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sabato 9 febbraio 2013

Mariah: nutria fortunata


Eh sì, questa volta sono rimasta anch’io a bocca aperta.
Credevo di averne già visti tante di magie, grazie ai Carrellini Disabili, ma il loro amore per le creature in difficoltà ha superato ogni limite.
Questo è il miracolo di Mariah, una nutria gravemente ferita che ora vive felice, con un giardino, un’Amica e un carrellino.
Proprio una nutria: uccise quando il loro pelo andava di moda nelle pelliccie, mangiate quando c’era fame e il cibo scarseggiava, ora guardate con ribrezzo e accusate (ingiustamente) di devastare l’ambiente.
Ma per Mariah sarà diverso: lei è una nutria fortunata!
Mettiamo subito le cose in chiaro: le nutrie non sono “pantegane”. Sono semmai dei “castorini” (fanno parte della famiglia dei Myocastoridae), mammiferi roditori originari del Sud America.
E in quanto alle accuse di creare gravi danni all’ecosistema e in particolare agli argini dei fiumi, vi consiglio di leggere questo articolo della giornalista Macri Puricelli.
Mariah è stata trovata gravemente ferita in uno scantinato, da un gentile signore che impietosito (o forse non sapeva come liberarsene?) decide di chiamare il canile della zona, il quale a sua volta (vista l’eccezionalità del recupero) chiede l’aiuto di Angelica, volontaria più abituata ai piccoli roditori.
La situazione che le si presenta non è delle più semplici: il “piccolo roditore” è tutt’altro che piccolo, e decisamente arrabbiato, sicuramente a causa del dolore che sta provando. Non si fida di nessuno e cerca in ogni modo di difendersi, ringhiando e spaventando tutti!
Angelica e Mariah
Angelica e Mariah
Angelica riesce ad avere la meglio, e la piccola Mariah si ritrova in un trasportino per gatti, direzione veterinario. La diagnosi parla di danni irreversibili alla colonna vertebrale, senza contare gli incisivi spezzati che le impediscono di nutrirsi.
Fra le due “ragazze”, Angelica e Mariah, nasce un’alleanza. Angelica la invita a mangiare usando il biberon, e Mariah capisce di essere in zampe sicure, gradisce le attenzioni che le vengono rivolte (“Appoggiava la sua manina alla mia mentre beveva…”) e scopre che non tutti gli umani sono uguali.
Resta la sua povera schiena spezzata. Angelica costruisce prima un carrellino fai-da-te, per i primi spostamenti in casa. La cosa funziona. Con un carrellino migliore e qualche accorgimento da esperto, Mariah è libera di scorazzare per tutto il giardino. In compagnia dei suoi nuovi amici, una cagnolina e un coniglietto follemente attratto da questa “cugina” un pò originale!
fonte: http://benessereanimale.wordpress.com

sabato 11 agosto 2012

Coldiretti: la fauna selvatica NON provoca danni all'agricoltura, il maltempo e la geoingegneria si!


