mercoledì 17 aprile 2013

Sorella Nutria, come non te l'aspetti


WillyMetti un venerdì sera a parlar di nutrie, un modo un po’ insolito per iniziare il fine settimana.
Metti una squadra di esperti appassionati, ognuno dei quali ha le competenze necessarie per portare alla luce un lato diverso di questo argomento spinoso (e peloso).
Il risultato è la scoperta di una nutria "che non ti aspetti", diversa, lontana dai luoghi comuni, vittima dell’inciviltà umana e delle sue comode necessità, tristemente eletta a ruolo di “nutria espiatrice”.

Un argomento in apparenza insolito, certo, ma purtroppo molto attuale, a causa delle ordinanze comunali che autorizzano vere e proprie mattanze nei confronti del roditore: squadre di cacciatori armati (a volte anche nei centri urbani) addetti al “controllo della nutria” (leggi: abbattimento) con licenza di uccidere, utilizzando metodi dolorosi e violenti.

Pare infatti che qualsiasi danno si verifichi a colture, argini, ambiente, la migliore candidata al ruolo di colpevole sia sempre lei, la Terribile Nutria. E se la responsabilità fosse invece da ricercarsi nell’incuranza umana, sempre troppo a corto di iniziative civilmente ed eticamente corrette?

Cominciamo dalle presentazioni: per chi non la conosce, la nutria (detta anche castorino) è un roditore dalle modeste dimensioni, con abitudini fortemente semiacquatiche e simile per certi aspetti al castoro nordamericano e al capibara. Di indole docile, con un’alimentazione prettamente vegetariana, è dotata di una straordinaria capacità di adattamento a diverse condizioni ambientali (plasticità ecologica).

E ora vediamo una alla volta le accuse rivolte a Sorella Nutria: tutte quante prontamente smentite dalla conoscenza scientifica.

1° - Hanno invaso il nostro territorio!

Già, come potremo sopravvivere ora che tutti gli spazi sono stati colonizzati dal nemico?
Peccato però che le nutrie se ne sarebbero state comodamente a casa loro, se non fosse stato per la volontà umana che le ha strappate alla loro terra natia (il Sudamerica), per esportarle poi in tutto il mondo.
Tutto questo per rispondere in modo egoistico ad una propria esigenza: dapprima quella di bonificare le paludi (le nutrie si nutrono della vegetazione spontanea, e “puliscono” in questo modo il territorio, alla faccia di chi le considera animali sporchi) e poi quella di allevarne gli esemplari per la loro pelliccia.
Una volta passata la moda, molti allevatori e imprenditori, per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse, decisero di liberare e immettere intenzionalmente questi animali in natura.
Oggi la nutria è specie naturalizzata, protetta dalla Legge Nazionale 157/92.


E a proposito di invasioni, guardate il trailer “The Invasion” realizzato da Silos Production: «Every action has consequences...»!

2° - Fa schifo, sembra un topo gigante.

Ma lo avete mai visto un topo? E un castoro, lo avete mai visto? Evidentemente no, altrimenti vi sareste accorti da soli che quest’ultimo le assomiglia molto di più.
Il termine “nutria” infatti è frutto di un’errata traduzione; il vero nome di questo animaletto è Myocastor Coypus, detto anche Castorino.

Comunque, anche fosse un topo, non vedo quale sia il problema.


3° - Fa schifo, ha i denti arancioni.
Willy
Ahimè sì, i denti sono effettivamente arancioni. Ma conosco gente con denti molto più brutti, e non per questo mi sento in diritto di sterminarla. Inoltre trovo che l’arancione le doni: questione di gusti.

4° - Porta malattie come la Leptospirosi.

Sbagliato: studi recenti effettuati dagli Istituti Zoo-profilattici hanno dimostrato che non esiste alcun pericolo di tipo igienico – sanitario. La nutria non può essere considerata un vettore di agenti patogeni, non più di quanto non lo sia qualsiasi altro animale parte della fauna selvatica.


5° - Distrugge gli argini dei fiumi.

