sua tenerezza e docilità appunto.

9) LA NUTRIA SI RIPRODUCE A DISMISURA?
NO! E che cos'è? Una fabbrica di peluche? Certo che no anzi la nutria si riproduce poco in realtà, solo 2 volte all'anno partorendo mediamente 4-6 cuccioli. In oltre va tenuto conto che: la gravidanza è molto lunga e dura 4 mesi. Si ha un alto tasso di aborti tra le primipare e durante l'inverno. La mortalità infantile dopo la nascita è alta. La maturità sessuale viene raggiunta a 5-6 mesi di età e cala ogni anno che passa. La nutria si autoregola in base alle risorse trofiche e ambientali essendo in grado di assorbire i feti e abortire. Ciò avviene perchè le nutrie tendono naturalmente all'equilibrio ecologico della popolazione in base alla capacità portante. Tant'è vero che in moltissimi luoghi le nutrie sono stanziali da decine e decine di anni senza alcun tipo di impatto.

10) LA NUTRIA E' UN RATTO/TOPO/PANTEGANA O UN INCROCIO TRA UN CASTORO E UN RATTO?
NO! Questa è la tipica barzelletta e l'apoteosi dell'ignoranza. La nutria è un castoro sudamericano appartenente alla famiglia monofiletica "Myocastoridae". Il suo nome scientifico in latino è Myocastor coypus. Esiste da circa 30 milioni di anni.

11) L'ABBATTIMENTO E' L'UNICO MODO PER CONTENERE LA NUTRIA?
NO! Esistono vari metodi ecologici efficaci come metodi di contenimento della nutria tra cui la dissuasione fisica/meccanica, acustica, la sterilizzazione, l'ingegneria ambientale.

12) LA NUTRIA HA PREDATORI NATURALI?
SI! In Italia ce ne sono eccome! Volpi, Lupi, Linci, Gatti selvatici, Gatti randagi, Cani randagi, Rapaci diurni, Rapaci notturni, Ciconiformi, Lucci, Colubridi.

13) LE NUTRIE SONO UN PERICOLO STRADALE?
NO! Sono gli automobilisti che guidano come pazzi in campagna! infatti le statistiche parlano chiaro e risulta che le nutrie sono tra gli animali che non sono considerati come pericoli automobilsitici. E poi la colpa è sempre e solo dell'automobilista che non rispetta mai i limiti e si macchia di omicidi ed omissione di soccorso. Sulle strade non ci sono solo nutrie investite ma anche una marea di altri animali come ricci, conigli, uccelli, rettili, ecc. Oltre a persone purtroppo.

14) COSA BISOGNA FARE?
Informarsi ed essere più umili e coerenti con la propria coscienza.


giovedì 8 dicembre 2011

LA VERITA' SULLA NUTRIA 1

Con oggi prende il via una nuova rubrica divertente ma al contempo precisa e affidabile atta a divulgare le corrette informazioni sul castorino (nutria) e a smontare definitivamente tutte le disinformazioni che appaiono sui principali media digitali e cartacei. Nasce così il "Castoro dell'Informazione" che illustra in maniera semplice ma efficace le menzogne della stampa di regime venatorio. Come i castori, questa rubrica abbatte le disinformazioni e costruisce una sicura informazione. Buona visione dunque!

1° parte

2°parte

sabato 5 novembre 2011

M’AMMALIA – IL CASTORINO: UNO STRANIERO NEI CORSI D’ACQUA

Milano – Venerdì sera 4/11/11 alle ore 21 presso il Museo di Storia Naturale di Milano in Corso Venezia 55, in occasione dell’evento nazionale M’ammalia – la settimana dei Mammiferi – il dott. Samuele Venturini e la dott.ssa Roberta Castiglioni terranno una conferenza sul Coypu o Nutria dal titolo “IL CASTORINO: UNO STRANIERO NEI CORSI D’ACQUA”. Verrà illustrata la biologia, la storia, l’ecologia e le interazioni di questa specie con gli ecosistemi nostrani e non solo. Una serata culturale e divulgativa da non perdere. Vi aspettiamo!

sabato 22 ottobre 2011

L’ODISSEA BUROCRATICA DELLA NUTRIA

Su un documento relativo alla dichiarazione dei redditi delle società di persone fisiche del 2011 (ma anche degli anni precedenti), nello specifico all’interno delle tabelle dei redditi agrari in cui compaiono gli animali da allevamento, tra gli animali da pelliccia come lepre, cincillà e visone, compare (ancora) la nutria!