Estate 2012: sulla base delle stime fornite dalla Coldiretti, quest'anno le produzioni agricole stanno andando incontro ad un forte calo.
POMODORO: -20%
MAIS: -30%
SOIA: -40%
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO: -50%
GIRASOLE: -20%
LATTE: -15%
I danni all'agricoltura italiana stimati da coldiretti si avvicinano a 1 miliardo di euro. La fauna selvatica e le nutrie sono innocenti, ma allora quali sono le vere cause?
E' il clima e la geoingengeria ovvero la modificazione climatica che viene attuata dai governi dei Paesi della NATO per mezzo delle scie chimiche le quali sono in grado di dissolvere le nuvole ed evitare le precipitazioni oppure, viceversa, di concentrare forti perturbazioni in un breve lasso di spazio e tempo. Continua il comunicato della coldiretti: "[...] è il risultato di una estate iniziata con un mese di giugno in cui la precipitazione cumulata al nord era stata secondo l'Ucea inferiore del 45,4 per cento rispetto alla media geografica degli scarti del clima del periodo 1971-2000. A preoccupare adesso sono anche i temporali violenti che rischiano di aggravare il conto dei danni."
mappa della goeingegneria clandestina: l'Italia presenta il simbolo di una goccia ocn una X ovvero siccità indotta
Riportiamo un altro comunicato della coldiretti:
"Siccità, è stato di calamità nelle campagne italiane
E' stato di calamità nelle campagne italiane a causa della siccità. Dopo la richiesta di riconoscimento avanzata da Coldiretti, la quale ha calcolato un bilancio dei danni superiore al mezzo miliardo di euro, il Ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha annunciato che “ci sono delle zone del paese dove molto probabilmente sarà dichiarato lo stato di calamità naturale e i tecnici del mio ministero stanno lavorando per individuarle”.  Secondo un monitoraggio della Coldiretti, il caldo e la siccità hanno già tagliato i raccolti con forti cali della produzioni. Per il mais si stima una riduzione dei raccolti del 25-30 per cento a livello nazionale con punte dell’80 per cento nel Polesine e del 50 per cento nel Padovano. Male anche la soia, con un calo del 30-40 per cento nelle regioni settentrionali  (dove si effettua la quasi totalità della coltivazione) con punte dell’80-100 per cento nel Polesine.  Per il girasole la produzione dovrebbe diminuire del 20 per cento a livello nazionale, soprattutto nelle Marche e in Toscana, mentre rischia di essere dimezzata la barbabietola da zucchero, con un crollo sino al 50 per cento nelle regioni del Nord a seguito del calo della resa nelle aree del Veneto e dell’Emilia-Romagna dove non si è potuto irrigare.  Situazione preoccupante pur per il pomodoro, con un -20 per cento del raccolto in tutte le aree di produzione nazionale con punte del 25 per cento nel Mezzogiorno. Anche la vite è a rischio se dovesse permanere il caldo. E’ prevista una produzione molto contenuta rispetto alla media.  Per il latte si teme una minore produzione  a livello nazionale del 10-15 per cento con punte del 30-40 per cento in Toscana dove si registrano maggiori costi del 70-80 per cento per carenza foraggi mentre in Piemonte le mandrie sono costrette a lasciare gli alpeggi con un mese di anticipo.  Riduzione della produzione pure per gli ortaggi dove non è stato possibile irrigare. In Abruzzo secondo la Coldiretti calo del 30 per cento della produzione di patate e carote. Ma gli effetti del caldo non stanno risparmiando neppure uova e miele."
Si tratta quindi di una importante dimostrazione secondo cui la fauna selvatica non arreca impatti gravi sull'agricoltura (come dimostrato da molti dati ufficiali e articoli scientifici) ma il problema principale è in realtà politico e militare. Purtroppo non è possibile sparare agli aerei quindi le lobbies venatorie continueranno a mentire e lo faranno pur sapendo la verità.

mercoledì 29 febbraio 2012

NUTRIA BUSINESS

Qui di seguito vengono riportati alcuni estratti da riviste, libri, articoli relativi all’allevamento del castorino sia in Italia che presso altri Paesi. Questa raccolta dati vuole essere una dimostrazione di come i castorini (le nutrie) siano state e siano tutt’ora una fonte di guadagno economico che coinvolge diversi settori.


Motivi per allevamento castorino: “fa guadagnare bene” [Casa del Castorino]


Cappelli di pelliccia di nutria. I più bei cappelli del mondo sono fabbricati in America e i migliori cappelli americani provengono dalla pelliccia di nutria.


Nutrie erbivore rilasciate da un allevamento di pelliccia


Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.


Mcllhenny ha rilasciato un grande numero di nutrie in Louisiana. La prima importazione di nutria in USA fu fatta nel 1899. La prima registrazione in Louisiana nel 1933 quando Susan e Conrad Brote fondarono un allevamento di nutria in Abita Springs, che chiuse dopo soli 4 anni, vendendo alcune nutrie e rialsciando le altre. Un altro allevamento di nutria fu costruito in St. Bernard Parish da Mcllhenny con la sua prima nutria nel 1938. Successivamente la popolazione di nutrie in cattività di Mcllhenny crebbe superando i 500 esemplari e molti furono deliberatamente rilasciati in natura. Tutte le rimanenti nutrie allevate furono rilasciate nel tardo 1945. […] L’introduzione di un animale esotico da pelliccia era incoraggiata e promossa dal direttore del Dipertimento di Conservazione degli animali selvatici e da pelliccia della Louisiana.


Nutrie e capibara sono stati entrambi importati per la loro pelliccia. Nutrie e capibara sono divenuti specie naturalizzate come risultato di fughe o rilasci da aziende faunistico-venatorie o da allevamenti da pelliccia. […] La nutria è stata importata e rilasciata diverse volte nei primi anni del 1930 ma non riusci mai a naturalizzarsi. La prima introduzione che ebbe successo avvenne nel 1938 quando furono acquistati tra i 12 e i 20 esemplari per l’industria della pelliccia.