Alcune volte in mancanza di altri nascondigli, è costretta a scavare dei cunicoli da utilizzare come tana. Ma per sua natura, la nutria tende poi a occupare lo stesso luogo per tutta la vita. Insomma, non avrebbe bisogno di scavare ulteriormente.
Se non fosse ancora una volta per l’azione dell’essere umano (che sorpresa) che le da la caccia, causandole stress e inducendola ad allontanarsi e trovare altri rifugi, e di conseguenza creare altre tane.

Per risolvere questo inconveniente, sarebbe sufficiente inserire delle reti metalliche lungo gli argini, che rendano impossibile lo scavo. Costose? Molto meno di quanto sia già stato speso per le catture, violente e controproducenti.

6° - Crea danni alle colture.

Strano: la nutria preferisce i terreni incolti. Perché si spinge fino ai campi coltivati?
Sempre tenendo presente che non è lei ad aver invaso casa nostra, ma al contrario siamo stati noi ad averla costretta a vivere lontana dal suo habitat naturale, bisogna sapere che quando esce dalla tana, si sposta nell’arco dei primi 5-10 metri dall’argine.
Lasciando quest’area incolta, si possono evitare molti danni. Ma siccome anche le colture sono ormai votate alla produzione industriale, si vuole occupare sempre più terreno, sempre più intensivamente.
A proposito di danni agli argini, vogliamo parlare di quelli fatti dai trattori, il cui leggiadro peso viene spinto fino al limite del corso d’acqua? Oppure di quelli (molto più numerosi) creati da fagiani e lepri? Di questi nessuno parla, e nessuno se ne lamenta, probabilmente perché vengono introdotti artificialmente ai fini delle attività venatorie. In pratica, sono liberati intenzionalmente per accontentare i cacciatori!

Mariah7° - Si sono moltiplicate a dismisura, bisogna ucciderle.
Perché non lasciare che questo accada in modo spontaneo, per mano (ops, zampa) del suo naturale predatore, cioè Sorella Volpe? Ah, perché la volpe è un’altra ambita preda dei cacciatori, al pari di lepri e fagiani di cui sopra. 
Allora forse sarebbe meglio dare più spazio agli altri metodi di contenimento ecologici, come la sterilizzazione e il controllo delle risorse alimentari.

Lo stress causato dalla caccia, oltre a creare la necessità di nuove tane, provoca anche un aumento della riproduzione. È un meccanismo di autoregolazione assai diffuso in natura, ovvia risposta di una specie che si sente minacciata.


8° - È feroce e in grad
o di sbranare una persona.
No comment! Ma non ve l’ho già detto che le nutrie sono vegetariane?!

Infine, mi sento di chiedervi una riflessione: se anche tutte queste accuse verso Sorella Nutria fossero fondate, c’è sul serio bisogno di sterminarla, ucciderla barbaramente?
Mi sono bastati pochi istanti per innamorarmi di quelle caratteristiche che rendono questo animale così particolare, così unico.
La coda, ad esempio: oltre ad avere la funzione di timone (in acqua) e di termoregolazione, serve anche come base d’appoggio, per stare in equilibrio su due zampe. E le mammelle laterali, per poter allattare i cuccioli anche mentre la mamma è impegnata a nuotare?

L’essere umano si sente padrone di tutto il territorio, dimenticando sempre che siamo invece solo una specie fra tante. E questa non è casa nostra, non ne siamo i padroni. Siamo dei semplici ospiti, destinati ad andarcene presto.
La presenza umana in questo pianeta è cosa di poco conto. Da buoni ospiti momentanei, dovremmo avvicinarci al pianeta con educazione, rispetto, soggezione: dovremmo cercare di “non disturbare”.

«Da quando l’uomo ha iniziato a interagire in modo diretto e invadente con la biodiversità, si sono avute conseguenze anche abbastanza disastrose che hanno impattato fortemente sugi ecosistemi. Tra queste si possono annoverare numerose estinzioni, l’eccessivo strruttamento e consumo delle risorse, l’inquinamento e la veloce modificazione ambientale.
[...] Da ciò risulta fondamentale promuovere e approfondire gli studi, le ricerche, le regolamentazioni e tutti quegli interventi che perseguano il fine della conservazione della biodiversità».
(Samuele Venturini, castorologo – Ecobioevoluzione)

 Willy e Samuele
PER APPROFONDIRE:

FOTO:




http://www.cercodivolare.com/rubriche/ben-essere-animale/373-sorella-nutria-come-non-te-l-aspetti.html 

sabato 9 febbraio 2013

Mariah: nutria fortunata


Eh sì, questa volta sono rimasta anch’io a bocca aperta.
Credevo di averne già visti tante di magie, grazie ai Carrellini Disabili, ma il loro amore per le creature in difficoltà ha superato ogni limite.
Questo è il miracolo di Mariah, una nutria gravemente ferita che ora vive felice, con un giardino, un’Amica e un carrellino.
Proprio una nutria: uccise quando il loro pelo andava di moda nelle pelliccie, mangiate quando c’era fame e il cibo scarseggiava, ora guardate con ribrezzo e accusate (ingiustamente) di devastare l’ambiente.
Ma per Mariah sarà diverso: lei è una nutria fortunata!
Mettiamo subito le cose in chiaro: le nutrie non sono “pantegane”. Sono semmai dei “castorini” (fanno parte della famiglia dei Myocastoridae), mammiferi roditori originari del Sud America.
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.
Mariah è stata trovata gravemente ferita in uno scantinato, da un gentile signore che impietosito (o forse non sapeva come liberarsene?) decide di chiamare il canile della zona, il quale a sua volta (vista l’eccezionalità del recupero) chiede l’aiuto di Angelica, volontaria più abituata ai piccoli roditori.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!
Angelica e Mariah
Angelica e Mariah
Angelica riesce ad avere la meglio, e la piccola Mariah si ritrova in un trasportino per gatti, direzione veterinario. La diagnosi parla di danni irreversibili alla colonna vertebrale, senza contare gli incisivi spezzati che le impediscono di nutrirsi.
Fra le due “ragazze”, Angelica e Mariah, nasce un’alleanza. Angelica la invita a mangiare usando il biberon, e Mariah capisce di essere in zampe sicure, gradisce le attenzioni che le vengono rivolte (“Appoggiava la sua manina alla mia mentre beveva…”) e scopre che non tutti gli umani sono uguali.
Resta la sua povera schiena spezzata. Angelica costruisce prima un carrellino fai-da-te, per i primi spostamenti in casa. La cosa funziona. Con un carrellino migliore e qualche accorgimento da esperto, Mariah è libera di scorazzare per tutto il giardino. In compagnia dei suoi nuovi amici, una cagnolina e un coniglietto follemente attratto da questa “cugina” un pò originale!
fonte: http://benessereanimale.wordpress.com

sabato 11 agosto 2012

Coldiretti: la fauna selvatica NON provoca danni all'agricoltura, il maltempo e la geoingegneria si!