FIG. 1 – la nutria compare tra le specie a reddito nel modello Unico dell’Agenzia delle Entrate (2011 e anni precedenti)

Si decide quindi di telefonare alle Istituzioni competenti per avere una risposta alla seguente domanda: “è possibile allevare ancora oggi le nutrie come animali da pelliccia? E se si, quali leggi bisogna seguire?”
Scrivo una mail alla Camera di Commercio sia Nazionale che di Milano ma a tutt’oggi nessuna risposta. Ecco qui di seguito schematizzato l’iter che ho dovuto seguire per avere una risposta chiara a cui tutt’oggi le autorità competenti non hanno ancora saputo rispondere. 

Ci tengo a ringraziare comunque tutti gli Enti preposti per la loro gentilezza nel darmi indicazioni. Il problema infatti non sono loro ma il sistema burocratico che va assolutamente cambiato.

FIG. 2 – percorso burocratico per avere una non-risposta

Telefono all’Agenzia delle Entrate che mi rimanda all’Ufficio Legale dell’Agenzia delle Entrate, il quale mi consiglia di telefonare al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, però loro non si occupano di animali da pelliccia ma solo di bovini e foreste, quindi mi passano il CITES il quale però si occupa solo di specie in via di estinzione. Quindi mi comunicano il numero di telefono da chiamare relativo al centralino del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Telefono al centralino e dopo aver esordito con la seguente frase “le nutrie sono pesci?” mi consigliano di chiamare il Ministero della Salute. Quest’ultimo mi dispone due nominativi: un veterinario dell’Ufficio Benessere Animale e un responsabile del Ministero dell’Ambiente. Il primo mi comunica finalmente che a tutt’oggi in Italia è possibile allevare nutrie come animali da pelliccia, perché non sono autoctone e non sono in via di estinzione. La legge che regolamenta gli allevamenti di animali da pelliccia è la 146/2001, un recepimento della CE 98/58. Non ci sono però normative riguardanti le nutrie, ma solo un allegato sui visoni. Quindi non esistono regolamentazioni su come allestire e gestire oggi un allevamento di castorini.
Telefono al Ministero dell’Ambiente e la persona preposta, alla solita domanda, ha una reazione alquanto spropositata, per lui tutti gli animali esotici andrebbero uccisi! La reazione è comunque, in parte, giustificata perché se proprio a causa degli allevamenti di animali da pelliccia, diversa fauna esotica si è diffusa causando vari impatti (ma mai eccessivi a livello assoluto) agli ecosistemi, e comunque sempre e solo a causa dell’uomo, il fatto di poter potenzialmente allevare ancora le nutrie come animali da pelliccia, lascia assai perplessi. Il Ministero dell’Ambiente mi ha comunque consigliato, per sapere con esattezza se ci sia un divieto o meno di allevamento di nutrie, di contattare l’ISPRA.
L’ISPRA, dopo aver contattato l’Associazione Italiana Pellicceria, mi ha comunicato  non risultare in Italia esserci allevamenti di nutria (registrati) finalizzati alla produzione di pellicce. Per la produzione di pellicce o manufatti di nutria, gli operatori importano la materia prima dall’estero.

A tutt’oggi quindi, in Italia, la risposta alla domanda “è possibile allevare nutrie come animali da pelliccia?” è: “Si, No.” E da quanto si evince, possono benissimo esistere allevamenti non registrati di castorino e azioni di lobbies venatorie e/o agricole prospettate verso il commercio di pelli e carni di nutria proprio all’estero (ma temo anche in Italia). Non si spiegherebbero altrimenti le continue ordinanze senza base scientifica approvate al solo scopo di cacciare animali da pelliccia in natura.

Non solo, nel prossimo articolo verrà illustrato il business che si cela dietro questo fenomeno antropico.

domenica 4 settembre 2011

Brevi aggiornamenti sulla dimostrazione dell’inutilità degli abbattimenti, sull’impossibilità di introdurre la nutria come specie cacciabile ecc.

Brevi aggiornamenti sulla dimostrazione dell’inutilità degli abbattimenti, sull’impossibilità di introdurre la nutria come specie cacciabile e sulle solite disinformazioni


Grazie agli abbattimenti e ai piani di contenimento numerico senza criterio eseguiti da varie Amministrazioni senza studi scientifici approfonditi e tecnicamente corretti (a causa di pressioni “particolari e a dir poco oneste” di lobbies e associazioni venatorie, agricole,e cc.) ecco le conseguenze che lor signori hanno creato:

aumento dell’areale della nutria, ovvero grazie alla “caccia alla nutria” si è incrementata la sua presenza e si è favorita la sua espansione territoriale, come mostrato nella figura sottostante.