Le nutrie sono state apprezzate per la loro pelliccia nel 1800. Dapprima furono importate in California nel 1899 per la pelliccia appunto e poi furono rilasciate per controllare le piante infestanti intorno alla metà del 1900. Gli allevatori di animali da pelliccia importarono le nutrie a Washington nel tardo 1930 e in Oregon nel 1937, e nel 1941 in entrambi questi Stati si naturalizzarono le prime colonie di castorini. […]


Ashbrook (1948) ha descritto un caso di fuga accidentale e 2 altri casi in cui le nutrie furono rilasciate intenzionalmente dagli allevatori e imprenditori di pellicce in Washington. […]


La nutria (Myocastor coypus) un largo, neotropicale, roditore semiacquatico, fu intenzionalmente rilasciato in Louisiana, nelle marcite, negli anni 1930 per favorire la loro moltiplicazione (riproduzione) per poi investire nella loro pelliccia. […]


Alcuni individui sono scappati o sono stati rilasciati da piccole aziende a conduzione famigliare per la produzione di pelliccia di castorino. […]

Qui la Nutria compare tra gli animali utilizzati per la caccia (attività venatoria).

Caccia: in passato campeggiatori e abitanti del posto cacciavano le nutrie con i cani, catturando o sparando gli animali dagli appostamenti galleggianti. La tecnica utilizzata oggi consiste nel sistemare le trappole lungo i percorsi che fanno le nutrie. Tale metodo è considerato abbastanza efficiente ma anche poco selettivo. La cattura delle nutrie mediante trappolaggio è diventata la principale attività economica delle persone che vivono in campagna durante la stagione venatoria.
Prodotti: la pelle di coypu (chiamata nutria in gergo commerciale) aveva un’alta domanda per l’industria della pelliccia. La carne, importante nella dieta delle popolazioni indigene, viene ora occasionalmente mangiata dalla gente o usata come cibo per cani.
Le pellicce di nutria cacciate illegalmente nel Sud del Brasile finiscono sul mercato nero attraverso l’Uruguay o l’Argentina. […] la caccia alla nutria offre lavoro ed entrate economiche alle popolazioni rurali e materiale da lavorare per l’industria della pelliccia, dando alla specie (la nutria n.d.r.) una certa importanza socio-economica.

La loro pelliccia (di nutria n.d.r.) ha portato soldi ai trappolatori. La loro carne (delle nutrie n.d.r.) era venduta come cibo per cani, visoni e altri animali. Le nutrie inoltre mangiano il giacinto d’acqua e altre piante che intasano i corpi idrici. Per anni il trappolaggio delle nutrie fu un grande business. Il mercato della nutria raggiunse il suo picco nel 1977. Più di 2 milioni di pelli furono vendute in quell’anno. Ma le vendite iniziarono a calare e i trappolatoi di nutria videro diminuire i propri profitti. […]

Le nutrie possono aumentare la loro attività riproduttiva in risposta a pressioni intensive di trappolaggio […]

L’industria della pelliccia su larga scala ebbe inizio negli anni 1920 in Nord America ed Europa in risposta alla domanda per pellicce specialmente pregiate e con diverse varietà di colorazioni. Furono cercati vari roditori per questo ma solo la nutria e il cincillà ebbero uno sviluppo industriale ed economico senza precedenti. Le nutrie inizialmente furono tenute in alloggi naturali mentre dopo la seconda guerra mondiale si intensificarono gli allevamenti industriali, soprattutto in Polonia e Russia, focalizzandosi sulla selezione di differenti colori da individui mutanti.

Nel 1943 l’allevamento della nutria fu intrapreso per incrementale la locale industria della pelliccia. Questa attività però non fu sempre remunerativa per tutti gli stabilimenti e le nutrie, alcune delle quali fuggite, furono inavvertitamente rilasciate dai proprietari terrieri.

La nutria fu introdotta presto. Nella prima parte degli anni 1950 i promotori della pelliccia di nutria importarono migliaia di animali che hanno venduto a 950 dollari a coppia. Gli allevatori si accordarono per comprare la prole a 380 dollari a coppia fino a quando sussistette questo mercato. Il mercato però presto si saturò e non ci fu più domanda di pellicce. Migliaia di allevatori di nutrie avevano effettuato sostanziali investimenti in questo settore. La situazione creatasi portò a rilasci illegali di un largo numero di animali che si naturalizzarono lungo i corsi d’acqua degli Stati del Pacifico.