Estate 2012: sulla base delle stime fornite dalla Coldiretti, quest'anno le produzioni agricole stanno andando incontro ad un forte calo.
POMODORO: -20%
MAIS: -30%
SOIA: -40%
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO: -50%
GIRASOLE: -20%
LATTE: -15%
I danni all'agricoltura italiana stimati da coldiretti si avvicinano a 1 miliardo di euro. La fauna selvatica e le nutrie sono innocenti, ma allora quali sono le vere cause?
E' il clima e la geoingengeria ovvero la modificazione climatica che viene attuata dai governi dei Paesi della NATO per mezzo delle scie chimiche le quali sono in grado di dissolvere le nuvole ed evitare le precipitazioni oppure, viceversa, di concentrare forti perturbazioni in un breve lasso di spazio e tempo. Continua il comunicato della coldiretti: "[...] è il risultato di una estate iniziata con un mese di giugno in cui la precipitazione cumulata al nord era stata secondo l'Ucea inferiore del 45,4 per cento rispetto alla media geografica degli scarti del clima del periodo 1971-2000. A preoccupare adesso sono anche i temporali violenti che rischiano di aggravare il conto dei danni."
mappa della goeingegneria clandestina: l'Italia presenta il simbolo di una goccia ocn una X ovvero siccità indotta
Riportiamo un altro comunicato della coldiretti:
"Siccità, è stato di calamità nelle campagne italiane
E' stato di calamità nelle campagne italiane a causa della siccità. Dopo la richiesta di riconoscimento avanzata da Coldiretti, la quale ha calcolato un bilancio dei danni superiore al mezzo miliardo di euro, il Ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha annunciato che “ci sono delle zone del paese dove molto probabilmente sarà dichiarato lo stato di calamità naturale e i tecnici del mio ministero stanno lavorando per individuarle”.  Secondo un monitoraggio della Coldiretti, il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con forti cali della produzioni. Per il mais si stima una riduzione dei raccolti del 25-30 per cento a livello nazionale con punte dell’80 per cento nel Polesine e del 50 per cento nel Padovano. Male anche la soia, con un calo del 30-40 per cento nelle regioni settentrionali  (dove si effettua la quasi totalità della coltivazione) con punte dell’80-100 per cento nel Polesine.  Per il girasole la produzione dovrebbe diminuire del 20 per cento a livello nazionale, soprattutto nelle Marche e in Toscana, mentre rischia di essere dimezzata la barbabietola da zucchero, con un crollo sino al 50 per cento nelle regioni del Nord a seguito del calo della resa nelle aree del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove non si è potuto irrigare.  Situazione preoccupante pur per il pomodoro, con un -20 per cento del raccolto in tutte le aree di produzione nazionale con punte del 25 per cento nel Mezzogiorno. Anche la vite è a rischio se dovesse permanere il caldo. E’ prevista una produzione molto contenuta rispetto alla media.  Per il latte si teme una minore produzione  a livello nazionale del 10-15 per cento con punte del 30-40 per cento in Toscana dove si registrano maggiori costi del 70-80 per cento per carenza foraggi mentre in Piemonte le mandrie sono costrette a lasciare gli alpeggi con un mese di anticipo.  Riduzione della produzione pure per gli ortaggi dove non è stato possibile irrigare. In Abruzzo secondo la Coldiretti calo del 30 per cento della produzione di patate e carote. Ma gli effetti del caldo non stanno risparmiando neppure uova e miele."
Si tratta quindi di una importante dimostrazione secondo cui la fauna selvatica non arreca impatti gravi sull'agricoltura (come dimostrato da molti dati ufficiali e articoli scientifici) ma il problema principale è in realtà politico e militare. Purtroppo non è possibile sparare agli aerei quindi le lobbies venatorie continueranno a mentire e lo faranno pur sapendo la verità.

venerdì 20 luglio 2012

I MEZZI STRADALI SONO LA CAUSA DEL CEDIMENTO DEGLI ARGINI, NON LE NUTRIE O ALTRI ANIMALI!