Il numero degli animali prelevati è aumentato proprio perché le nutrie, essendo animali a strategia “r”, se minacciate tendono a riprodursi maggiormente. Possiamo leggere tale affermazione anche così: siccome è risaputo che le nutrie tendono a riprodursi maggiormente se minacciate e se uccise, ciò permetterebbe alle lobbies venatorie di continuare a perpetrare il problema (causato quindi da loro) per poter esercitare la loro “attività”. E’ il tipico concetto di “problema – reazione – soluzione”. Fai in modo di creare un problema (le nutrie, volpi, cinghiali, ecc., animali che spesso vengono incitati a riprodursi apposta come abbiamo visto o vengono rilasciati illegalmente proprio dalle aziende faunistico-agro-venatorie) in modo da pilotare una reazione (vengono inventati finti danni e tramite i giornali e i mezzi di [dis]informazione come televisioni e quotidiani nonché siti web creati apposta). L’opinione pubblica, vittima del terrorismo psicologico mediatico (fatto ad arte da alcuni giornalisti e alcune testate giornalistiche sia cartacee che digitali (guarda caso sempre le stesse) chiede di intervenire ed ecco che si ripropone sempre la solita soluzione: uccidere, sparare e finanziare le lobbies venatorie. Peccato per loro che, nonostante le loro inutili minacce, diffamazioni e calunnie (basta leggere in Internet), i dati scientifici parlano chiaro. Sono stati smascherati e, grazie anche al nostro lavoro di corretta informazione e divulgazione, ora l’opinione pubblica inizia a conoscere come stanno realmente i fatti. Il grafico sottostante infatti dimostra come gli abbattimenti abbiano favorito l’aumento della specie. Se il contenimento o l’uccisione fosse davvero utile, non si avrebbe un fallimento totale ovvero il numero della specie cacciata non dovrebbe minimamente aumentare.

Coloro che attuano quindi i piani di abbattimento e contenimento sono i responsabili dei danni causati all’agricoltura, spesso gonfiati per ottenere i finanziamenti (dichiarare il falso per ottenere soldi dagli Enti Pubblici è parecchio patetico…). Inoltre nonostante le nutrie siano aumentate e in espansione, i danni sono diminuiti di molto secondo le statistiche ufficiali, come mostrato nella figura in basso:

Nel prossimo documento di approfondimento sarà possibile leggere ulteriori dimostrazioni di questo business sommerso grazie a documenti scaricati dalla Rete e salvati prima che vengano tolti (leggi: censurati) come è già accaduto per le volpi ad esempio.

Sempre dal Primo Convegno Internazionale sulla Nutria tenutosi a Pavia (2011), la stessa ISPRA ha dimostrato e dichiarato l’impossibilità di inserire la nutria nelle specie cacciabili, si tratta infatti di una proposta a dir poco folle nel senso che andrebbe a impattare fortemente sulla biodiversità, sull’ambiente, sulla sicurezza e altri ambiti. Il sospetto (che a ben vedere si tratta di certezza) che tale proposta venga presentata solo ed esclusivamente per meri fini economici è ormai assodato.

Ecco cosa dice l’ISPRA:

Ultimamente si legge spesso di nutrie (e gamberi) come causa di cedimenti di argini. Se si indaga a fondo si scoprono alcune cose interessanti. Intanto sono sempre presenti i consorzi di bonifica che – guarda caso – proprio in questo ultimo periodo sono in crisi finanziaria. Dato che i tecnici dei consorzi e i proprietari terrieri devono occuparsi della manutenzione degli argini, ciò porterebbe ad un elevato tasso di prevenzione. Se non avvengono cedimenti i consorzi non possono lavorare e non possono ricevere finanziamenti. E’ lo stesso metodo utilizzato da alcuni agricoltori per ottenere gli indennizzi dai danni causati da fauna selvatica e nutrie anche se non sono obbligati a dimostrare che siano state nutrie o altri animali! Le tane di nutrie e gamberi non vengono costruiti in poche ore ma occorre tempo quindi chi deve fare i controlli deve vigilare sulla sicurezza strutturale degli argini. Inoltre spesso nei luoghi dove avvengono i cedimenti si attuano piani di contenimento e nonostante questo anche dopo il cedimento si da la colpa alle nutrie (o volpi o gamberi). Si tratta di pessimo “trucco” perché se si eseguono gli abbattimenti allora non dovrebbero esserci nutrie in quegli stessi luoghi dove è avvenuta la frana. Ciò porta a dedurre che:

- O chi di dovere non esegue il proprio lavoro (inadempienza)

- O i metodi come gli abbattimenti non servono a nulla anzi peggiorano la situazione (ovvio)

- O tutto ciò fa parte di una manovra speculativa come anche in altri ambiti siamo purtroppo consci che accadano

Fortunatamente qualche Consorzio di Bonifica onesto esiste e infatti si leggono le vere cause che comportano danni all’agricoltura:

Infine, per dovere di cronaca, è interessante notare la corrispondenza tra queste notizie di cedimento argini ed i Consorzi di Bonifica che si vedono al centro dell’attenzione, e la possibilità di eliminare proprio alcuni Consorzi di Bonifica con la nuova manovra finanziaria:

Questo inoltre il punto di vista dell’ANBI, associazione nazionale dei consorzi di bonifica, la quale non cita minimamente la fauna selvatica come causa di degrado strutturale ma, come è giusto e ovvio che sia, le condizione climatiche e territoriali (gestione, manutenzione). Dal titolo è comunque possibile verificare ancora una volta il particolare stato di crisi economica di questi consorzi.