Dopo che la nutria, roditore semiacquatico, fu introdotto dal Sud America in USA nel 1899 per l’industria della pelliccia, questo settore fallì e gli animali in eccesso furono rilasciati […]

[…] La nutria (Myocastor coypus) fu importata dal Sud America per la sua pelliccia e per fornire aiuto nel controllo della vegetazione. […]

(La nutria) oltre ad essere cacciata per la carne e la pelliccia […], i giovani castorini rivestono anche un ruolo come animali da compagnia (pet).

sabato 4 febbraio 2012

IL GIORNO DELLA NUTRIA (Myocastor coypus)

In Louisiana, presso uno zoo, il 02 febbraio è stato proclamato il giorno della nutria. Ciò deriva da un’antica tradizione. Il primo Giorno della Marmotta venne osservato a Punxsutawney, in Pennsylvania, il 2 febbraio 1887.  La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane.
Siccome in Louisiana non vivono le marmotte, è stato deciso di coronare la nutria T-Boy come animale metereologo, degno successore della marmotta Phil.
Ecco quindi le foto dei due simpatici protagonisti.
Da quest’anno quindi è proclamato anche in Italia il giorno della Nutria e sarà festeggiato ogni 2 febbraio!

sabato 22 ottobre 2011

L’ODISSEA BUROCRATICA DELLA NUTRIA

Su un documento relativo alla dichiarazione dei redditi delle società di persone fisiche del 2011 (ma anche degli anni precedenti), nello specifico all’interno delle tabelle dei redditi agrari in cui compaiono gli animali da allevamento, tra gli animali da pelliccia come lepre, cincillà e visone, compare (ancora) la nutria!

FIG. 1 – la nutria compare tra le specie a reddito nel modello Unico dell’Agenzia delle Entrate (2011 e anni precedenti)

Si decide quindi di telefonare alle Istituzioni competenti per avere una risposta alla seguente domanda: “è possibile allevare ancora oggi le nutrie come animali da pelliccia? E se si, quali leggi bisogna seguire?”
Scrivo una mail alla Camera di Commercio sia Nazionale che di Milano ma a tutt’oggi nessuna risposta. Ecco qui di seguito schematizzato l’iter che ho dovuto seguire per avere una risposta chiara a cui tutt’oggi le autorità competenti non hanno ancora saputo rispondere. 

Ci tengo a ringraziare comunque tutti gli Enti preposti per la loro gentilezza nel darmi indicazioni. Il problema infatti non sono loro ma il sistema burocratico che va assolutamente cambiato.

FIG. 2 – percorso burocratico per avere una non-risposta

Telefono all’Agenzia delle Entrate che mi rimanda all’Ufficio Legale dell’Agenzia delle Entrate, il quale mi consiglia di telefonare al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, però loro non si occupano di animali da pelliccia ma solo di bovini e foreste, quindi mi passano il CITES il quale però si occupa solo di specie in via di estinzione. Quindi mi comunicano il numero di telefono da chiamare relativo al centralino del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Telefono al centralino e dopo aver esordito con la seguente frase “le nutrie sono pesci?” mi consigliano di chiamare il Ministero della Salute. Quest’ultimo mi dispone due nominativi: un veterinario dell’Ufficio Benessere Animale e un responsabile del Ministero dell’Ambiente. Il primo mi comunica finalmente che a tutt’oggi in Italia è possibile allevare nutrie come animali da pelliccia, perché non sono autoctone e non sono in via di estinzione. La legge che regolamenta gli allevamenti di animali da pelliccia è la 146/2001, un recepimento della CE 98/58. Non ci sono però normative riguardanti le nutrie, ma solo un allegato sui visoni. Quindi non esistono regolamentazioni su come allestire e gestire oggi un allevamento di castorini.
Telefono al Ministero dell’Ambiente e la persona preposta, alla solita domanda, ha una reazione alquanto spropositata, per lui tutti gli animali esotici andrebbero uccisi! La reazione è comunque, in parte, giustificata perché se proprio a causa degli allevamenti di animali da pelliccia, diversa fauna esotica si è diffusa causando vari impatti (ma mai eccessivi a livello assoluto) agli ecosistemi, e comunque sempre e solo a causa dell’uomo, il fatto di poter potenzialmente allevare ancora le nutrie come animali da pelliccia, lascia assai perplessi. Il Ministero dell’Ambiente mi ha comunque consigliato, per sapere con esattezza se ci sia un divieto o meno di allevamento di nutrie, di contattare l’ISPRA.
L’ISPRA, dopo aver contattato l’Associazione Italiana Pellicceria, mi ha comunicato  non risultare in Italia esserci allevamenti di nutria (registrati) finalizzati alla produzione di pellicce. Per la produzione di pellicce o manufatti di nutria, gli operatori importano la materia prima dall’estero.