Da secoli ormai l’uomo ha vissuto con gli animali, a contatto con la natura, soprattutto nell’ambiente rurale (agricolo). Le strade una volta erano sterrate ma adibite come oggi per il passaggio di mezzi pesanti. Carrozze, carri, trattori, ecc. per svolgere il proprio importante lavoro. Queste strade e stradine sono state pensate proprio per un “traffico” assai residuo, giusto il tempo di qualche decina di passaggi al giorno e nemmeno per tutti i giorni, ma in base a determinati periodi. C’è da dire che vi era molto più rispetto e intelligenza una volta per quanto riguardava il rapporto con la natura. Oggi invece molto è peggiorato in tal senso e sono proprio le stesse persone che sono la causa dei propri mali. La non curanza del fondo, la non pulizia degli argini, l’inadempienza dei consorzi di bonifica, la superficialità dei tecnici, le menzogne delle lobbies (venatorie e agricole) nel depauperare l’ambiente provocando solo morte e devastazione, plagiando giornalisti poco professionali, minacciando cariche di un certo livello pur di approfittare dell’ignoranza delle persone e compiere le proprie azioni scellerate. Come dei bambini capricciosi che danno la colpa a tutto fuorchè a loro stessi per aver rotto il loro giocattolino.
Chiunque, andando in campagna ma non solo, può osservare un fatto eclatante: le strade adibite ad uso agricolo che per incapacità intellettuale sono state aperte al traffico cittadino, presentano non pochi problemi di stabilità strutturale. Ciò era palesemente prevedibile per il modo in cui sono state concepite e costruite, diametralmente opposto a quello del giorno d’oggi. Sarebbe come appoggiare un peso di 500 Kg su un ponte che ne può reggere solo 250 Kg! La conseguenza è ovvia: cedimento strutturale. Con tutte le conseguenze del caso. Le strade di campagna infatti sono caratterizzate dall’essere circondate ai propri lati da fossi con o senza presenza di acqua per l’irrigazione dei campi. Tempo fa queste strade poi erano sterrate, non certo asfaltate. Il solo fatto di avere un corso d’acqua presso il ciglio della strada ne pregiudica la stabilità, difatti i nostri terreni sono geologicamente alluvionali e gli eventi naturali modellano incessantemente queste infrastrutture. Si tratta di fenomeni di erosione naturale appunto. Oltretutto mentre lo sterrato favorisce un minimo di assorbimento dell’acqua piovana, l’asfalto invece ne provoca un più veloce scivolamento aumentando la velocità di erosione si badi bene non dell’asfalto ma dei margini della strada! L’asfalto inoltre soffoca la terra sottostante e ne pregiudica la stabilità. Le pozzanghere che si formano ci mettono più tempo ad asciugarsi e l’acqua può potenziare la sua attività erosiva creando buchi e crepe. Le “zolle” di asfalto pesano molto più della terra nuda e comportano la deformazione del tratto di strada su cui sono presenti.
FIG. 1 – crepe sul lato della strada rurale (asfaltata) sotto cui scorre una roggia.
Non è un caso infatti che le strade urbane siano costruire tutte sullo stesso piano e solo quelle di campagna siano per lo più scavate ai lati. A questo quindi aggiungiamo il fatto che il traffico sia eccessivamente maggiore, tale da non essere supportato dall’infrastruttura stessa. Il tempo e le leggi della fisica faranno il resto, portando alla formazione di fratture, favorendo smottamenti, crolli e incidenti che si sarebbero potuti prevenire.
Sono gli automobilisti e coloro che hanno aperto le strade di campagna al traffico urbano i responsabili delle tragedie che accadono. Difatti gli animali sono sempre esistiti (e sempre esisteranno) e raramente venivano investiti dai trattori ad esempio. Era poi il proprietario del fondo che manteneva queste infrastrutture. Questa attenzione, unita ad un equilibrio naturale abbastanza forte, rendevano la vita del mondo agricolo più sicura di oggi. Da quando invece le strade rurali sono state “acquisite” (?) da Province, Comuni, Stato, si è visto un incremento di incidenti e degradi assai evidenti.
FIG. 2 – visuale più ampia di una strada di campagna aperta al traffico urbano
Diversi sono gli animali che interagisocno con gli argini MA le eventuali e ipotetiche conseguenze che costoro possono causare a livello infrastrutturale sono appunto CONSEGUENZE di una situazione precaria e allarmante che l’uomo ha causato! E’ matematicamente ovvio che se in una strada aumenta il traffico allora aumentano anche i casi di incidenti (soprattutto se c’è l’incoscienza degli automobilisti e la non vigilanza delle infrastrutture).
Purtroppo non tutti riescono a capire le basi della vita perchè probabilmente sono ofuscati dall’egoismo e dal denaro. Quindi è errato dare la colpa agli animali se cedono le strade, gli argini o accadono incidenti. La responsabilità (la colpa) è solo dell’uomo, degli automobilisti e dell’ignoranza di chi ha permesso il verificarsi di questo. Come si suol dire, chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

NUTRIE: NON SONO TANTE E NON SONO DEVASTANTI. LA CACCIA NON E’ LA SOLUZIONE.


Le nutrie sono castori sudamericani importati circa un secolo fa dall’Argentina al Nord Italia per l’allevamento finalizzato alla produzione di pellicce (il castorino appunto). Da cento anni circa quindi le fughe accidentali e i rilasci intenzionali hanno dato origine a colonie di individui naturalizzati e ricadono a tutti gli effetti sotto la tutela della legge nazionale sulla fauna selvatica.
Si sapeva benissimo che l’Italia prometteva un clima ideale per questi roditori e difatti sorsero innumerevoli allevamenti.
Questi animali sono diffusi in due principali zone d’Italia (non in tutta la penisola) e in presenza puntiforme in altre limitate aree.  Le nutrie rendono più stabile l’ambiente, ovviamente laddove non sia stato degradato e reso instabile dall’uomo. L’unica cosa da NON fare è ucciderle. Infatti la loro ecologia riproduttiva fa si che più individui si abbattono e più nuovi esemplari della stessa specie nasceranno per ristabilirne l’equilibrio. Si chiama ecologia,  una scienza e spiace constatare che ci sono sedicenti biologi, naturalisti o altre figure ignoranti in materia di conservazione della natura.
Le nutrie non si riproducono in modo esponenziale ma reagiscono solo ai disturbi antropici quindi sono i piani di abbattimento che ne favoriscono l’incremento. Tra l’altro ciò avviene sempre e solo nelle stesse zone.
In Inghilterra sono riusciti ad eradicare la nutria solo a causa di una serie di coincidenze fortuite:
-          Tempestività nell’azione (catture con gabbie)
-          Mancanza di reticoli idrografici senza soluzione di continuità (le popolazioni di nutria erano isolate e facilmente controllabili)
-          Serie consecutiva di inverni molti freddi. Il freddo infatti è il nemico principale per questi animali
-          Non autorizzazione della caccia tutto l’anno. In caso negativo ciò sarebbe stata una vera iattura e avrebbe diffuso le nutrie in maniera più capillare, peggiorando il problema.
Le nutrie – che ricordiamo sono state importate dall’uomo, vero colpevole dei danni – non sono numerose e a tutt’oggi non esiste nessun metodo attendibile di stima. In ambiente naturale il numero degli esemplari è in equilibrio con gli ecosistemi in cui vengono a trovarsi, solo dove vengono fatti gli abbattimenti e dove l’uomo ha già degradato l’ambiente (argini diserbati, cattiva manutenzione e gestione dei fondi agricoli, mancanza delle misure di prevenzione, ecc.) si hanno degli impatti che ricordiamolo sono minimi e localizzati. Frutto comunque della superficialità e non curanza dell’uomo come i dati scientifici dimostrano.
Questi animali non devastano i raccolti e non sono responsabili degli eventuali danni alle opere idrauliche. Oltretutto proteggono le altre specie mantenendo l’ambiente, e l’ecosistema in cui vivono,sano. Favoriscono anche la colonizzazione di nuove essenze vegetali lungo i corsi d’acqua e mantengono l’acqua pulita permettendo a pesci e anfibi (ma anche a uccelli, rettili, invertebrati e mammiferi) di vivere e riprodursi. Dire che mangiano tutto è una pesante menzogna e nessun biologo o professionista del settore avrebbe il coraggio di dire un’amenità simile. Essendo animali erbivori e timorosi si cibano solo della vegetazione spontanea che cresce nei pressi delle rive dei corsi d’acqua. Le auto inoltre sono pericolose per le nutrie ma anche per gli altri animali come ricci, lepri, conigli, ratti, rettili, rospi, uccelli, mammiferi (volpi, cani, gatti, mustelidi, ecc.). Secondo le indagini del Corpo Forestale dello Stato, le nutrie non sono causa di incidenti stradali. E comunque è l’automobilista ad essere sempre colpevole nel caso di investimento di fauna e secondo la logica dovrebbe egli stesso pagare oltre al soccorso anche eventuali danni al suo veicolo o alle infrastrutture.
Le nutrie come altri animali sia autoctoni che alloctoni vivono in armonia con la natura locale. Solo in caso di ambienti già degradati con specie animali o vegetali già in via di estinzione allora potrebbero accelerare un percorso già intrapreso dalle colpe che l’uomo ha con la natura.
Le nutrie si riproducono molto poco, solo 2 volte all’anno e sono animali in grado di autoregolarsi. Infatti ciò è dimostrato proprio dal fatto che in zone dove sono presenti nutrie ma assenti gli uomini, il problema non sussiste. Questo perché l’ambiente sano, naturale, è in grado di raggiungere il giusto e duraturo equilibrio. E questo vale per tutti gli esseri viventi.
I sistemi di protezione e prevenzioni esistono. Ma sottrarrebbero soldi agli agricoltori e cacciatori che non avrebbero più modo di chiedere indennizzi o di alimentare le industrie delle armi (che auguro fortemente possano chiudere nel più breve tempo possibile). Il fucile invece non è un metodo ma una vera e provata idiozia. Gli individui colpiti vanno incontro ad una morte lenta e dolorosa. Si crea un forte impatto ambientale con pesanti ripercussioni sulla conservazione della biodiversità. Ciò causa inquinamento non solo acustico ma anche idrico e del suolo e mette a repentaglio non solo la vita di molti animali ma anche la sicurezza delle persone. Sarebbe da folli attuare lo sparo. La caccia intensiva è solo una fregnaccia e la scienza lo dimostra.
Attualmente viene applicato il trappolaggio che risulta essere il metodo di contenimento più efficace nel tempo.
Se si vuole salvare e proteggere l’ecosistema occorre prima di tutto seguire la legge che prevede l’uso di metodi ecologici e poi stanziare finanziamenti proprio a questi ultimi dato che gli studi scientifici hanno dimostrato la fattibilità, l’efficacia e la risoluzione dei problemi in questione.

sabato 26 maggio 2012

Le Nutrie NON portano leptospirosi: le analisi eseguite da VERI veterinari, biologi e IZ lo dimostrano


Interveniamo in risposta all’intervento del medico veterinario forense Dott. Luca Migliorisi nella rubrica “I vostri quesiti” dell’8 maggio u.s. a proposito della supposta pericolosità sanitaria della specie Nutria (Myocastor coypus), con particolare riguardo alla trasmissione della Leptospirosi.
Spiace constatare come al dott. Migliorisi, che “dovrebbe” conoscere bene la materia, sfugga l’importante distinzione tra analisi sierologica e analisi microbiologica.
Differenza sostanziale, rilevando nel primo caso la sola presenza di anticorpi (dovuta alla semplice esposizione ad un’infezione) e nel secondo la presenza vera e propria del batterio vettore della patologia.
In effetti, come chiaramente rilevato in occasione del 1° Convegno internazionale sulla Nutria tenutosi il 18/06/2011 a Pavia, e come più volte dimostrato dalle analisi effettuate dalla totalità degli Istituti Zooprofilattici, la Nutria non rappresenta a tutt’oggi in Italia un rischio igienico sanitario. La percentuale di individui positivi alle analisi anticorpali si è rivelata minima, ma soprattutto è stato isolato solo in rarissimi casi l’agente patogeno nel corpo dell’animale, che deve pertanto qualificarsi solo come portatore secondario ed occasionale della patologia.
Prima di formulare giudizi affrettati, dichiarando la Nutria diffusore di pericolose patologie (forse per favorire inefficaci quanto dispendiosi piani di abbattimento) sarebbe pertanto doveroso informarsi seriamente su dati e metodi utilizzati…
Ricordiamo, citando fonti autorevoli (ISPRA), come le stesse immissioni faunistiche a scopo venatorio costituiscano invero una tra le principali cause di diffusione di patologie e come, statisticamente, risulti maggiormente probabile contrarre un elevato e “variegato” numero di zoonosi dai nostri più comuni animali domestici, sia da compagnia che da cortile.

giovedì 5 aprile 2012

SULLE TANE DELLE NUTRIE

Commento in merito all’immagine apparsa sulla Gazzetta di Lunedì 20/02/12

Vorrei esporre qualche considerazione relativamente all’immagine presente sulla gazzetta del giorno 20/02/2012 nell’articolo “Castorini della discordia”.

In questa immagine è possibile notare un enorme buco che sembrerebbe causato da qualche mezzo adatto proprio allo scavo. Dico questo perché conoscendo molto bene le caratteristiche delle tane delle nutrie, sapendo la costituzione idrogeologica dei nostri suoli e avendo visto vari cedimenti naturali di argini, quello ritratto in foto non pare affatto corrispondere ad un evento di origine animale. A meno che si sia trattato di una nutria-balena ma, che io sappia, tale specie non esiste.

Generalmente i cedimenti delle tane presenti negli argini appaiono come crolli, smottamenti, frane, come mostrato nella figura sottostante (un esempio):

Come è possibile notare le due formazioni sono completamente diverse e dall’osservazione di queste due immagini possiamo intuire come anche le dinamiche che hanno portato a queste formazioni siano assai differenti l’una dall’altra. E’ d’obbligo sottolineare come in entrambi i casi gli argini siano privi di vegetazione e ciò costituisce il fattore di degrado ambientale, di origine antropica, scatenante questo genere di situazioni. Da ciò si evince quanto la prevenzione possa essere efficace se applicata nei giusti tempi e modi.

Va ribadito anche che le tane delle nutrie presentano un diametro di circa 30 – 50 cm ed una lunghezza che può variare da meno di 1 metro a circa 5 metri. La maggior parte delle tane presentano un solo cunicolo ma in condizioni particolari possono essere composte da più cunicoli.

Ci sono molti animali che vivono interagendo con gli argini e costruendovi le proprie tane. Mentre in natura tutto è in equilibrio grazie alla presenza di un ambiente sano, i problemi si hanno nel momento in cui arriva l’uomo che sconvolge in maniera prepotente e scriteriata i forti equilibri presenti precedentemente. Argini con una certa pendenza e profondità e privi di vegetazioni sono assai più instabili, fragili e deboli, quindi suscettibili sia delle azioni erosive dell’acqua che dei fenomeni atmosferici.

Tutto ciò richiede una seria, accurata e costante manutenzione, come previsto dalle normative dei consorzi di bonifica. Grazie infatti ai controlli regolari è possibile intervenire per tempo. Ma non basta. Insieme a questi infatti occorre attuare opere di prevenzione di tipo naturalistico come le piantumazioni e la valorizzazione ambientale. Come consigliato da seri studi di letteratura scientifica. Oltre a ciò esistono tecniche molto valide ed efficaci di ingegneria ambientale come accennato poco sotto.

Esistono metodi ecologici che si possono applicare fin da subito proprio per le situazioni più sensibili e in ambito rurale (ma non solo).

Il disegno sottostante riporta uno schema di una tipica tana di nutria. Come è facile immaginare, l’impatto è circoscritto e facilmente monitorabile. Solo in casi particolari la tana (che sia di nutria, di volpe, di tasso, di topo muschiato, di ratto, ecc.) potrebbe collassare e il risultato che si avrà consisterà nel cedimento della parte superiore dell’argine su quella sottostante. Tutt’altra cosa che l’apertura di un varco ove magicamente sparisce la terra (possibile solo mediante asportazione meccanica della terra ad opera umana).

Recinzioni e altri ostacoli.

Le nutrie non sono animali scalatori. E’ sufficiente posizionare una rete interrata per 15 cm e alta 1 metro circa per difendere gli alberi. Alta 3 metri per ottenere una difesa non solo dalle nutrie ma anche dagli ungulati.

Gestione dei livelli di acqua.

Tipicamente le tane degli animali fossori hanno qualche decina di centimetri di terra sopra di loro. Tuttavia quando i livelli delle acque si alzano, gli animali tendono ad innalzare anche la tana scavando verso la superficie. In questi casi aumenta l’indebolimento dell’argine. Per evitare ciò occorre monitorare e gestire al meglio il flusso d’acqua. Nello specifico se d’inverno si alzasse il livello dell’acqua, le nutrie saranno costrette ad allontanarsi dalle tane. Viceversa se d’estate si abbassasse il livello dell’acqua, le tane sarebbero più esposte ai predatori e di conseguenza le nutrie tenderebbe ad abbandonarle per cercare zone più sicure.

Utilizzo di barriere.

L’impiego di barriere metalliche o di pietre poste 50 cm in superficie e interrate per 1 metro risulterà efficace nel dissuadere le nutrie dallo scavo delle proprie tane.

Dissuasori e repellenti.

Le nutrie sono animali diffidenti e tendono a fuggire se si sentono minacciate. In presenza di nuovi cunicoli è possibile imbottirli con materiale impregnato dell’odore di un predatore. Rumori forti, acqua a pressione, spruzzi d’acqua, sono semplici dissuasori che tendono a disturbare e quindi allontanare la nutria.

Locazione delle colture.

Le colture non recintate situate nei pressi di corsi d’acqua sono attraenti per le nutrie e gli altri animali. E’ sufficiente quindi seminare le colture o tenere il proprio giardino ad una certa distanza dall’argine di modo che la vegetazione naturale in prossimità dell’acqua funga da fonte alimentare più che sufficiente per le nutrie e altri animali che non si spingeranno oltre.