Sulla base del Piano Pluriennale di Riduzione del Rischio Idrogeologico, viene proposto quanto segue nei territori in cui operano i consorzi di Bonifica:

Nuovi aggiornamenti nei prossimi giorni. Nel frattempo stiamo lavorando ad un dossier molto interessante.


mercoledì 10 agosto 2011

LA NUTRIA (Coypu o Castorino – Myocastor coypus) COME ANIMALE DOMESTICO DA COMPAGNIA (PET)

Forse non tutti si sono posti la seguente domanda: “perché la nutria si è diffusa così tanto dopo il fallimento della moda delle pellicce di castorino?”. Ancora meno persone sono in grado di fornire una risposta al quesito sopra citato. Ebbene, la nutria ha potuto diffondersi in modo capillare perché capillari e diffusi erano gli allevamenti di castorino, la maggior parte costituiti da piccole imprese private, sopratutto agricole, che non si iscrivevano ai registri delle camere di commercio ma che spesso, a fronte di facili guadagni, trasformavano in fretta e furia un pollaio in un allevamento di castorino, con tutte le conseguenze del caso.
La Nutria infatti è un animale molto forte, ovvero che si adatta a diverse condizioni e ne risulta molto facile l’allevamento.
In Sud America è anche considerato come perfetto animale da compagnia. Ebbene si, il castorino si presta egregiamente ad essere un animale domestico in piena regola.
Ma cosa lo rende adatto a questo ruolo? Detto in modo semplice è molto simile ad un coniglio domestico. Le caratteristiche che lo rendono un buon inquilino di casa sono diverse:
-  Affetto: la Nutria è in grado di dare moltissimo affetto e amore a chi se ne prende cura e identifica la o le persone della famiglia come proprio gruppo.
Fiducia: la Nutria, a seconda dei tempi che possono variare da individuo a individuo e da altre condizioni particolari, è in grado di stringere un rapporto di sincera fiducia tra lei e il suo “padrone”. Spesso questa fiducia viene traslata agli individui della specie con cui vive per cui sarà ben felice di accettare le coccole da altre persone e anzi si avvicinerà a loro per conoscerli ed essere accarezzata.
Docilità: la Nutria è un animale, un roditore, veramente tranquillo e docile appunto. Non manca però di mostrare la sua voglia di giocare, quasi simili a come fanno i gatti.
Intelligenza: la Nutria è un mammifero molto intelligente e anche un po’ testardo ma è proprio grazie a ciò che riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Sa cavarsela in diverse situazioni, sa comporre varie associazioni e una volta imparato un comportamento positivo diviene abitudinaria. La stessa cosa dicasi per i comportamenti di “divieto”. Sono in grado di imparare i “no” e altri toni che comunichino alla nostra Nutria ciò che non deve fare.
Dolcezza e Tenerezza: quando la si conosce da vicino la si impara ad amare per quello che è realmente: un autentico castoro sudamericano.
Interattività: la Nutria è in grado di interagire in modo attivo sia a livello comportamentale che a livello vocale con noi.
Pulizia: oltre ad essere un animale estremamente pulito a livello di “toilettatura” la Nutria è anche inodore, adatta a vivere in appartamento ma preferibilmente e auspicabilmente in un giardino con tanto di stagnetto.
Chi ha avuto modo di interagire da vicino per qualche tempo con questi roditori potrà confermare quanto sopra descritto. Non sono poche infatti le persone che mi contattano perchè hanno trovato una nutria orfana o ferita che necessita cure. Non solo in Italia ma anche in Europa ed in particolare in Polonia vi sono persone che normalmente possiedono una nutria come pet [1] o animale da compagnia.
Anche il famoso scienziato Molina già nel 1782 aveva descritto il Coypu (castorino o nutria) come animale da compagnia.



FIG. 1 – brevi estratti del saggio di Molina (1782) che descriveva la nutria o coypu come animale domestico. Quando indica che può mangiare d’ogni cosa, intende qualunque tipo di vegetali. In cattività un animale, qualunque esso sia, potrebbe mangiare davvero ogni cosa ma ciò non corrisponde alla situazione reale e naturale e pertanto non è degna di nota.

Altri autori storici e che ben conoscono questo docile animale lo hanno definito: socievole e giocherellone. Ciò, unito alla facilità nella gestione, è uno dei motivi per cui gli allevamenti del castorino si sono diffusi in maniera così capillare.

Negli anni 60 del Novecento, numerosi allevamenti di castorino sorsero in Italia e vi erano persone che si prendevano cura di cuccioli orfani adottandoli come animali da compagnia.

Nel 1983 in un programma televisivo una nutria salvata da un incidente fu eletta animale domestico dell’anno.




In Francia inoltre esiste il “Parc de Myocastorid” in cui le nutrie sono “l’attrazione” principale e le persone, soprattutto famiglie con bambini, si divertono a dar da mangiare ai castorini.




Oltre ad essere un nostro fedele amico, il Coypu si dimostra amichevole e giocherellone anche con le altre persone e con gli altri animali.
Attualmente in Italia la Nutria non è ancora classificata come “pet” ma fino a poco tempo fa anche il furetto non lo era.
Il Castorino non è specie CITES ed è fauna protetta. E’ vietata la detenzione salvo per i casi e le eccezioni previste dalla Legge.
Nel caso in cui una persona dovesse trovare una nutria orfana o in difficoltà ha il diritto (e il dovere) di prestarle soccorso. Una volta recuperata, dopo una prima visita veterinaria, la si può liberare in qualche oasi o area privata previi accordi con gli interessati. Se però il tempo di permanenza in casa (domesticità) si dovesse allungare e l’animale si fosse affezionato, ecco che subentra il fattore “affezione” appunto per cui le persone che lo hanno tenuto in custodia divengono a tutti gli effetti i proprietari ed automaticamente diviene animale da compagnia. Ciò è previsto dalla Legge che tiene conto appunto del benessere animale. Non solo, la stessa Legge vieta la re-immissione in natura (salvo specifiche autorizzazioni) dato che si andrebbe a configurare il reato di introduzione di fauna alloctona (esotica).
Chissà, forse tra pochi anni proprio il castorino potrà divenire un nuovo compagno di vita e si potrebbe associare questa alternativa come metodo “ecologico” di contenimento delle nutrie [2]. Siccome è scientificamente dimostrata l’inutilità e l’inefficacia dell’abbattimento (anzi in realtà è proprio l’abbattimento che causa un incremento del “problema nutrie”), trasformare la Nutria da specie “invasiva” a “pet” potrà per lo meno alleviare il fenomeno regalando oltretutto un sorriso in più a chi è solo.

[1] con ciò si intende rendere animali da compagna le nutrie presenti in natura e recuperate per diversi motivi. Non si vuole promuovere nessun tipo di attività o allevamento in quanto si andrebbe solo ad incrementare loschi interessi e ci andrebbero di mezzo sempre gli animali. Personalmente mi è stato anche chiesto se fosse possibile allevare nutrie per nutrire i serpenti. Ci tengo a precisare che è vietato ed illegale allevare questi animali per scopi di lucro.

[2] Quando la Nutria diverrà ufficialmente, anche in Italia, considerata animale da compagnia, ciò potrà portare benefici e vantaggi non solo da un punto di vista prettamente domestico ma anche a livello ecologico. La Nutria infatti è animale altamente territoriale e dato che la sua sterilizzazione risulta fattibile, e a costi paragonabili ad interventi simili per altri animali da compagnia, ciò potrebbe giovare al contenimento numerico ecologico della specie in determinati contesti. Ad esempio una persona che possiede un terreno con uno stagno, un laghetto, una cava, una roggia, un fontanile, ecc. potrebbe sposare questa prospettiva e oltre ad avere un simpatico amico vicino potrà contribuire nel suo piccolo ad una gestione ecologica locale della fauna ivi presente. La stessa cosa vale per i proprietari terrieri che amano la natura. Un gesto di amore verso il prossimo con un buon risparmio in termini economici senza impatti ecologici.
Per allietare la lettura e dimostrare che la nutria è a tutti gli effetti un roditore che ben si adatta alla vita domestica, ecco una galleria fotografica di Willy:

domenica 31 luglio 2011

NUTRIE E LUPI: VITTIME DELLA STESSA DISINFORMAZIONE MEDIATICA

Si è appresa recentemente una notizia relativa ad una manovra mediatica e politica (quindi senza fondamenti scientifici) atta a creare psicosi nella gente per agevolare una criminale caccia al lupo da parte della Commissione Agricoltura.
Ecco quanto scrive un sito web:
La commissione Agricoltura approva all’unanimità la caccia al lupo per difendere il bestiame
Il concetto di “guerra preventiva” verrà applicato anche nei boschi italiani: secondo la Camera infatti è lecito abbattere i lupi “per prevenire danni importanti al bestiame”. Insorgono entomologi e ambientalisti, che parlano di una “criminalizzazione inaccettabile” nei confronti di una specie che è in via d’estinzione e il cui impatto dannoso sull’allevamento è molto limitato. Preoccupa inoltre la possibilità per i cacciatori di appigliarsi alla legittima difesa per sparare liberamente. (fonte: http://ambiente.liquida.it
Si tratta delle solite manovre mediatiche che da anni vengono utilizzate a discapito delle nutrie. Fortunatamente però qualche esperto del settore faunistico (quelli veri) scende in campo svelando la verità dietro tutto questo polverone. Si tratta delle medesime manovre che il sottoscritto e lo staff del blog sulla nutria hanno smascherato da diversi anni a questa parte e che prossimamente saranno pubblicate in una nuova edizione. Ecco dunque la realtà dei fatti:
[...] un breve riassunto dei dati reali, che abbiamo raccolto con scrupoloso approccio fin dal 1999 (visto che almeno a qualcuno interessano):
Come sapete per la Commissione Europea è fondamentale distinguere tra popolazione alpina ed appenninica (distinzione ovviamente fatta per necessità gestionali, più che genetiche o demografiche): i lupi per la popolazione alpina in Piemonte oggi sono organizzati in 14 branchi, con una stima minima di circa 70 individui nell’inverno 2010-11. Il numero di branchi non è aumentato da 3 anni, ma dal 1999 siamo passati da 3 a 14 in 9 anni. Quindi una più veloce espansione iniziale ed oggi, nonostante riproduzioni documentate da 3 anni, una fase di stasi dovuta facilmente ad alta mortalità.  Tutte le informazioni le potete ottenere dai report pubblicati scaricabili (e.g. http://www.regione.piemonte.it/agri/osserv_faun/dwd/dati/carnivori/report.pdf), da pubblicazioni scientifiche ad alto IF, ed a breve uscirà l’ultimo rapporto aggiornato (si, perché in realtà è sempre il Centro Gestione e Conservazione Grandi Carnivori a lavorare su questi argomenti in Regione in collaborazione con Parchi, CFS, Province e CA; nonostante cosa leggiate su alcuni articoli di Corti & Co.). Il numero di attacchi e danni sui domestici invece è sempre stato contenuto a livello regionale (nel 2010 in Regione Piemonte sono stati verificati 182 attacchi e 243 vittime, non 60.000 come indicato su Stampa ed altri giornali sulla base di dichiarazioni varie) grazie ad un’efficiente lavoro sulla prevenzione portato avanti dai veterinari del Centro Grandi Carnivori in collaborazione con gli allevatori, anche qui dati ottenibili dai report pubblicati. Qualsiasi informazione è scaricabile o mi può essere chiesta in dettaglio senza problemi, anche in relazione a questa ultima stagione di alpeggio.
Ok, tutto questo non è importante …. Perché oggi l’attuale amministrazione regionale ha fatto del tutto una questione unicamente politica, dove la mala informazione è attivamente voluta e promossa, a scapito in primis dei pastori stessi. Non ha interesse a risolvere nessuna situazione in modo razionale, programmato, a lungo termine, basato su dati scientifici; vuole solo animare gli animi per ottenere consensi. L’attuale amministrazione ha ribadito più volte l’inutilità di dati scientifici, e sminuito la necessità di questi ultimi definendoli non informativi. Qualcuno può spiegare loro come si giudicano i dati robusti o meno? In Piemonte in due anni di amministrazione nuova, nonostante avessimo messo in piedi in 10 anni di lavoro un sistema efficiente conosciuto in tutta Italia ed Europa, siamo tornati indietro di 20. Noi abbiamo lavorato sotto la destra di Ghigo i primi 5 anni, poi con la sinistra altri 5, sempre con obiettivi concreti per arrivare a stabilire un regime di convivenza tra uomo e lupo a lungo termine basato su dati oggettivi. La fortuna è che in questi anni i soldi ci sono stati per finanziare prevenzione, indennizzi, ed altro fin dall’inizio, e queste cose hanno dato i loro frutti negli anni perché abbiamo ormai la maggior parte degli allevatori che vivono in zone di lupo con branchi, con minimi danni in un’intera estate. Merito loro in primis. Questi allevatori non vengono mai interpellati. Gli allevatori regolarmente intervistati sono le “pecore nere” dell’allevamento, che non danno il buon esempio, ma utili nell’intento.
Attualmente i dati scientifici e la verità non interessano a questa amministrazione regionale, ma è solo l’opinione pubblica e gli articoli che escono su Stampa ed altro, ad essere importanti. Articoli totalmente arbitrari, con dati mai verificati dai giornalisti e disseminati con comunicati stampa. La politica nostra regionale cerca solo questo adesso, ed ottengono di più nel “gridare al lupo al lupo” piuttosto che nel fare vedere che si lavora bene nel gestire il problema.
Ed adesso per dimostrare all’opinione pubblica che solo loro fanno la differenza è fondamentale arrivare all’abbattimento di un lupo. Ed abbattere un lupo, per quanto ne vogliamo parlare, non farà la differenza ne per la popolazione di lupi ne per i pastori. E’ solo ed unicamente una mossa politica che fa molto parlare. Io personalmente penso che un giorno si arriverà a questo, ed il meglio è essere preparati con una buona quantità di dati oggettivi e altamente robusti (corredati da pubblicazioni con “alto impact factor” per evitare opinioni spicciole sulla robustezza di dati), per valutare la migliore strategia gestionale per una specie protetta dove il primo obiettivo, nonostante l’eventuale rimozione, è la conservazione della specie a lungo termine. In realtà la molto citata Francia, esattamente questo ha fatto. Noi lavoriamo con i francesi e gli altri stati alpini dal 2002 nell’ambito del Wolf Alpine Group (WAG), producendo documenti di vario genere a livello europeo, ed in Francia con il loro piano gestionale, basato su dati scientifici e modelli (discutibili o meno, ma sicuramente imprescindibili da un approccio gestionale nazionale), hanno rimosso dal 2004 ad oggi solo 6 lupi legalmente sull’intero territorio nazionale. Questa cosa fa la differenza per lupi o pastori? Però gli è costato finanziariamente tantissimo. Questa discussione compare negli articoli che oramai leggo quotidianamente sul lupo sulla Stampa locale o nazionale? NO. Ci sono solo articoli allarmistici, su lupi che mangiano bambini, e creatori di false informazioni e ragionamenti a basso livello culturale, si parla di apertura alla caccia del lupo, quando l’unica cosa che può essere chiesta o permessa è la rimozione di qualche individuo. Articoli che sminuiscono il lavoro di professionisti (vi ricordate quelli usciti forse 1 anno fa sui ricercatori che ululavano ai lupi o studiavano pipistrelli, con nomi e cognomi di qualcuno? Articoli che arrivano sempre dalla stessa strategia e gruppo di persone). [...]
Gli unici che possono divulgare informazioni corrette sono i ricercatori o chi lavora nel settore, che è spesso riluttante a farlo a meno che non venga interpellato. Adesso è ora di scrivere, di scrivere la realtà, di fare vedere concretamente che cos’è il lupo e cosa vuole dire gestirlo con competenza, di spiegare la necessità di lavori scientifici e seri, mentre bisogna fare vedere che cosa sta facendo la Lega riguardo a questi argomenti, della gestione di opinione, dell’ambiente, della gestione faunistica, perché è devastante questo approccio, spiegando invece cos’è la logica di interventi razionali e oggettivi su qualsiasi specie faunistica, a prescindere da qualsiasi schieramento politico.
Il mio unico appello a tutti voi oggi, specialmente a chi ha competenza nel settore, è veramente: SCRIVETE, prendete tutti il tempo di scrivere una breve lettera (1 ora di tempo) ai giornali, alla Stampa che ne ha bisogno, ai direttori delle testate giornalistiche, direttamente al presidente della Regione Piemonte, perché in questo momento questi articoli sul lupo e sulla gestione dei grandi carnivori verranno accettati dai giornalisti e possono fare la differenza, perché solo vedendo che l’opinione pubblica non è schierata verso l’ignoranza, la parte politica rivaluterà delle posizioni. E’ importante inserire i ragionamenti che vengono fatti in lista nell’opinione pubblica. Perché il famoso Corti scrive lettere alla Stampa regolarmente (ed ha una costanza ammirevole). La comunicazione al vasto pubblico è più importante di quello che pensavo, ma oggi gestita ed utilizzata unicamente da chi ha fini politici senza utilizzare volontariamente dati oggettivi; dobbiamo veramente cercare di alzare il tono ed il livello della discussione, e penso veramente che la gente sia critica ed in grado di giudicare più di quello che pensiamo, se dotata di mezzi per giudicare.
Ed è proprio quello che i curatori di questo blog e di MI.F.A. onlus stanno facendo da anni. Grazie di cuore a tutti quelli che scrivono spinti per amore della vita e della verità.

martedì 12 luglio 2011

STORIE DI COYPU (NUTRIA) - NU

Questa è la storia di un animale di nessuno. Trovato sull’asfalto in una notte fredda. Sembrava cadavere ma non lo era. Uno come tanti lungo le strade di campagna.
Per quest’animale, odiato e temuto da tutti, nessuno versa una lacrima. Molti cacciatori gli sparano per divertimento, altri per lavoro (la provincia paga per ogni coda consegnata). Nemico numero uno degli agricoltori perché scava e fa crollare i canali d’irrigazione.

Investita da un auto trovata quasi priva di sensi

In realtà le nutrie non hanno colpa. Vivevano tranquille in Sud America finché l’uomo ha deciso di importarle in Italia per fare allevamenti in quanto vengono usati per le pellicce. Un giorno gli allevamenti sono stati chiusi e molti animali sono stati liberati su un territorio non loro. Ma le nutrie si sono adattate alla pianura e il loro numero si è incrementato a dismisura. Come con altri animali, l’intervento irresponsabile dell’uomo ha squilibrato i meccanismi delicati e fragili della natura.
Il risultato si può notare ogni mattina sulle strade. Una strage di nutrie ai lati dell’asfalto. Così anche Nu. Ma lui per un destino strano è rimasto vivo. Solo perché quella notte è passato lì un veterinario che ha notato un leggero movimento di quella testa che inorridisce tanta gente.
Portato in Ospedale, Nu, così l’abbiamo chiamato, è stato sottoposto a tutti gli esami come qualsiasi animale di proprietà. L’investimento ha provocato la frattura delle zampe anteriori e la rottura della vescica. Se non veniva operato subito sarebbe morto entro poche ore. L’abbiamo operato.

Nu in sala operatoria

Sistemata la vescica e le fratture, Nu ha ripreso lentamente. I primi giorni dopo l’intervento erano difficili, lui, essendo animale selvatico, non voleva mangiare e cercava di aggredirci in ogni occasione. Lo si teneva in due mentre una terza persona lo alimentava con la siringa.

Nu alimentata un po’ contro la sua volontà

Con il passare dei giorni Nu ha capito che da noi trovava solo tante coccole e tanto buon cibo da mangiare senza la fatica che era abituato a fare per mangiare in natura. Presto ha iniziato a mangiare le mele dalla nostra mano (le sue erano fasciate per le fratture). Le nutrie hanno denti enormi e bisogna stare attenti alle dita quando li si da mangiare.

I denti di Nu

Dopo qualche settimana Nu si è abituato a noi. Ci seguiva lungo il corridoio e quando ti fermavi si fermava anche lui, alzandosi il tronco di tanto in tanto a mo di canguro. Le zampe guarite e ormai senza fasciature, venivano usate come le mani di una persona, bastava allungarli una carota o una mela e lui la prendeva con tanta agilità fra le sue mani che sembravano le mani di una persona.


Nu finalmente mangia da solo
Questa è la fase pericolosa con qualsiasi animale selvatico. Lui si abitua a te e tu ti innamori di lui. La separazione diventa molto difficile e c’è il rischio di tenerlo con te. Ma non è giusto. Loro sono nati liberi e in libertà devono tornare. E’ arrivato il momento di liberare Nu. Eravamo molto tristi ma sapevamo che l’alternativa era peggio.
L’ultimo giorno era particolarmente difficile. Non li abbiamo dato da mangiare per lasciarlo leggermente affamato al momento della liberazione. Lui mi guardava deluso e se non avete mai visto una nutria delusa, non sapete la delusione com’é. Nu è stato portato, in un trasportino da gatto, alle sponde di un fiume con la vegetazione particolarmente fitta. L’ho portato quasi a livello dell’ acqua, appoggiato il trasportino sull’erba e ho aperto la porta. Nu esitava per qualche secondo. Gli animali selvatici fanno sempre così in queste circostanze. Qualcuno gira la testa e ti fissa per un po’, strappandoti una lacrima. Poi partono, lentamente o velocemente, se ne vanno e tu torni a casa un po’ felice e un po’ triste.


Il dr. Offer Zeira libera la nutria Nu
Dott. Offer Zeira
fonte: http://www.ospedalesanmichele.it/nu.html

domenica 3 luglio 2011

PRIMO CONVEGNO INTERNAZIONALE SULLA NUTRIA – PAVIA 18/06/11


Sabato 18/06/11 si è tenuto a Pavia il primo convegno internazionale sulla Nutria e l’associazione MI.F.A. onlus era presente. Prossimamente saranno resi pubblici gli “atti del convegno” e verrà redatto un rapporto che descriverà l’evento, gli argomeni discussi, i dati e i vari interventi. In definitiva si è ribadito anche ufficialmente quanto detto e scritto all’interno di questo blog, segno che il dott. Venturini, esperto di nutrie appunto, ha visto giusto e si è sempre basato sulla letteratura nazionale e internazionale con numeri e dati alla mano. Anche questo blog è stato citato pubblicamente al convegno dichiarando che le persone che lo curano sono appassionato ed esperte di questo animale. Lo staff dell’associazione ringrazia per questa citazione.