A tutt’oggi quindi, in Italia, la risposta alla domanda “è possibile allevare nutrie come animali da pelliccia?” è: “Si, No.” E da quanto si evince, possono benissimo esistere allevamenti non registrati di castorino e azioni di lobbies venatorie e/o agricole prospettate verso il commercio di pelli e carni di nutria proprio all’estero (ma temo anche in Italia). Non si spiegherebbero altrimenti le continue ordinanze senza base scientifica approvate al solo scopo di cacciare animali da pelliccia in natura.

Non solo, nel prossimo articolo verrà illustrato il business che si cela dietro questo fenomeno antropico.

mercoledì 10 agosto 2011

LA NUTRIA (Coypu o Castorino – Myocastor coypus) COME ANIMALE DOMESTICO DA COMPAGNIA (PET)

Forse non tutti si sono posti la seguente domanda: “perché la nutria si è diffusa così tanto dopo il fallimento della moda delle pellicce di castorino?”. Ancora meno persone sono in grado di fornire una risposta al quesito sopra citato. Ebbene, la nutria ha potuto diffondersi in modo capillare perché capillari e diffusi erano gli allevamenti di castorino, la maggior parte costituiti da piccole imprese private, sopratutto agricole, che non si iscrivevano ai registri delle camere di commercio ma che spesso, a fronte di facili guadagni, trasformavano in fretta e furia un pollaio in un allevamento di castorino, con tutte le conseguenze del caso.
La Nutria infatti è un animale molto forte, ovvero che si adatta a diverse condizioni e ne risulta molto facile l’allevamento.
In Sud America è anche considerato come perfetto animale da compagnia. Ebbene si, il castorino si presta egregiamente ad essere un animale domestico in piena regola.
Ma cosa lo rende adatto a questo ruolo? Detto in modo semplice è molto simile ad un coniglio domestico. Le caratteristiche che lo rendono un buon inquilino di casa sono diverse:
-  Affetto: la Nutria è in grado di dare moltissimo affetto e amore a chi se ne prende cura e identifica la o le persone della famiglia come proprio gruppo.
Fiducia: la Nutria, a seconda dei tempi che possono variare da individuo a individuo e da altre condizioni particolari, è in grado di stringere un rapporto di sincera fiducia tra lei e il suo “padrone”. Spesso questa fiducia viene traslata agli individui della specie con cui vive per cui sarà ben felice di accettare le coccole da altre persone e anzi si avvicinerà a loro per conoscerli ed essere accarezzata.
Docilità: la Nutria è un animale, un roditore, veramente tranquillo e docile appunto. Non manca però di mostrare la sua voglia di giocare, quasi simili a come fanno i gatti.
Intelligenza: la Nutria è un mammifero molto intelligente e anche un po’ testardo ma è proprio grazie a ciò che riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Sa cavarsela in diverse situazioni, sa comporre varie associazioni e una volta imparato un comportamento positivo diviene abitudinaria. La stessa cosa dicasi per i comportamenti di “divieto”. Sono in grado di imparare i “no” e altri toni che comunichino alla nostra Nutria ciò che non deve fare.
Dolcezza e Tenerezza: quando la si conosce da vicino la si impara ad amare per quello che è realmente: un autentico castoro sudamericano.
Interattività: la Nutria è in grado di interagire in modo attivo sia a livello comportamentale che a livello vocale con noi.
Pulizia: oltre ad essere un animale estremamente pulito a livello di “toilettatura” la Nutria è anche inodore, adatta a vivere in appartamento ma preferibilmente e auspicabilmente in un giardino con tanto di stagnetto.
Chi ha avuto modo di interagire da vicino per qualche tempo con questi roditori potrà confermare quanto sopra descritto. Non sono poche infatti le persone che mi contattano perchè hanno trovato una nutria orfana o ferita che necessita cure. Non solo in Italia ma anche in Europa ed in particolare in Polonia vi sono persone che normalmente possiedono una nutria come pet [1] o animale da compagnia.
Anche il famoso scienziato Molina già nel 1782 aveva descritto il Coypu (castorino o nutria) come animale da compagnia.



FIG. 1 – brevi estratti del saggio di Molina (1782) che descriveva la nutria o coypu come animale domestico. Quando indica che può mangiare d’ogni cosa, intende qualunque tipo di vegetali. In cattività un animale, qualunque esso sia, potrebbe mangiare davvero ogni cosa ma ciò non corrisponde alla situazione reale e naturale e pertanto non è degna di nota.

Altri autori storici e che ben conoscono questo docile animale lo hanno definito: socievole e giocherellone. Ciò, unito alla facilità nella gestione, è uno dei motivi per cui gli allevamenti del castorino si sono diffusi in maniera così capillare.

Negli anni 60 del Novecento, numerosi allevamenti di castorino sorsero in Italia e vi erano persone che si prendevano cura di cuccioli orfani adottandoli come animali da compagnia.

Nel 1983 in un programma televisivo una nutria salvata da un incidente fu eletta animale domestico dell’anno.




In Francia inoltre esiste il “Parc de Myocastorid” in cui le nutrie sono “l’attrazione” principale e le persone, soprattutto famiglie con bambini, si divertono a dar da mangiare ai castorini.




Oltre ad essere un nostro fedele amico, il Coypu si dimostra amichevole e giocherellone anche con le altre persone e con gli altri animali.
Attualmente in Italia la Nutria non è ancora classificata come “pet” ma fino a poco tempo fa anche il furetto non lo era.
Il Castorino non è specie CITES ed è fauna protetta. E’ vietata la detenzione salvo per i casi e le eccezioni previste dalla Legge.
Nel caso in cui una persona dovesse trovare una nutria orfana o in difficoltà ha il diritto (e il dovere) di prestarle soccorso. Una volta recuperata, dopo una prima visita veterinaria, la si può liberare in qualche oasi o area privata previi accordi con gli interessati. Se però il tempo di permanenza in casa (domesticità) si dovesse allungare e l’animale si fosse affezionato, ecco che subentra il fattore “affezione” appunto per cui le persone che lo hanno tenuto in custodia divengono a tutti gli effetti i proprietari ed automaticamente diviene animale da compagnia. Ciò è previsto dalla Legge che tiene conto appunto del benessere animale. Non solo, la stessa Legge vieta la re-immissione in natura (salvo specifiche autorizzazioni) dato che si andrebbe a configurare il reato di introduzione di fauna alloctona (esotica).
Chissà, forse tra pochi anni proprio il castorino potrà divenire un nuovo compagno di vita e si potrebbe associare questa alternativa come metodo “ecologico” di contenimento delle nutrie [2]. Siccome è scientificamente dimostrata l’inutilità e l’inefficacia dell’abbattimento (anzi in realtà è proprio l’abbattimento che causa un incremento del “problema nutrie”), trasformare la Nutria da specie “invasiva” a “pet” potrà per lo meno alleviare il fenomeno regalando oltretutto un sorriso in più a chi è solo.

[1] con ciò si intende rendere animali da compagna le nutrie presenti in natura e recuperate per diversi motivi. Non si vuole promuovere nessun tipo di attività o allevamento in quanto si andrebbe solo ad incrementare loschi interessi e ci andrebbero di mezzo sempre gli animali. Personalmente mi è stato anche chiesto se fosse possibile allevare nutrie per nutrire i serpenti. Ci tengo a precisare che è vietato ed illegale allevare questi animali per scopi di lucro.

[2] Quando la Nutria diverrà ufficialmente, anche in Italia, considerata animale da compagnia, ciò potrà portare benefici e vantaggi non solo da un punto di vista prettamente domestico ma anche a livello ecologico. La Nutria infatti è animale altamente territoriale e dato che la sua sterilizzazione risulta fattibile, e a costi paragonabili ad interventi simili per altri animali da compagnia, ciò potrebbe giovare al contenimento numerico ecologico della specie in determinati contesti. Ad esempio una persona che possiede un terreno con uno stagno, un laghetto, una cava, una roggia, un fontanile, ecc. potrebbe sposare questa prospettiva e oltre ad avere un simpatico amico vicino potrà contribuire nel suo piccolo ad una gestione ecologica locale della fauna ivi presente. La stessa cosa vale per i proprietari terrieri che amano la natura. Un gesto di amore verso il prossimo con un buon risparmio in termini economici senza impatti ecologici.
Per allietare la lettura e dimostrare che la nutria è a tutti gli effetti un roditore che ben si adatta alla vita domestica, ecco una galleria fotografica di Willy: